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Durante l’inverno gli animali selvatici adottano strategie particolari per sopravvivere. Per evitare di disperdere troppa energia si trasferiscono nelle zone di svernamento diminuendo gli spostamenti e rimanendo a lungo a riposo. Riducono inoltre il metabolismo e il ritmo cardiaco. Nei ruminanti il volume degli stomaci si riduce e il loro metabolismo si adatta al foraggio presente in natura in inverno.

L’intervento dell’uomo con qualsiasi tipo di foraggiamento è contro natura e può rivelarsi addirittura nocivo per gli animali stessi. Foraggiare gli animali con gli scarti di cucina, oltre ad essere vietato dall’Ordinanza sulle epizoozie, può causare disturbi gastrointestinali agli animali. Altri alimenti, come il pane secco, sono dannosi per i ruminanti ma pure per gli uccelli. Inoltre gli animali si abituano alle persone, entrano nei nuclei abitati, e si espongono a innumerevoli pericoli come le strade trafficate o le diverse tipologie di recinzioni che costituiscono in parte barriere invalicabili. Il foraggiamento crea inoltre concentrazioni innaturali di animali selvatici, sottoponendoli a inutile stress e amplificando il rischio di trasmissione di numerose malattie infettive, quali ad esempio la cheratocongiuntivite infettiva del camoscio di cui si riscontrano attualmente casi in alta Valle di Blenio.  

Per quanto possibile occorre evitare di invadere i loro spazi, il disturbo arrecato è fonte di stress e di inutile dispendio di energia nella fuga.  

L’Ufficio della caccia e della pesca del DT e l’Ufficio del veterinario cantonale del DSS ricordano dunque il divieto di foraggiare gli animali selvatici, in inverno ma anche durante il resto dell’anno, come disposto dal Regolamento sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (art. 52, lettera d). Nel caso di forti nevicate, inoltre, è opportuno demarcare le recinzioni pericolose con fettucce colorate.  

Repubblica e Cantone Ticino