La Carta Europea dei Diritti delle Donne nello Sport è indirizzata alle organizzazioni e federazioni sportive e a tutti gli sportivi, ai gruppi di tifosi, alle autorità pubbliche, alle istituzione europee e a tutte quelle organizzazioni che possono aver un impatto diretto e indiretto sulla promozione dello “Sport per Tutti”, in particolare per incentivare campagne a favore delle pari opportunità fra donne e uomini nello sport.

“È importante sottolineare come questa Carta sia guidata dai valori universali di equità e intenda fornire delle misure specifiche per rinforzare le politiche per le pari opportunità.”[1]

Le organizzazioni sportive devono essere responsabili per l’implementazione di politiche di parità di genere e devono trovare strumenti utili alla promozione della partecipazione delle donne nello sport, a tutti i livelli.

Nel corso dell’ultimo secolo, le donne hanno lentamente ottenuto di unirsi ai ranghi degli atleti maschi, specularmente agli avanzamenti resi possibili dalle attiviste femministe nella società in generale. Nonostante ciò, molti ostacoli all’eguaglianza e alle pari opportunità restano ancora da superare.

Basta leggere i giornali sportivi, e soprattutto la stampa online, pieni di fotogallery, gossip e video che forniscono un’immagine della donna nello sport riduttiva: si guarda solo alla bellezza, al look, ponendo volutamente in secondo piano i meriti professionali e i risultati sportivi. Fra gli stereotipi e pregiudizi più comuni: le donne che praticano sport sono considerate troppo mascoline e poco femminili, sono inferiori e meno capaci degli uomini, sono artefici di uno spettacolo sportivo poco divertente e non degno di grande interesse. Se poi si considera come i media raccontano le stesse atlete, si può affermare che il connubio tra sport delle donne e stereotipi sessisti sia ancora fortissimo.

Le prodezze atletiche delle donne vengono sminuite da un’attitudine arcaica che ancora assimila le qualità naturali percepite di uomini e donne a dei tipici stereotipi di genere. Nella ginnastica, per esempio, gli uomini competono in eventi che mettono in risalto la forza fisica, mentre gli eventi femminili evidenziano grazia e flessibilità – si pensa che queste differenze rinforzino stereotipi di genere riguardanti le differenze “naturali” tra uomini e donne.

In più in molti sport olimpici, le donne non possono nuotare le stesse distanze, sollevare gli stessi pesi, o saltare le stesse altezze dei propri colleghi uomini. Un altro aspetto di discriminazione nello sport passa dai codici di abbigliamento imposti dalle federazioni sportive a tutti i livelli, anche alle giovani leve. Infatti l’abbigliamento sportivo per donne spesso sessualizza il corpo delle atlete senza tenere conto degli aspetti pratici a cui ogni tenuta sportiva deve rispondere, e per le donne senza tenere conto, ad esempio, delle mestruazioni.

[1] Carta Europea dei Diritti delle Donne nello Sport, p. 1

Questa tendenza alla sessualizzazione, che può condizionare le giovanissime ragazze proprio nella loro fase di crescita puberale e di sviluppo identitario, si ritrova anche nelle indicazioni sulle tenute da ginnaste e ginnasti nelle “Prescrizioni tecniche attrezzistica 2019” dell’Associazione Cantonale Ticinese di Ginnastica:

Sul campo di gara, durante la competizione, la tenuta dei ginnasti e delle ginnaste viene regolamentata nel seguente modo:

Maschile – Suolo e salti: pantaloncini corti

Anelli, sbarra e parallela: pantaloncini ginnici lunghi oppure pantaloncini corti.

Femminile – A tutti gli attrezzi è permesso solo il costumino sgambato Nessun tipo di pantaloncino sarà concesso.

Sul campo di gara i ginnasti devono indossare indumenti sportivi (maglietta o body, pantaloncini). È vietato rimanere a torso nudo sul campo di gara.[1]

Facendo uso delle facoltà di cui l’art. 142 LGC/CdS, chiediamo al Consiglio di Stato:

  1. al corrente che esistono delle prescrizioni di abbigliamento specifiche differenziate per sesso che non favoriscono la parità di genere, ma al contrario perpetuano le discriminazioni nelle società sportive?
  • allo scopo di “incoraggiare comportamenti che contribuiscano a radicare nella società i valori positivi dello sport e a combattere gli effetti collaterali indesiderati” (art.1, cpv. d della Legge Federale sulla promozione dello Sport) debbano favorire un’immagine della donna emancipata ed evitare di rafforzare stereotipi sessisti?
  • a direttiva precisa che inglobi anche la promozione della parità tra i sessi?

Tatiana Lurati e Gina La Mantia


[1] Prescrizione tecniche attrezzistica 2019, p. 5