Nel corso dell’ultima seduta, il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), ha licenziato il Messaggio per la creazione delle basi legali volte ad attuare l’iniziativa parlamentare generica per l’applicazione della priorità indigena presso le istituzioni sociosanitarie finanziate con contratto di prestazione.

Dopo il voto popolare del 25 settembre 2016, la Commissione speciale per l’attuazione dell’iniziativa popolare “Prima i nostri” ha presentato sei iniziative parlamentari elaborate per la codifica del principio della preferenza indigena nelle assunzioni presso i diversi enti parastatali e presso le aziende dei trasporti pubblici. Parallelamente ha presentato un’iniziativa parlamentare in forma generica per introdurre il medesimo principio nelle istituzioni finanziate dal Cantone tramite contratto di prestazione, essenzialmente nel settore sociosanitario. Tutte queste iniziative sono state accolte nella seduta parlamentare del 21 febbraio 2018, al contrario di quella ulteriore che proponeva l’applicazione della priorità ai residenti con validità generalizzata all’intera economia.

Notoriamente sul mercato del lavoro nell’ambito sanitario e sociosanitario non vi è un problema strutturale di disoccupazione o di sostituzione con personale non residente, quanto piuttosto di insufficiente manodopera indigena, nonostante gli sforzi congiunti delle istituzioni formative e delle strutture sanitarie. Questa situazione non preclude di
proseguire l’impegno per collocare prioritariamente il personale residente laddove in possesso delle necessarie qualifiche, al di là dell’attenzione già dimostrata dalle strutture e della sensibilizzazione svolta dal Dipartimento della sanità della socialità ben prima del
voto popolare.

A differenza degli enti toccati dall’accoglimento delle iniziative elaborate, in cui la prescrizione ha carattere teorico nella misura in cui già in precedenza non erano in sostanza occupati collaboratori frontalieri, nei settori sociosanitari ha un impatto reale. Si stima infatti che nel centinaio abbondante di enti interessati, in un settore che conta all’incirca 25’000 addetti, siano all’incirca 400 i casi di nuove assunzioni di operatori
frontalieri per anno.

È quindi necessaria l’applicazione di una procedura che permetta di rispettare l’iniziativa accolta dal Gran Consiglio, salvaguardando tuttavia nel contempo l’autonomia di gestione degli enti assoggettati senza privarli di competenze professionali accresciute e evitando nel contempo eccessivi oneri burocratici. In questo senso il Messaggio licenziato in data odierna, con la codifica nelle diverse leggi settoriali della normativa già introdotta per gli enti parastatali, propone che prima di assumere un qualsiasi collaboratore non residente, gli enti sociosanitari finanziati dal Cantone con contratto di prestazione saranno tenuti a notificare il posto vacante agli Uffici regionali di collocamento (URC), da cui riceveranno poi segnalazione di eventuali candidati corrispondente al profilo cercato. In pratica, la procedura proposta è analoga a quella dell’obbligo di annuncio dei posti vacanti introdotta per l’attuazione dell’iniziativa popolare federale contro l’immigrazione di massa, a prescindere tuttavia dal tasso di disoccupazione nella categoria professionale ed unicamente laddove è prospettata l’assunzione di un collaboratore non residente in Svizzera.