“Lascia sgomenti che la scuola sapesse cosa succedeva in quella casa ma non ha fatto nulla”. Queste sono le parole del Giudice Amos Pagnamente nel dare la lettura della sentenza e condanna a otto anni al Siriano che ha ripetutamente picchiato moglie e figli con atroce violenza. A inorridire e lasciare senza parole i presenti in aula penale nel corso dei due giorni di dibattimento non sono stati soltanto i fatti raccontati e ricostruiti dai diretti interessati ma anche, e lo ha sottolineato la Procuratrice pubblica Marisa Alfier che si è detta «basita», il fatto che le violenze vissute in quella casa di Novazzano fossero state raccontate a più di una persona in ambito scolastico. I due 20enni avrebbero infatti detto a docenti e altri adulti di riferimento di essere regolarmente vittime di violenze.
«A scuola sapevano almeno in sei, di cui quattro bene, ha detto Alfier nel corso della sua requisitoria, per questo saranno aperti dei procedimenti, queste persone avevano l’obbligo di segnalare i fatti».

A parte i procedimenti aperti, che logicamente avranno il loro iter, è pure da capire come voglia procedere il DECS con chi sapeva ma ho volutamente preferito tacere. Pertanto, dopo questa breve premessa chiedo quanto segue:

  1. Il DECS ha intenzione di sospendere chi all’interno della scuola ha volutamente taciuto i racconti e le richieste d’aiuto pervenute dai figli del siriano condannato per tre tentati omicidi?
  2. Il DECS è venuto a sapere solamente durante il processo di cosa non è stato fatto o non detto dalla scuola dei ragazzi picchiati violentemente dal padre? Se no, come si è prontamente attivato?
  3. Per questi casi di violenza esistono delle regole chiare che i docenti sono tenuti a rispettare? Se sì, quali?

Massimiliano Robbiani