Il Consiglio federale ha adottato un’ordinanza di durata limitata che disciplina la fase di test pilota per l’impiego dell’app denominata SwissCovid. Questa fase è scattata oggi, lunedì 25 maggio. L’app può essere utilizzata con le versioni più recenti dei sistemi operativi iOS e Android, le quali, con l’API per la notifica di esposizione ai contagi (Exposure Notification API) sviluppata congiuntamente da Google e Apple, prevedono una nuova interfaccia per l’applicazione SwissCovid. La Svizzera è così il primo Paese al mondo a utilizzare l’interfaccia di Google e Apple per il tracciamento di prossimità. Secondo un sondaggio, il 70 per cento della popolazione sarebbe favorevole all’introduzione dell’app.

Prendono parte al test pilota collaboratori dei due politecnici federali di Losanna e Zurigo, militari in servizio d’istruzione, collaboratori di singole unità delle amministrazioni cantonali e dell’Amministrazione federale e collaboratori di diversi ospedali e cliniche e di istituzioni e organizzazioni scelte. Il test durerà fino alla fine di giugno al massimo e servirà a individuare eventuali lacune tecniche e problemi a livello di usabilità o di processi medici prima che l’app venga messa a disposizione della popolazione svizzera.

Il tracciamento dei contatti, vale a dire la sistematica ricostruzione e interruzione delle catene d’infezione, è un mezzo fondamentale per impedire una nuova impennata dei contagi e tenere sotto controllo l’epidemia di COVID-19 sul lungo periodo. L’app SwissCovid completa il tracciamento classico dei contatti svolto dalle autorità cantonali. È uno strumento integrativo che promette di essere molto utile, poiché consente di avvisare per tempo gli utenti potenzialmente esposti a un contagio e di contenere così l’ulteriore diffusione del virus.

Tecnicamente l’app non consente di rilevare i dati di movimento di una persona, ma soltanto la sua prossimità, per una durata determinata, ad altri telefoni cellulari su cui è installata. Mediante i dati registrati non è quindi possibile risalire all’identità degli utenti.

L’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, il Centro nazionale per la cibersicurezza e la Commissione nazionale di etica sono concordi nel ritenere che quello decentralizzato sia l’approccio che meglio risponde all’esigenza di garantire la massima sicurezza nella protezione della sfera privata. Non appena l’emergenza coronavirus sarà superata, il sistema sarà disattivato.

L’opinione della popolazione

Alla fine di aprile l’UFSP aveva incaricato l’istituto di ricerca Sotomo di svolgere un sondaggio nazionale sull’atteggiamento della popolazione nei confronti dell’introduzione di un’app per il tracciamento di prossimità.

Stando ai risultati del sondaggio l’atteggiamento della popolazione è fondamentalmente positivo: il 70 per cento è favorevole all’introduzione dell’app. La maggioranza degli interpellati la considera un approccio per contenere la diffusione del nuovo coronavirus. L’elevato tasso di disponibilità a installarla sullo smartphone (59 %), rilevato senza grandi differenze in tutti i principali gruppi demografici, è l’espressione del radicamento dell’idea di solidarietà nella nostra società.

Una buona metà di questo 59 per cento, tuttavia, non è del tutto certa di volere installare l’app e risponde prudentemente «piuttosto sì». Dal sondaggio emerge però anche che la disponibilità a installare l’app cresce con la conoscenza delle sue funzionalità.

Test pubblico del sistema svizzero di tracciamento di prossimità

A chi utilizzerà l’app SwissCovid dovrà essere garantita la massima protezione possibile della sfera privata. Il grado di sicurezza dell’app dovrà dunque essere molto elevato. Per adempiere al meglio questa condizione, dal 28 maggio i codici sorgente del sistema svizzero di tracciamento di prossimità saranno messi a disposizione per un test di sicurezza a larga partecipazione (public security test). Esperti e persone interessate potranno così mettere alla prova il sistema.