SPONSOR UFFICIALE ANNO 2020 E ANNO 2021

La Svizzera è preoccupata per la grave situazione della sicurezza in Afghanistan. Visti gli eventi degli ultimi giorni, il DFAE ha temporaneamente chiuso l’Ufficio di cooperazione della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e ha fatto allontanare il personale svizzero da Kabul. Il 16 agosto 2021 sono atterrati a Doha gli ultimi tre membri del personale rimasti, che proseguiranno il prima possibile il viaggio verso la Svizzera. Altre tre persone avevano già lasciato Kabul. Per il personale locale del DFAE si sta cercando una soluzione che consenta anche a loro e ai loro familiari più stretti di lasciare l’Afghanistan.

Lo scorso venerdì sera la segretaria di Stato Livia Leu aveva annunciato in conferenza stampa che tre dei sei membri svizzeri del personale dell’Ufficio di cooperazione della DSC a Kabul avevano lasciato il Paese. Nel fine settimana anche gli altri tre membri del personale trasferibile rimasti sono partiti dall’Afghanistan. Dopo essere stati inseriti nel dispositivo di evacuazione dell’Ambasciata di Germania, domenica sono saliti, insieme ad altro personale internazionale, a bordo di un velivolo militare statunitense diretto a Doha, dove sono atterrati nelle prime ore del 16 agosto 2021. Rientreranno in Svizzera il prima possibile.

La Svizzera intende proseguire la cooperazione internazionale

Domenica mattina anche la DSC aveva temporaneamente chiuso il suo ufficio di cooperazione dato che, alla luce delle attuali circostanze, non sarebbe in grado di adempiere il suo mandato. Non si sa quando la DSC potrà riprendere le sue attività sul posto. Le necessità sono molte sia in Afghanistan che  nella regione, ha spiegato la direttrice della DSC Patricia Danzi. La DSC sta valutando come poter rispondere a questi bisogni con l’aiuto di partner locali e internazionali. I programmi in corso e quelli futuri saranno adeguati di conseguenza. «Anche in futuro manterremo il nostro impegno per l’Afghanistan», ha dichiarato Patricia Danzi ai media venerdì scorso.

Il personale locale ancora sul posto

I 38 membri del personale locale dell’Ufficio di cooperazione non hanno ancora potuto lasciare il Paese. Il DFAE sta lavorando alacremente, insieme a partner esterni e interni all’Amministrazione federale, per individuare soluzioni per il personale locale e i loro famigliari più stretti. Le circa 230 persone riceveranno un visto umanitario per la Svizzera, come annunciato venerdì ai media dal segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker: i collaboratori afghani dell’Ufficio di cooperazione potrebbero essere visti dai talebani come collaboratori dell’Occidente e rischiano pertanto la vita. Tuttavia, l’attuale situazione nella capitale afghana, e soprattutto all’aeroporto, rende difficoltoso il loro sfollamento. Il DFAE è in contatto permanente con il suo personale sul posto.
 
L’Ambasciata di Svizzera in Pakistan, competente per gli affari consolari in Afghanistan, è inoltre in contatto con le persone di cittadinanza svizzera che si trovano nel Paese (all’Ambasciata di Islamabad ne sono iscritte 26). Le cittadine e i cittadini che hanno bisogno di aiuto per lasciare il Paese sono pregati di rivolgersi immediatamente all’Ambasciata di Svizzera a Islamabad (islamabad@eda.admin.ch, tel.: +92 300 856 4052).

La Svizzera preoccupata per la situazione in Afghanistan

La Svizzera è preoccupata per la grave situazione della sicurezza in Afghanistan. L’elevato livello di violenza aggrava considerevolmente la sofferenza della popolazione afghana e incrementa il numero degli sfollati alla ricerca di sicurezza e protezione. La Svizzera condanna le presunte violazioni del diritto internazionale pubblico, tra cui anche i presunti crimini internazionali perpetrati, e sollecita tutte le parti coinvolte a rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani; vanno garantiti in particolare i diritti delle minoranze e delle donne e ragazze. Le cittadine e i cittadini, afghani e stranieri, che vogliono lasciare il Paese devono poterlo fare liberamente e senza ostacoli: le strade, gli aeroporti e i valichi di confine devono restare aperti per l’espatrio. Anche, e soprattutto, dall’aeroporto di Kabul deve essere possibile lasciare il Paese in modo sicuro e senza discriminazioni.