Bisogna lottare contro l’impunità in caso di crimini commessi a livello internazionale mediante armi biologiche o altri sistemi d’arma che rendono difficoltose le cure. Ne è convinto il Consiglio nazionale che oggi ha approvato (106 voti a 57) i nuovi emendamenti allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale. Il dossier va agli Stati.

Lo scopo di tali emendamenti è di estendere la giurisdizione della Corte penale, in modo da consentirle di perseguire quale crimine di guerra anche l’uso di armi biologiche, laser accecanti e che feriscono mediante schegge non localizzabili mediante i raggi X. Questa estensione era stata decisa dagli Stati membri dello Statuto di Roma nel dicembre del 2017.

Le norme elvetiche hanno dichiarato punibile l’uso di queste armi già nel 2011 e l’utilizzo è vietato anche a dal diritto umanitario internazionale, ha sottolineato a nome della commissione Giovanni Merlini (PLR/TI). Gli emendamenti riaffermano questi divieti, dichiarando gli atti in questione punibili come crimini di guerra anche davanti alla Corte penale.

Con la ratifica degli emendamenti, la Svizzera fornirebbe quindi un contributo alla prevenzione dei crimini di guerra e al miglioramento della protezione sia dei civili sia dei combattenti “contro crudeltà esecrabili”, ha spiegato il consigliere nazionale ticinese.

La Corte penale internazionale è un’istituzione permanente con sede all’Aia, competente nel giudizio dei reati più gravi che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme. L’atto giuridico internazionale che la istituisce è lo Statuto di Roma del 17 luglio 1998, ratificato dalla Svizzera il 12 ottobre 2001 e che nel frattempo conta 122 Stati Parte.