That’s life: del vino d’un bicchiere c’è chi piange osservando la parte che manca e c’è invece chi sorride pregustando il piacere che gli verrà dall’assaporare la parte che resta; e c’è chi di una bicicletta usata e strausata vorrebbe solo disfarsi perché la considera alla stregua di un rottame mentre qualcun altro, in quel telaio ed in quelle ruote, intuisce e vede un’opportunità.

Nel caso l’argomento costituisca motivo di interesse, e con buona probabilità lo è per il 98 per cento dei nuclei familiari ticinesi laddove cioè si trova almeno una bicicletta, per delucidazioni e suggerimenti rivolgersi agli specialisti dell’“OpenLabGroup” di Lamone, dove fra le varie attività proprie del “makerspace” – è un luogo in cui vengono messe in comune le esperienze e le competenze proprie del “saper fare”; e si tratta, tra l’altro, della prima piattaforma completa su suolo svizzero – sta facendo faville un progetto di “rigenerazione” delle dueruote. “Rigenerazione”, come dire che il vecchio diventa nuovo; e vabbè, dirà qualcuno, che mai ci si starà vendendo di così particolare, più o meno tutti sono capaci di prendere una bicicletta e di scartavetrarla e di sostituire il “carter” e di cambiare il fanalino, no? Pardon, forse non ci siamo intesi: per “rigenerazione” è qui da intendersi proprio il transito del prodotto da una generazione all’altra. In pratica: la bici vecchia a sola trazione umana diventa una bici nuova grazie all’apporto di un propulsore elettrico. Bici elettrica, appunto, o per meglio dire bici a pedalata assistita, non più fenomeno da “trend” per benestanti delle metropoli statunitensi ma elemento proprio del salto di qualità che si sta vivendo a cavallo tra concetti di mobilità individuale “lenta” e di mobilità individuale “necessaria”.

Il ragionamento formulato all’“OpenLabGroup” di Lamone, volendosi ben vedere, è a sua volta una… rigenerazione: di biciclette con propulsore elettrico, cioè dotate di una batteria erogante elettricità da trasmettersi ad un motore applicato sul due ruote, si ha notizia almeno dall’inizio del secolo scorso ed anzi un primo brevetto (il primo per quel che si sappia, almeno) risulta registrato già nel 1895. Il limite funzionale dell’epoca, e dei tempi successivi almeno sino agli Anni ’90, era legato al peso degli accumulatori da trasportarsi, alla scarsa potenza, alla relativa durata della carica ed al relativamente breve ciclo di vita degli accumulatori stessi.

Ora, ed invece, una buona batteria montata garantisce autonomia per decine di chilometri, rapidità di ricarica, affidabilità ed eccellente connubio nei termini propri della pedalata assistita. Chi butti via una vecchia bicicletta dalla meccanica ancora decente, fanno capire all’“OpenLabGroup”, commette inconsciamente due errori: da una parte,  conferisce per lo smaltimento come rifiuto quello che è un bene materiale valido ed utilizzabile, con impatto ambientale negativo tutt’altro che indifferente; dall’altra, si nega il piacere del prolungamento d’uso di un veicolo – perché questa è la classificazione logica della bicicletta: un veicolo – cui è sufficiente l’incremento di dotazione. In traduzione corrente, non c’è bicicletta che non sia trasformabile in “e-bike”, ed in modo tale da garantire efficienza nel trasporto, sia esso legato al lavoro (tragitto casa-ufficio, tragitto casa-comunità), allo studio (tragitto casa-scuola), al tempo libero (escursioni, trasferimento “misto” a combinazione con treno o bus, ed altro) e persino ad attività di ordinario supporto al benessere (chi voglia, ad esempio, può regalarsi un autentico “cardiofitness” anche circolando lungo le strade del paese o, se ciò consente lo spazio, persino in andirivieni all’interno del cortile di casa).

Nel “makerspace” di via Girella 20 hanno tra l’altro luogo tutte le fasi dell’operazione: si arriva, si parla e si procede, dalla scelta del propulsore ideale secondo il mezzo alla vendita, dalla vendita all’installazione delle batterie, dall’installazione delle batterie all’esperienza pratica. Di più, l’offerta risulta funzionale a distinte esigenze, con tre livelli (normale, medio e “turbo”) di assistenza al pedale.

Il resto viene dalla tecnologia d’avanguardia, per un sistema che è emblema di sicurezza, garantito dal fabbricante e certificato. Non solo: è a prova di convenienza…