Gli studi di impatto ambientale dovrebbero porre meno problemi alle centrali idroelettriche che desiderano rinnovare la loro concessione. Ne è convinto il Consiglio nazionale che oggi ha approvato – con 123 voti contro 63 e 3 astenuti – un progetto della sua commissione dell’ambiente e dell’energia del Consiglio nazionale.

Tale progetto traduce in legge una proposta contenuta in un’iniziativa parlamentare di Albert Rösti (UDC/BE). Il presidente dell’UDC vorrebbe che “l’esame dell’impatto ambientale consideri (…) lo stato dell’impianto precedente il rilascio della nuova concessione o delle modifiche previste” per evitare costi ingenti e un rincaro della produzione dell’energia elettrica.

STATO INIZIALE

Per la Camera del popolo, “il riferimento sarà ora lo stato al momento del rinnovo della concessione”, ovvero lo stato iniziale. Attualmente per rinnovare le concessioni che giungono a scadenza occorre un riesame completo degli impianti idroelettrici. Per le centrali la cui potenza installata è superiore a 3 MW, la legge sulle forze idriche esige uno studio di impatto ambientale.

Ma i pareri divergono sullo “stato iniziale” da prendere in considerazione. Come detto, la Camera del popolo propone di definirlo come “lo stato al momento del rinnovo della concessione”. “Questo punto è cruciale perché le concessioni sono attribuite generalmente per 80 anni. È quindi quasi impossibile risalire allo stato iniziale”, ha indicato Jacques Bourgeois (PLR/FR) a nome della commissione.

MISURE A FAVORE DI NATURA E PAESAGGIO

Una minoranza avrebbe voluto completare la legge affinché in occasione del rinnovo delle concessioni si esaminino misure proporzionate a favore della natura e del paesaggio. “Con tale testo il diritto di protezione dell’ambiente si applicherà soltanto ai nuovi impianti e non alle opere chiamate a proseguire la loro attività con una nuova concessione”, ha deplorato Silva Semadeni (PS/GR).

L’energia idroelettrica ha un grosso impatto ambientale sui corsi d’acqua, ha ricordato invano Bastien Girod (Verdi/ZH). Al momento del rinnovo delle concessioni, le aziende dovrebbero contribuire a misure di rinaturalizzazione. “Ma in questo caso il principio ‘chi inquina paga’ è completamente dimenticato”, ha aggiunto l’ecologista zurighese.

MARGINE DI MANOVRA PER I CANTONI?

Il Ppd ha chiesto un margine di manovra per i cantoni, proponendo che misure di rivalorizzazione proporzionate in favore della natura e del paesaggio possano essere ordinate o convenute in occasione del rinnovo delle concessioni. Questa aggiunta si ispira a una proposta del canton Vallese emessa in consultazione, ha spiegato Stefan Müller-Altermatt (PPD/SO).

Tale posizione è stata sostenuta anche dalla ministra dell’ambiente e dell’energia Simonetta Sommaruga: “si tratta di un compromesso equilibrato e che risponde a una preoccupazione dei cantoni”, ha spiegato invano la consigliera federale.

Il plenum ha però respinto tale proposta con 115 voti contro 71 e 3 astenuti. La consigliera federale ha già annunciato che questo aspetto sarà verosimilmente ridiscusso dal Consiglio degli Stati, che dovrà ancora esprimersi sull’intero dossier.