FrenchGermanItalian

LIA. Andrea Genola – Il testo del mio intervento (a vostra disposizione) lasciato a Bellinzona.

- Google NEWS -

Onorevoli parlamentari buongiorno,
in primo luogo voglio ringraziarvi di avermi convocato dimostrando interesse per i 4601 cittadini che come me hanno firmato la richiesta di abrogazione della legge LIA. Legge LIA che già tre sentenze (delle circa 100 in divenire) hanno stabilita lesiva di due articoli costituzionali: il 27 che ci garantisce la libertà economica e il 95 che garantisce la libera circolazione all’interno della Svizzera e che le sentenze hanno descritto così: “…volto a favorire alcune aziende a discapito di altre…” (TRAM incarto 52.2016.592).

Mi permetto di ricordare che anche la commissione petizioni e ricorsi mi ha dato l’opportunità di esprimere la mia opinione. Infatti il 2 ottobre 2017 io, piccolo artigiano, con i miei soldi e il mio tempo, ero di fronte a loro nel tentativo di convincerli a buttare l’albo anti padroncini che doveva salvarmi. In contemporanea la direttrice dell’albo LIA (finanziato esclusivamente dagli artigiani) era a Varese all’Academy di Confartigianato “come lavorare in Ticino” a spiegare l’albo anti padroncini agli italiani. LIA; il fine giustifica il mezzo? A questa domanda, se ci riflettiamo sinceramente, a volte rispondiamo sì o no spesso a dipendenza del nostro tornaconto.

In questi anni di impegno per contrastare la LIA ho avuto molte dimostrazioni di questo umano difetto. Ho visto il 90% degli artigiani contrari alla LIA, ma contrari a manifestarlo pubblicamente per non irritare possibili clienti o compromettere il proprio tornaconto, ho visto artigiani contrari alla LIA solo fino a quando ne erano esclusi, ho visto artigiani favorevoli alla LIA solo fino a quando ne escludeva la maggioranza, ho visto artigiani sostenerla o meno senza conoscerla, perché informarsi correttamente è difficile ma soprattutto impegnativo. Un quadro sconcertante della società attuale che si limita a leggere i titoli dei giornali. Giornali che ci raccontano ciò che fa vendere perché fare informazione non è facile ed economicamente difficilmente sostenibile.

Questa superficialità di chi legge e di chi scrive fa diventare gli artigiani tutti ladri, secondi solo ai politici, i padroncini ladri del nostro lavoro e non esecutori dei nostri mandati, mandati i nostri giustificabili a differenza di quelli degli altri. Ma in questo marasma di umane miserie a farla da padrone è la rabbia, spesso anch’essa giustificata dal comportamento scorretto degli altri, perché noi preferiamo fare i giudici invece di assumerci le nostre responsabilità di cittadino ticinese.

Detto questo che assolve tutti e tutti condanna, io compreso, le 4602 firme contro la LIA raccolte da un signor nessuno quale sono, semplicemente con il passa parola e alcuni mail, su un argomento ostico ma pubblicizzato come la panacea di tutti i mali può lasciare indifferenti solo gli stolidi. Perché quelle firme sono la più bella manifestazione del sentimento peggiore per il futuro di una società civile e democratica, cioè il disincanto nei confronti della credibilità della politica, delle istituzioni e delle associazioni. 4602 firme che sono la reazione della gente all’esasperazione da parte di uno Stato che è sempre più invasivo, opprimente, costoso e burocratico a fronte di servizi meno efficienti e ad un’autorevolezza in caduta libera.

Prima di entrare nel merito della vostra gentile convocazione tengo a precisare che aspetto ancora risposta alla richiesta di un incontro con i gruppi parlamentari (come quello concesso ai sostenitori della LIA) inoltrata del gruppo “No LIA basta burocrazia” coordinato dall’avvocato Padlina, gruppo del quale faccio parte. Aspetto anche risposta a due raccomandate inoltrate al Consiglio di Stato, una del 2014 dove chiedono l’impegno alla promozione (a costo zero e senza carico burocratico) della campagna di sensibilizzazione su reciprocità e responsabilità sosTIeni, già largamente diffusa e apprezzata, l’altra del 00.00.2016 in qui chiedo alla LIA il rimborso dell’iscrizione 2016 e 2017 perché fatturata in modo discriminatorio solo a poche ditte operanti in Ticino. Ho letto sul vostro comunicato stampa del 20,06,18 che il vostro fine è quello di comprendere se esistano alternative alla mera abrogazione della legge. Ebbene a mio giudizio la LIA può essere solo ed esclusivamente abrogata. Tantomeno è salvabile il vero spirito della LIA, cioè l’esclusione “tout court” della concorrenza mediante artifizi che favoriscono alcune aziende a discapito di altre. Ricordo che del centinaio di ricorsi inoltrati nessuno è di ditte straniere, inoltre due categorie erano già ampiamente tutelate dalla concorrenza estera dalla SEFRI, dunque il provvedimento era evidentemente rivolto alla concorrenza interna.

Sono però anche convinto della buona fede della maggioranza delle persone che l’hanno voluta, anche se a dirla tutta, è una buona fede un po’ intrisa di una specie di “razzismo” alimentato però da chi chiamiamo a fare i nostri lavori perché sovente non rispetta le nostre regole.

Come i contratti CCL firmati da anni da 12 categorie sulle 13 toccate dalla LIA, CCL che le misure accompagnatorie impongono anche alle ditte estere. Ora quanto può valere l’opinione di un artigiano che doveva essere tutelato e aiutato dalla LIA, iscritto alla LIA da subito e come A, titolare di un’azienda famigliare alla terza generazione, solida, con la quarta generazione in formazione in un’altra azienda del ramo, che esclusivamente con il suo tempo e contro tutti quelli che contano, da anni si impegna per la sua abrogazione, lo lascio valutare da voi. Comunque io credo che la mia richiesta di ABROGAZIONE DELLA LIA valga almeno come quella delle altre 4601 persone che l’hanno richiesta con me tempo fa. Magari le 4602 richieste di abrogazione (senza se e senza ma) valgono meno di quella del Consiglio di Stato ma solo perché la richiesta di abrogazione del Consiglio di Stato è il frutto di un attento esame supportato da ben due perizie col fine di trovare alternative astruse all’abrogazione.

Perché abrogare la LIA? Purtroppo nessuno di noi ha una settimana di tempo, perché tanto almeno ci vorrebbe per elencare e documentare tutti i buoni motivi per affossare la LIA. Una legge nata morta e che la “sistemazione” da parte dei servizi dello Stato per renderla almeno presentabile al parlamento ha trasformato in uno zombie. Infatti agli atti vi è la descrizione (sia del Consiglio di Stato che dell’avvocato e parlamentare Caimi) di ciò che sarebbe puntualmente avvenuto in seguito con le sentenze che l’hanno bocciata totalmente. Infatti oggi siamo qui a discutere della sua abrogazione e spero non di quella (mi si passi il termine) stupidaggine della LIAbis.

LIAbis presentata da chi nel frattempo si è rivelato poco credibile e scorretto. Perché a parte le manifestazioni di isterismo da fallimento, ad esempio l’andarsene da Espoprofessioni volontariamente per salvare la LIA, ritornando il giorno dopo (considerando la figuraccia) giustificandosi dicendo che non è giusto penalizzare i giovani. Però sono proprio solo i giovani ticinesi e solo a causa della LIA, a non avere più la possibilità di aprire una propria attività dopo il conseguimento di un diploma (unico caso in Svizzera).

Oppure denigrando in TV il gioco sosTIeni l’economia, presente a Espoprofessioni con lo scopo di sensibilizzare alla responsabilità personale e alla reciprocità dando visibilità al mondo associativo ticinese e imponendo la riflessione su alcuni semplici meccanismi economici.

SosTieni, che a differenza di altre campagne simili ma costose proposte da chi l’ha denigrata, è gratuita e può essere utilizzata da tutti. Persino in Italia sosTIeni è stata apprezzata perché trattasi di promozione lecita del Ticino e al contempo un invito alla correttezza. Scopi e principi che tutti voi condividete, infatti sosTIeni è già stata anche sui banchi del Parlamento e molti politici di tutti gli schieramenti l’hanno usata e spero la usino ancora e costantemente, anche se ha il “solo” difetto di essere frutto del tempo libero di chi contrasta la LIA. Perché per risolvere il problema padroncini basta non chiamarli, mentre per tutti gli altri problemi basta far funzionare correttamente tutto ciò che già esistente ed è profumatamente pagato da tutti (se dovesse funzionare tutto al 100% dovremmo smantellarne una parte perché si fermerebbe tutto quanto). Ma come dicevo questo è solo colore, come le minacce di dimissioni dalla presidenza LIA del pensionato UNIA che non le inoltra ma le ritira argomentando: “…non sono uso abbandonare la nave quando affonda…”. Ambrosetti è anche presidente del AIC, organo che verifica che i lavoratori provenienti dall’estero nell’ambito della libera circolazione delle persone siano in regola con quanto prevede la legge svizzera ed in particolare i lavoratori distaccati (LDist) ed i Contratti Collettivi di Lavoro.

Lo stesso che parlava e parla per sostenere la LIA e la LIAbis, di giungla nell’edilizia perché assente da regolamenti e controlli, settore invece, e lo sapete benissimo, tra i più regolamentati con sindacati agguerriti e ben strutturati. Vero è che nel 2017 l’AIC ha effettuato 2155 controlli, il numero più basso dal 2014. Probabilmente perché a causa della LIA le notifiche e solo quelle (che ci dicevano chi, cosa e dove le ditte estere andavano a lavorare) sono diminuite, rendendo più difficile monitorare chi entra da noi.

Invece ritengo sia grave non verificare accuratamente l’amministrazione della LIA e l’agire della commissione LIA, come quella della sua direttrice e degli ispettori sul campo. Perché se la direttrice UAE e AM si è limitata ad auspicare al Quotidiano che i politici influenzino in qualche modo i giudici che devono sentenziare sulla LIA, la commissione LIA invece ha ignorato l’ordine del Consiglio di Stato di sospendere l’incasso, addirittura mettendo pressione alle ditte di pagare a breve, per evitar loro spiacevoli conseguenze.

È noto che al riguardo è intervenuta la COMCO presso il Consiglio di Stato sollecitando il rispetto della legalità. Io credo sia doveroso da parte vostra verificare come la LIA sia stata applicata prima di dare ancora credito a queste persone. Perché molti sono i dubbi sull’operato di quest’ultimi che non fanno bene alla credibilità dello Stato e delle sue istituzioni e per questo andrebbero chiariti. Come ad esempio, che nonostante l’obbligatorietà generale, il 2016 e il 2017 è stato fatturato solo a poche ditte che non saranno probabilmente rimborsate. Come mai molti ricorsi sono stati poi ritirati? E ancora, la concessione all’Italia del responsabile tecnico al posto del titolare in possesso dei diplomi necessari per l’iscrizione alla LIA è legale a tutti gli effetti? Oppure, la concessione (già applicata in precedenza ad alcuni) per il rinnovo 2018 di presentare un piano di rientro dei pagamenti degli oneri sociali al posto della prova del pagamento degli stessi, è legale? Insomma una sequela di “modifiche” o azioni volte non a far funzionare la LIA ma a farla sopravvivere, spero non solo perché il potere che essa mette nelle mani di pochi non è indifferente. Infatti non dobbiamo dimenticare le 85 aziende ticinesi (quanti posti di lavoro persi?) chiuse esclusivamente a causa della LIA o le circa 700 sospese in un limbo per lo stesso motivo. Io credo sappiate benissimo che un conto è propagandare l’albo anti padroncini e un’alta cosa invece è la LIA.

LIA voluta in primis dal presidente UAE, che alla bisogna dice di rappresentare tutti gli artigiani poi dice di avere scoperto che sono il doppio del previsto, ma il numero è sempre quello dichiarato al Gdp nell’ottobre del 2016. Il Sig. Rossi però non porta le prove di quanti dei solo circa settecento artigiani affiliati alla sua UAE voleva effettivamente la LIA, forse perché la sua maggioranza potrebbe anche corrispondere a soli 301 artigiani dei 4700 toccati della LIA? LIA voluta e sostenuta a spada tratta anche dai sindacati perché aiuta gli artigiani! È un po’ come se il WWF si facesse rappresentare dai cacciatori o viceversa per portare avanti le proprie rivendicazioni. Ora con tutto il rispetto delle associazioni citate, che ritengo necessarie perché contribuiscono al miglioramento della società, non posso esimermi dal dire che sia almeno auspicabile che ognuno resti fedele al suo compito e non guardi gli interessi di bottega, come fa chi chiama i padroncini.

Per questo dico che:

  • 1° l’UAE rappresenta solo il circa il 20% del totale degli artigiani ticinesi dei quali pochissimi di quel circa 60% con meno di 3 dipendenti, e comunque pochi anche di quell’80% con meno di 10 dipendenti.
  • 2° I sindacati UNIA e OCST che stimo quando fanno correttamente il loro lavoro fondamentale per tutelare gli interessi degli operai, comunque non mi rappresentano affatto. Come credo sia evidente che non rappresentino nemmeno tutti gli altri artigiani ticinesi, dunque non parlano a nome di quest’ultimi.
  • 3° Non si spiega come mai la commissione LIA che è totalmente ed esclusivamente finanziata dagli artigiani sia composta in maggioranza dai rappresentanti dei sindacati che di fatto ne detengono il potere decisionale. Dunque la commissione LIA non rappresenta affatto la maggioranza degli artigiani ticinesi, ma anzi un numero irrisorio.

Ora se aver votato la LIA è un errore lecito perché insito nel fare dunque assolutamente perdonabile, soprattutto se commesso in buona fede, non abrogare la LIA invece è a mio avviso e, soprattutto alla prova dei fatti, inammissibile e di conseguenza imperdonabile.

Ricordo che la LIAbis è già stata bocciata dalla COMCO, aprendo di fatto la strada a sicuri ricorsi che ci porterebbero a punto e a capo, con spreco di milioni e di tempo. Non capisco come si possa immaginare una LIAbis. Anche “ul Gigi da Viganel” si rende conto che i commissari LIA Rossi e Lurati e Co. hanno tolto dalla LIA quello che voleva già togliere il Consiglio di Stato nel 2016 per salvarla, esentando i confederati dal pagamento della tassa.

Cosa che allora aveva fatto insorgere proprio l’UAE che in sordina però l’ha poi in parte concessa. Proprio Lurati ci ha dimostrato che la LIA è inutile e dannosa, infatti a Patti Chiari riguardo a lavori mal fatti da un’azienda italiana a lui nota non iscritta alla LIA, mentre la LIA è in vigore, disse: “ …se ci fosse la LIA certe cose non succederebbero…”. Durante la trasmissione Falò a chi ha perso casa e azienda (unica in Ticino a produrre parchi giochi certificati UPI) consiglia qualche minuto dopo avergli negato per legge LIA il diritto di lavorare, di importare i giochi dall’Italia e poi montarli come fanno tutti gli altri.

Aggiungo che l’UAE ha cercato aziende disposte a inoltrare ricorsi al Tribunale Federale sulle decisioni del TRAM assumendosi i costi a differenza del centinaio contrari e spontanei. UAE che ha in corso un sondaggio tra i suoi associati in sostegno della LIA ignorato dai più. infatti lo hanno sollecitato, quale sarà il risultato e quanto sarà credibile visti i trascorsi lo lascio valutare a voi (alcuni associati me lo hanno fatto pervenire e il loro parere è l’abrogazione). Per questo e non solo, non si dovrebbe spendere ancora tempo e denaro per trovare soluzioni all’immediata abrogazione della LIA.

Perché la LIA (giudicata da 3 sentenze incostituzionale) è come “prima i nostri”, appunto in contrasto con la Costituzione. La differenza è che la LIA è stata voluta da pochi, tra i quali anche chi ha dovuto essere allontanato quasi subito dalla commissione LIA, o chi è salito agli onori della cronaca non certo per la limpidezza nel trattare gli affari con lo Stato, mentre “prima i nostri” è stata quasi plebiscitata dal popolo sovrano ma non per questo motivo anteposta alla Costituzione.

Prima di concludere voglio lasciare alcuni spunti di riflessione. Anders Chydenius 1765

Fra le migliaia di possibilità, la legge – sebbene sia la migliore possibile – è pertanto utile solo in un’unica circostanza, vale a dire quella per cui è stata concepita, ma dannosa in tutte le altre. In una società, più opportunità ci sono per alcuni di vivere sulla fatica degli altri, meno questi stessi altri possono godere dei frutti del loro lavoro e più si affossa la laboriosità. I primi diventano arroganti, mentre i secondi diventano disperati ed entrambi negligenti. Un’unica legge, vale a dire quella di ridurre il numero delle nostre leggi, è da allora diventata una materia di lavoro piacevole per me, la quale voglio altamente raccomandare come principale e più importante, prima che ne siano inventate di altre nuove.

Prof. Giulio Zanella Università di Bologna 2010

  • 1° La regolamentazione economica è molteplice e ogni pezzo di legislazione persegue obiettivi diversi e indipendenti. Questa frammentazione crea necessariamente un sistema scriteriato e quindi, molto probabilmente, dannoso.
  • 2° Nessuno statista e nessun regolatore possiede sufficiente conoscenza per organizzare l’attività economica in modo da massimizzare la ricchezza della nazione.
  • 3° Anche se lo statista e il regolatore possedessero tutta la conoscenza necessaria, i loro incentivi non sono necessariamente allineati a quelli della collettività.
  • 4° Infine, anche se gli incentivi fossero invece allineati, resta il fatto che anche la più perfetta regolamentazione cambierà sempre meno rapidamente delle circostanze economiche.

Io invece sosterrò sempre e a oltranza che non siamo poveri di leggi ma di uomini disposti a rispettarle. In presenza di civiltà le leggi non servono mentre in assenza di civiltà le leggi sono inefficaci.

Sono consapevole di avere irritato tutti e magari di avervi anche fatto arrabbiare, per questo per farmi perdonare concludo usando le parole applaudite, evidentemente perché condivise da tutto il Ticino che conta, pronunciate dal presidente della Camera di commercio ticinese Martinetti alla 99° assemblea ordinaria del 14 ottobre del 2016. Cito fedelmente: “…La libertà economica è un diritto e non un privilegio inconfessabile concesso a pochi furfanti. La libertà d’impresa è la spina dorsale dell’attività economica e quindi, di riflesso, anche del benessere generale.

La libertà d’impresa non è però un lasciapassare in bianco. Per chi sbaglia devono esserci le giuste conseguenze civili, penali e amministrative, come per tutti. Negare però questa libertà fondamentale, e non ci stancheremo mai di ribadirlo, significa abbattere uno dei pilastri fondamentali della Svizzera moderna. Questa libertà sancita all’articolo 27 della Costituzione federale non vale meno delle molte altre libertà garantite dalla nostra Magna Carta e ha lo stesso scopo: proteggere l’individuo, in questo caso l’imprenditore, dagli abusi del potere statale.

Non dimentichiamoci che è proprio con questo scopo che sono nate le libertà fondamentali. Oggi mi sembra che ci sia una volontà diffusa di uccidere la libertà economica e imprenditoriale, viste quali nuove nemiche da abbattere in nome di più o meno confessabili lotte di potere politico… Di seguito …Comprendo che ogni tanto sia necessario un atto di forza per smuovere certe dinamiche politiche-partitiche, ma calpestare sistematicamente le regole del diritto svizzero in nome di presunti interessi superiori e vivere di “segnali” da mandare a destra e a manca, stravolge non solo le abitudini elvetiche, ma anche la certezza del nostro diritto, caposaldo di ogni sistema che si vuole funzionante e competitivo e che non può essere preso a schiaffi ogni tre mesi nelle urne o con decisioni avventate di Governo e Parlamento, magari belle da propagandare ma nella migliore delle ipotesi inutili ai fini della risoluzione dei problemi o addirittura controproducenti nella peggiore delle ipotesi.

Ogni riferimento alla Legge sulle imprese artigianali (LIA) non è puramente casuale…”. Vi ringrazio della comprensione e dell’attenzione che mi avete dedicato, come ho già detto in commissione petizioni e ricorsi, sta a voi decidere se scegliere di fare la cosa opportuna politicamente, o la cosa giusta abrogando al più presto la LIA, è una questione di coscienza.

Andrea Genola 11 luglio 2018 Bellinzona

- Pubblicità -

Le imprese ti attendono

Kevin Pomponi Tattoo Studio – Professionalità e uno stile unico a vostra disposizione!

I tatuaggi sono un bellissimo modo di mantenere un ricordo della propria vita inciso...

Ecomac SA: la passione per la cura dell’ambiente

È molto importante prendersi cura dell’ambiente che ci circonda: e la Ecomac SA lo...

Bernasconi Sandro Giardinieri – La cura del proprio giardino!

Un giardiniere in Ticino? Curare la propria casa o il proprio giardino non ha solo...