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Durante un incontro coi media in occasione del Locarno Film Festival il consigliere federale Alain Berset ha parlato delle sfide nel settore cinematografico. In aggiunta agli aiuti COVID per la cultura sono previsti sussidi specifici per il settore e la partecipazione al programma MEDIA rimane un obiettivo da raggiungere, dopo il mancato accordo quadro con l’Unione europea (UE). Fino ad allora, le misure compensative e gli accordi di coproduzione consentiranno di portare avanti le collaborazioni internazionali. Riguardo alla parità di genere, uno studio rileva che nel cinema svizzero vi sono disuguaglianze tra uomo e donna e delinea alcune misure da adottare.

Sin dall’inizio della pandemia la Confederazione ha predisposto provvedimenti specifici per sostenere il settore della cultura. Finora sono stati versati circa 360 milioni di franchi dalla Confederazione e i Cantoni per le misure COVID cultura. In ambito cinematografico l’Ufficio federale della cultura (UFC) ha anche adattato le misure di promozione esistenti, in particolare il sistema degli accrediti della promozione cinematografica legata al successo, e insieme alla SRG SSR, a Cinéforom e alla Zürcher Filmstiftung ha introdotto finanziamenti complementari che tengono conto dei ritardi accumulati nelle riprese e dei piani di protezione da predisporre.

L’impatto della digitalizzazione

La ripresa costituisce una sfida per il settore cinematografico: per i film svizzeri si tratterà di trovare posto nei cinema in un contesto di grande concorrenza internazionale con i film la cui uscita è stata posticipata. A tale scopo l’UFC sostiene la diffusione di 10 film svizzeri nelle sale cinematografiche e su piattaforme VOD (video on demand). Il cinema svizzero si dovrà inoltre riguadagnare la fiducia del pubblico, e per questo l’UFC cofinanzia insieme a Pro Cinema la campagna Back to the Cinema. La digitalizzazione sta trasformando l’intera industria cinematografica e avrà conseguenze sostanziali per il settore. Questa tendenza, accelerata dalla pandemia, mostra l’importanza di estendere anche alle piattaforme di diffusione online l’obbligo di investire nel cinema svizzero già valido per le emittenti regionali. La Svizzera disporrebbe così di strumenti equiparabili a quelli dei Paesi vicini.

Sviluppare collaborazioni internazionali

Un’altra sfida che si profila per il nostro Paese sarà poter continuare a sviluppare le collaborazioni internazionali. Nonostante il mancato accordo quadro con l’UE l’obiettivo rimane quello di partecipare al programma MEDIA. La Svizzera possiede un dispositivo efficace grazie alle misure compensative esistenti dal 2014 e porterà avanti anche la sua strategia internazionale basata su accordi bilaterali di coproduzione. Un accordo in tal senso con il Canada è peraltro in corso di sottoscrizione. Nel 2019 la Svizzera ha anche ratificato la nuova Convenzione del Consiglio d’Europa sulla coproduzione cinematografica, che semplifica le coproduzioni con i Paesi più piccoli.

Misure per promuovere la parità

A Locarno sono stati infine presentati i risultati di uno studio sulla parità di genere nel cinema svizzero commissionato dall’UFC nel 2020. Lo studio evidenzia che rispetto al 2014 le donne non sono più svantaggiate nella promozione cinematografica, ma mostra anche che nella creazione cinematografica professionale continuano a essere sottorappresentate e in alcune funzioni (regia, sceneggiatura e recitazione) guadagnano meno dei loro colleghi uomini (per dettagli v. scheda d’informazione allegata). Nella fascia oltre i 40 anni i protagonisti maschili dei film di fiction sono inoltre quasi il doppio di quelli femminili. Lo studio delinea possibili misure per promuovere la parità di genere nel cinema svizzero, come migliorare le condizioni di lavoro, esaminare e rispettare la parità salariare, consolidare ulteriormente la conciliabilità tra lavoro e famiglia e portare avanti le misure di sensibilizzazione già introdotte.