SPONSOR UFFICIALE ANNO 2020 E ANNO 2021

“No” all’iniziativa popolare a favore del divieto generale di dissimulare il viso nello spazio pubblico e “sì” al controprogetto indiretto destinato a precisare in quali circostanze è obbligatorio mostrare il volto per identificarsi. È questa la posizione del Consiglio degli Stati, che oggi era chiamato ad esprimersi su questa questione controversa.

Alla fine l’iniziativa lanciata dal Comitato di Egerkingen, già all’origine dell’iniziativa anti-minareti, è stata respinta dalla Camera dei cantoni per 34 voti contro 9 e 2 astenuti, mentre il controprogetto è stato accolto con 35 voti contro 8 e 2 astenuti. Secondo la maggioranza dei “senatori”, il testo, che prevede un divieto generale di dissimulare il volto in pubblico e ha nel mirino le donne che portano il burqa o il niqab, si spinge troppo lontano.

Nel caso in cui l’iniziativa venisse accolta, le soluzioni differenziate a livello cantonale non sarebbero più possibili. In particolare, i singoli Cantoni non potrebbero più nemmeno stabilire liberamente come procedere con le turiste da Paesi arabi che tengono il volto celato, hanno sottolineato vari oratori.

Inoltre la maggior parte dei cantoni hanno già disposizioni in materia di dissimulazione del viso, in particolare per lottare contro gli hooligan, ha ricordato la ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter.

Consapevole del fatto che la dissimulazione del volto può in singoli casi essere problematica, il Consiglio federale propende per una risposta mirata che prevede l’obbligo di mostrare il viso se necessario ai fini dell’identificazione come avviene ad esempio nei settori della migrazione, delle dogane, delle assicurazioni sociali e del trasporto delle persone, ha aggiunto Keller-Sutter.

Chi non dà seguito all’ingiunzione ripetuta di mostrare il viso verrebbe punito con la multa fino a 10’000 franchi. Stabilendo regole chiare a livello nazionale, si dovrebbero così evitare tensioni e garantire che le autorità possano adempiere i propri compiti.

ISLAMIZZAZIONE

Il dibattito in aula è stato acceso. Secondo Thomas Minder (Indipendente/SH), è necessario intervenire poiché la Svizzera deve far fronte a un’islamizzazione strisciante. A suo avviso, il controprogetto del Consiglio federale costituisce una soluzione placebo. “Il burqa e il niqab riflettono correnti fondamentaliste dell’islam e ciò non corrispondono ai valori della nostra democrazia”, gli ha fatto eco Peter Föhn (UDC/SZ).

Seppur per motivi diversi, Géraldine Savary (PS/VD) ha ammesso che il testo le poneva dei seri problemi di coscienza. In uno dei suoi ultimi voti a Berna, la socialista vodese che non si ripresenta per un ulteriore mandato alle prossime elezioni federali, ha preferito seguire i suoi valori femministi: “nessun Dio può esigere che le donne si debbano coprire con un lenzuolo nero”, ha dichiarato.

VELO INTEGRALE NON È UN PROBLEMA

La maggioranza ha però ritenuto che occorra risolvere i problemi legati al porto del burqa o del niqab in maniera mirata nella legge. Questa soluzione consente ai cantoni la scelta di legiferare autonomamente sulla dissimulazione del viso.

Inoltre, diversi oratori hanno sottolineato come il velo integrale non costituisca un problema in Svizzera e il fatto di sostenere un divieto senza nuance equivarrebbe a una misura discriminatoria contro i musulmani, contravvenendo alla libertà di religione e costituirebbe una violazione alla libertà individuale.

Dal canto suo, il “senatore” Filippo Lombardi (PPD/TI), pur essendo a favore del controprogetto, ha dichiarato che quest’ultimo non lo convince pienamente. “Sarà estremamente difficile, ve lo assicuro, difendere il controprogetto quando sarà sottoposto in votazione contro l’iniziativa”, ha detto il popolare-democratico ticinese.

Lombardi ha auspicato che “il Consiglio nazionale possa chinarsi a sua volta sul controprogetto e renderlo più adatto a contrastare efficacemente l’iniziativa popolare”, ricordando come in Ticino alla controproposta del Parlamento era stata preferita un’iniziativa simile a quella del comitato di Egerkingen.

TICINO E SAN GALLO

L’iniziativa, depositata il 15 settembre 2017 con 105’553 firme valide a corredo, non menziona direttamente il burqa, il niqab o altri veli islamici, ma chiede che su tutto il territorio nazionale non si possa più dissimulare il proprio volto nei luoghi pubblici. Eccezioni sono possibili soltanto per motivi inerenti alla sicurezza, alla salute, alle condizioni climatiche e alle usanze locali.

Attualmente, Zurigo, Soletta, Svitto, Basilea Città e Glarona hanno respinto questo divieto, mentre il Ticino e il parlamento sangallese lo hanno approvato.