È in pieno svolgimento al Consiglio nazionale il dibattito sull’iniziativa popolare che chiede un congedo paternità di quattro settimane e il controprogetto indiretto che ne prevede “solo” due: una pausa da far valere dai neo papà nei sei mesi seguenti la nascita del figlio o della figlia.

Le discussioni dovrebbero protrarsi anche nel pomeriggio, tenuto conto delle numerose proposte di minoranza, inoltrare in particolare dal campo rosso-verde (ma anche dai Verdi liberali).

A nome della commissione, Philipp Kutter (PPD/ZH) ha ammesso che la situazione attuale non è più soddisfacente e che bisogna tenere conto dell’evoluzione della società. Un congedo paternità di due settimane rappresenta a suo avviso un segnale positivo lanciato ai giovani padri, affinché anche loro s’impegnino nella cura dei figli.

Il congedo di due settimane, ha spiegato, è flessibile e, soprattutto, sostenibile per la maggior parte delle piccole e medie imprese. Il costo di una simile soluzione, coperto dalle indennità per perdita di guadagno (IPG), sarebbe sopportabile: 229 milioni di franchi.

La commissione preparatoria raccomanda quindi di bocciare l’iniziativa e di optare per il controprogetto indiretto già accolto dal Consiglio degli Stati. Prima di giungere a un voto definitivo, il plenum sarà in ogni caso chiamato ad esprimersi su tutta una serie di proposte inoltrate da varie minoranze: dalla non entrata nel merito dell’UDC (soprattutto per motivi di costi e burocratici), a diverse varianti che chiedono un congedo paternità di 4 e 8 settimane.

Il campo rosso-verde e verde-liberale perorerà in aula un congedo parentale di lunghezza variabile – da 38 a 52 settimane – destinato sia alle madri che ai padri. Per Mathias Reynard (PS/VS), si tratta di elaborare un vero congedo per i genitori che non accolli alla sola madre tutto il peso della cura dei figli.

Queste soluzioni avrebbero comunque un costo ben maggiore (da 1,6 miliardi a 3,4 miliardi) al compromesso raggiunto in commissione, come ha avvertito Kutter.

Il dibattito continua.