L’odierna decisione cantonale di autorizzare la ripresa delle attività nei cantieri e nelle fabbriche lascia di stucco. Da lunedì 20 aprile, i tre quarti delle attività, rientreranno nella normalità, come nulla fosse. Gli assembramenti nelle pubbliche piazze o nelle vie con più di cinque persone continueranno a restar puniti, mentre le centinaia di persone al lavoro in luoghi chiusi come le fabbriche, saranno autorizzati. Dietro tutto ciò, vi è l’ipocrisia di fondo secondo cui, se le norme di sicurezza sono rispettate, si può lavorare. Ipocrisia, perché quel che manca sono i controlli. 

Saranno direttamente le direzioni lavori o rispettivamente la committenza a dover vigilare sia sul rispetto delle raccomandazioni emanante dall’ufficio federale della sanità come sul  numero delle persone presenti al lavoro. Un po’ come mettere la volpe a guardia del pollaio… Un compito che avrebbero potuto assolvere le organizzazioni sindacali e i loro attivisti in via subordinata i vari enti ispettivi. E mentre il Gobbi incita la popolazione alla delazione e brama dall’inviare i poliziotti nei giardini per contare i partecipanti alle grigliate, di controllare quel che succede con cognizione nelle fabbriche o cantieri, nessuno se ne preoccupa. Perché questo è il problema, e l’ipocrisia non lo cancella. 

Non puoi costringere le persone a scegliere tra salute o lavoro. Perché questo è il dato di fatto, la triste realtà. Non siamo tutti sulla stessa barca. A decidere quanto e come far lavorare gli operai nelle fabbriche, sono i dirigenti al telelavoro. Ma se un lavoratore osa denunciare la mancata sicurezza, si può star purtroppo certi che ben pochi dietro il rassicurante teleschermo, lo ascolteranno. La gran maggioranza, ne ordinerà il licenziamento. In un paese sprovvisto di tutele per il dipendente che denuncia illegalità sul posto di lavoro, in un paese dove vige l’obbligo di preavvertire le aziende sui controlli della Suva, in un paese dove vige l’omertà dell’ispettorato del lavoro perché non informa le vittime (i lavoratori)dei reati subiti, in un paese dove i politici che contano sono legati a doppio filo ai caporioni dell’economia (invece di parlamento di milizia, per molti si deve parlare di parlamento di   mercenari), l’eguaglianza sul posto di lavoro del diritto alla salute del dipendente è una grande, enorme, fake news.

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