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ARIPE – Lettera aperta per la giornata internazionale della famiglia

ARIPE Associazione per il Rispetto di un’Infanzia Pedagogicamente Equa

Scuola dell’infanzia frequentazione parziale o a tempo pieno – anno facoltativo e obbligatorio. Necessaria un po’ di chiarezza e di autonomia a favore delle famiglie.

Interrogazione

Il Concordato intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria (Concordato HarmoS), entrato in vigore il 1° agosto 2009, prevede che a partire dai 4 anni tutti i bambini frequentino obbligatoriamente la scuola dell’infanzia. In Ticino, la scuola dell’infanzia prevede una durata di 3 anni, il che significa che possono essere ammessi a titolo facoltativo i bambini che hanno compiuto i tre anni entro il 31 luglio.

Nel corso delle discussioni avute in Commissione scolastica e nel Plenum al momento della decisione sull’adesione del Cantone Ticino al Concordato, erano state fornite ampie garanzie in merito a una sua applicazione in modo flessibile, con in particolare la possibilità per i genitori di concordare frequenze a tempo parziale o progressive, ad esempio in un primo tempo solo la mattina, poi anche per il pranzo ed in seguito tutto il giorno.

L’allora Consigliere di Stato Gabriele Gendotti aveva assicurato che simile impostazione era conforme al concordato, tant’è che anche la Presidente della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) Isabelle Chassot aveva pubblicamente sostenuto che i Cantoni disponevano di ampio margine di manovra nell’implementazione dell’accordo.

Di fatto a livello federale sono poi state adottate soluzioni diversificate in merito alle modalità della frequenza obbligatoria; di regola negli altri Cantoni essa è limitata unicamente alla mattina e non vi è obbligo di frequentare la mensa sul mezzogiorno.

In Ticino tuttavia una direttiva della Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport (DECS) del 10 marzo 2017 prevede che anche gli allievi del primo anno obbligatorio, vale a dire gli allievi di quattro anni, devono passare al tempo pieno al più tardi entro la fine ottobre.

Di conseguenza a tutti i bambini viene imposta la frequenza completa, compresa la refezione sul mezzogiorno, già a partire dal mese di novembre del primo anno, senza di fatto lasciare spazio alle famiglie che desiderano poter trascorrere il pranzo o alcuni pomeriggi con i loro piccoli.

Lo scorso 12 marzo la sottoscritta Nadia Ghisolfi ha presentato la mozione “Modifica delle direttive sulla frequenza nella scuola dell’infanzia: per un vero accesso dei bambini di 3 anni alla scuola dell’infanzia”. Scopo della stessa, chiarire l’applicazione delle direttive sulla frequenza nella scuola dell’infanzia. Infatti, sebbene la possibilità di iscrivere o meno i figli alla scuola dell’infanzia a 3 anni resti un’opzione, e non un obbligo, chi decide di iscrivere i figli alla scuola dell’infanzia dovrebbe avere la possibilità di usufruire appieno del servizio scolastico, e non in maniera parziale – a meno di giustificati motivi pedagogici. Per queste ragioni, con la mozione citata si chiedeva l’adattamento/l’applicazione effettiva delle direttive sulla frequenza nella scuola dell’infanzia nel senso che l’obiettivo della frequenza a tempo pieno entro la fine di ottobre potesse valere per tutti gli allievi iscritti (obbligo/facoltativo). Nella mozione si specifica tuttavia che, nell’anno facoltativo, la famiglia poteva chiedere anche dopo ottobre di mantenere una frequenza a tempo parziale, con almeno 4 mezze giornate. Questa diminuzione dovrebbe però essere espressamente richiesta dalla famiglia (invertire quindi il processo che avviene attualmente). La scuola può proporre un inserimento più graduale per giustificati motivi pedagogici che devono essere presentanti alla famiglia tramite un colloquio (tra l’altro, questo avviene già oggi in quanto il ruolo del docente, nonché la sua valutazione, restano altrettanto fondamentali).

Questa mozione si riferiva espressamente ed unicamente all’anno facoltativo (3 anni). Anche a seguito di questa mozione, sono state sollevate alcune osservazioni e valutazioni circa la frequenza a tempo pieno per l’anno obbligatorio, quindi quello dei 4 anni. Sono inoltre emerse diverse notizie e prese di posizione, tra le quali anche quelle dei/delle docenti SI che hanno giustamente fatto osservare ulteriori aspetti relativi alla presenza dei bambini di diverse fasce d’età (con bisogni educativi diversi), nonché sul numero complessivo dei bambini presenti e delle ore di presenza educative richieste (comprese quelle sul mezzogiorno).

Da parte di diversi genitori viene inoltre pubblicamente avanzata la richiesta di rendere facoltativa almeno per i bambini di quattro anni la refezione e la frequenza pomeridiana, così da dare loro la possibilità di trascorrere dei momenti preziosi in famiglia, senza dover necessariamente sottostare all’obbligo di lasciare per ben 7 ore consecutive i propri bambini in tenera età fuori dal contesto familiare.

Se da un lato è importante che il Cantone garantisca la possibilità di frequenza completa a favore delle famiglie che la richiedono – e ciò già a partire dal terzo anno di età – appare altrettanto importante lasciare alle famiglie almeno nel primo anno una sufficiente libertà di scelta in merito alle modalità di frequenza (progressiva o parziale), senza il limite del mese di ottobre come sancito dalla direttiva dipartimentale.

Con la presente interpellanza, richiamato l’art. 97 LGC, chiediamo quindi al lodevole Consiglio di Stato:

1) In quanti e quali Cantoni aderenti al Concordato HarmoS la frequenza dei bambini nel 1° anno obbligatorio (4 anni) è obbligatoria su tutto l’arco della giornata? (mattina e pomeriggio)?

2)  In quali e quanti Cantoni aderenti al Concordato HarmoS la frequenza sul mezzogiorno è obbligatoria?

3)  In Ticino, in quante e quali sedi è obbligatoria la frequenza sul mezzogiorno?

4)  Se la frequenza a tempo pieno per i 4 anni non è un requisito esplicito del concordato HarmoS, perché viene imposta in Ticino?

5)  Non ritiene il Consiglio di Stato che permettere alle famiglie che lo desiderano di occuparsi dei propri figli a mezzogiorno o al pomeriggio anche nel primo anno obbligatorio (4 anni) possa permettere di organizzare e pianificare meglio anche il lavoro dei/delle docenti SI? (naturalmente frequenza minima regolare e rispettando termini di iscrizione precisi)

Nadia Ghisolfi, Luca Pagani, Claudio Franscella


Iniziativa parlamentare elaborata

Libertà di stare a mensa o a casa per gli allievi della scuola dell’infanzia

Il mondo del lavoro, quello della scuola, quello dell’infanzia e a non averne dubbi quello degli affetti e dell’accudimento dei figli sta cambiando.

Con questa iniziativa parlamentare elaborata vogliamo affrontare un tema, a prima vista marginale, ma di fatto essenziale per mantenere e promuovere il legame tra genitori e figli e rendere vivo il nucleo famigliare. La presentiamo anche perché sempre più genitori ce lo chiedono e le spiegazioni date ad un’interpellanza PPD non ci soddisfano.

L’organizzazione scolastica cantonale e comunale prevede giustamente un servizio di refezione scolastica capillare, efficace ed efficiente sul territorio cantonale, e questo per rispondere al bisogno oggettivo di conciliare lavoro dei genitori, griglie orarie e esigenze alimentari degli allievi. Tuttavia, questo ampio servizio impedisce, segnatamente presso le scuole dell’infanzia, a quei genitori che vogliono ancora consumare il pasto sul mezzogiorno con i propri figli di poterlo fare.

L’introduzione di Harmos che ha fissato l’obbligatorietà scolastica a partire dai 4 anni, ma non quella di mensa che esiste solo in Ticino, crea alcuni problemi nella sua applicazione concreta nella realtà quotidiana, dei genitori, dei docenti e dei bambini. Oltre a ciò il Ticino ha mantenuta l’obbligatorietà di frequenza continua (anche sul mezzogiorno), se non erriamo fissato per legge oltre 20 anni fa per gli allievi della scuola dell’infanzia come momento educativo e non alimentare. Non tutti i bambini a 4 anni sono maturi, pronti di passare un’intera giornata a scuola e di rimanervi anche a pranzo. Come non tutti i genitori sono contenti di dover affidare i figli piccoli al mattino e di ritirali al pomeriggio senza più vederli, soprattutto se uno o addirittura entrambi i genitori devono poi lavorare la sera o a turni.

Il momento del pasto sul mezzogiorno è per molti motivi e per molte famiglie un momento privilegiato e in certi casi unico per stare con i propri figli piccoli. Impedire questa possibilità con l’obbligo scolastico di rimanere a mensa non è corretto e per certi casi anche sconveniente. Non da ultimo l’importanza educativa durante i pranzo i familiari non sono da meno di quelli scolastici

Sappiamo che il buon senso di direzioni e docenti di alcune scuole dell’infanzia, permettono le eccezioni e vanno incontro alle famiglie; ma noi vorremmo che per una questione di parità di trattamento e di chiarezza per i genitori e la scuola, questa libertà di scelta fosse fissata e quindi garantita per legge.

Nel rispetto della libertà dei genitori, richiamata la legge sulla scuola dell’infanzia e sulla scuola elementare che rimanda alla legge della scuola quanto all’obbligatorietà di frequentazione della scuola; proponiamo quindi che la legge della scuola sia modificata come segue:

Legge sulla scuola dell’infanzia e sulla scuola elementare (del 7 febbraio 1996)

Età e obbligo di frequenza[10]

Art. 14[11]La scuola dell’infanzia accoglie i bambini dai tre ai sei anni di età. Le norme inerenti all’obbligo di frequenza sono indicate nella legge della scuola del 1° febbraio 1990

Legge della scuola (del 1° febbraio 1990)

Diritti dei genitori

Art. 55[76]I genitori hanno il diritto:

a) di essere informati sulla situazione scolastica dei propri figli;

b) di essere compiutamente informati sull’ordinamento dell’Istituto;

c) di presentare osservazioni al singolo docente o operatore scolastico specializzato, rispettivamente agli organi dell’Istituto, i quali sono tenuti a rispondere direttamente;

d) di proporre istanza d’intervento agli organi scolastici o alle autorità scolastiche immediatamente superiori contro le decisioni o l’operato dei singoli docenti, operatori scolastici specializzati o organi scolastici subordinati;

e) di partecipare alla vita dell’Istituto secondo le modalità stabilite dagli art. 41 e segg. della presente legge.

Nuovo f) di scegliere se beneficiare o meno per i propri figli che frequentano le scuole dell’infanzia del servizio di refezione scolastica offerto dalla sede

Sergio Morisoli per il gruppo UDC (primo firmatario)