Complice anche l’apertura di Alptransit, la concorrenza con Malpensa e una gestione poco lungimirante del CdA, LASA si presenta ormai come una società il cui rilancio non può strutturalmente avvenire in modo sostenibile. Ciò viene comprovato anche dai numerosi dati apparsi pubblicamente, basti pensare al declino irreversibile dei passeggeri dei voli di linea (circa il 95% dell’utenza totale), passati dai 180’668 del 2005 ai soli 88’517 del 2018. La stessa avventata strategia elaborata dal Comune, che anche assumendo come assodate tutte le precondizioni necessarie per il rilancio dello scalo, contemplava già un investimento per oltre 50 milioni e una perdita d’esercizio per ben almeno 12 anni, adesso risulta oltretutto superata dagli ultimi avvenimenti sfavorevoli. Dopo l’abbandono di Zimex, che sembra non essere mai stata interessata a impegnarsi con LASA, nonché il recente annuncio di Swiss, che conferma di rinunciare al volo Lugano-Zurigo, rileviamo perciò come gli scenari di rilancio auspicati si rivelino ancora più sconsiderati e irrealistici. Possiamo affermare inoltre che le svariate speculazioni sul futuro dell’aeroporto, apprese troppo spesso direttamente dai giornali, non hanno certo aiutato ad alimentare la fiducia attorno allo stesso.

In questo contesto si delinea con maggiore chiarezza una gravosa tendenza che ha coinvolto LASA negli ultimi anni, ovvero un contestabile foraggiamento a fondo perso dell’impresa da parte dell’ente pubblico, che su numerosi altri fronti piange invece miseria. Stiamo parlando di una SA in perdita da oltre 10 anni, che in questo periodo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di oltre 13 milioni per la gestione corrente e d’investimenti di quasi 24 milioni, senza con ciò vederne risollevata in alcun modo l’attività. Risorse cospicue che, vale la pena ribadirlo, si sarebbero potute destinare al potenziamento del trasporto pubblico, senza dubbio più prioritario di quello aereo. La spesa pubblica, inutile a dirsi, non deve sempre essere subordinata a un conseguimento di utili. Una delle condizioni affinché ciò possa comunque avvenire, ovvero un proporzionato soddisfacimento di un interesse pubblico della realtà deficitaria, nel caso dell’aeroporto non pensiamo tuttavia possa essere ritenuta. Ciò non soltanto a causa di una domanda sempre più scarsa del servizio, assorbita peraltro dalle cerchie più privilegiate della popolazione alle spese esorbitanti di tutta la collettività, ma anche di una mancanza d’interesse dimostrata nei fatti anche dall’economia e dal turismo. Di transenna, non possiamo dunque mancare di evidenziare il rischio di un risanamento compiuto sulle spalle dei contribuenti, al quale potrebbe fare seguito una cessione delle quote divenute così redditizie ai privati, che malgrado i proclami ora sembrano tutt’altro che risoluti nel volere partecipare a LASA.

Come Partito Comunista reputiamo inoltre imprescindibile tenere presente la destinazione d’uso alternativa che potrebbe venire attribuita al sedime attualmente occupato dall’aeroporto, il quale potrebbe ospitare progetti certamente più aderenti alle necessità di sviluppo della regione. Parliamo infatti di ben 37 ettari, che potrebbero venire dedicati ad esempio alla promozione economica, ad alloggi a pigione moderata e al verde pubblico, eliminando peraltro le notevoli ricadute ambientali negative derivanti dall’aeroporto (emissioni inquinanti e sonore, deturpamento del territorio, ecc.). Prospettive che tuttavia il Comune di Lugano, il Cantone e il CdA non hanno colpevolmente voluto analizzare, preferendo incaponirsi su altre ipotesi improbabili di rilancio. Parallelamente a ciò va aggiunta pure la trascuratezza data allo scenario di sola aviazione generale (senza quindi voli di linea), il quale avrebbe richiesto un minore impegno dell’ente pubblico, ma che è stato purtroppo elaborato e scartato in modo troppo ingeneroso. A fronte di un disastro annunciato continua insomma a verificarsi una dispendiosa mancanza di lungimiranza, che adesso rischia di complicare seriamente anche un’eventuale dismissione controllata dell’aeroporto.

Per questi motivi siamo contrari all’attuale piano di rilancio dell’aeroporto e, con esso, alla ricapitalizzazione di LASA e all’aumento della quota di partecipazione del Cantone. Nel contempo occorre però studiare degli scenari alternativi per l’aeroporto (a partire da quello di aviazione generale) e, qualora non dovessero rivelarsi sostenibili, programmarne una dismissione nell’ottica di assicurare durevolmente del valore aggiunto e dell’occupazione nel sedime. In ogni caso, al personale vanno comunque garantiti un solido piano sociale e un deciso sforzo di ricollocamento da parte dell’ente pubblico. In quest’ottica, invitiamo dunque la popolazione a sottoscrivere i referendum annunciati dal fronte progressista a livello cantonale e di Comune di Lugano, entrambi appoggiati anche dal Partito Comunista: diciamo basta allo sperpero di denaro pubblico nell’aeroporto!

Massimiliano Ay, Deputato in Gran Consiglio per il Partito Comunista.

Edoardo Cappelletti, Consigliere comunale di Lugano per il Partito Comunista.

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