In futuro, i cittadini di Stati terzi non soggetti all’obbligo del visto dovrebbero richiedere online un’autorizzione per viaggiare nello spazio Schengen. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, nonostante l’opposizione del campo rosso-verde. Il dossier è pronto per le votazioni finali.

Nessuna alleanza “tra opposti” quindi, come accaduto stamane, quando UDC, Verdi e PS (che si sono astenuti) sono riusciti a bocciare il progetto di legge volto ad adeguare il diritto elvetico agli ultimi sviluppi del Sistema di informazione Schengen (SIS), già approvato lo scorso giugno dalla camera dei Cantoni, che ora dovrà ritornare sull’argomento.

Questa volta, sempre per quanto attiene alla sicurezza e, in particolare alla lotta al terrorismo, la camera ha dato il suo benestare alla trasposizione nel diritto svizzero del regolamento sul Sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS), sistema simile a quello in vigore per chi intende recarsi negli Stati Uniti.

Questi viaggiatori, non soggetti a visto, dovranno richiedere online un’autorizzazione ai viaggi a pagamento prima di partire. Grazie a questa verifica preliminare, ETIAS dovrebbe migliorare l’efficacia dei controlli alle frontiere esterne, colmando le lacune esistenti in termini di informazione e sicurezza.

Come per il SIS, il campo rosso-verde ha perorato il rinvio del oggetto, invitando il Consiglio federale a trasporre in una legge (quindi attaccabile mediante referendum, n.d.r) le disposizioni incluse in ETIAS e non a livello di ordinanza di applicazione. La proposta di rinvio è stata però respinta per 109 voti a 67.

Per la consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi/TI), ETIAS non contribuirà a combattere il terrorismo, tanto più che molti autori di atti simili sono stati “creati in casa”. Inoltre, in futuro basterà un semplice sospetto per rifiutare l’entrata nello spazio Schengen, non l’esistenza di un reato, un elemento a suo parere che strapazza lo stato di diritto.

Per quanto riguarda l’UDC, il partito ha sostenuto il progetto in nome della sicurezza e del realismo, pur aggiungendo di avere sin dall’inizio, ossia 15 anni fa, guardato con sospetto, se non ostilità, al sistema Schengen in generale.