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“A tutta la popolazione è richiesto di ridurre al minimo necessario gli spostamenti” e “tutte le altre attività dell’economia privata [oltre a quelle essenziali] riducono le proprie attività limitandole al minimo indispensabile”. Questi i passaggi salienti, condivisi dal sindacato, delle risoluzioni governative adottate sabato scorso. Che hanno profondamente modificato il modo di vivere e messo in situazione di legittima preoccupazione una parte importante della popolazione e del tessuto economico del cantone. Che ne hanno messa sotto pressione un’altra, chiamata a svolgere le famose “attività essenziali” (sanitarie in primis, ma anche di trasporto, di vendita di alimentari e di informazione alla popolazione, tra le altre). Ma che non hanno minimamente scalfito alcuni che hanno continuato a lavorare come se niente fosse. Anzi, il più delle volte … a far lavorare gli altri! Ora il Cantone ci riprova, giustamente, con il “lungo ponte” di San Giuseppe. Il sindacato monitorerà con attenzione le attività che si svolgeranno nei prossimi giorni, per capire se finalmente presa di coscienza ci sarà, a tutti i livelli. O se invece, ancora una volta, gli interessi economici saranno troppo spesso anteposti a quelli sanitari…

Ancora una volta, il sindacato ricorda che vi sono oggi due priorità assolute: protezione della salute e protezione del reddito, di tutte e tutti. Quindi, di nuovo, rinnoviamo il nostro appello alle autorità cantonali e federali: chiusura immediata di tutte le attività economiche non essenziali, e presa a carico da parte di aziende (in primis) e stato (laddove necessario) delle perdite salariali e di reddito subite dalla popolazione: salariati, lavoratori indipendenti, artigiani e piccole e medie imprese in priorità. Lavoro ridotto subito e in modo da coprire i bisogni del numero massimo possibile di lavoratori e lavoratrici da una parte, fondi straordinari disponibili da subito per tutta quella parte di realtà produttiva che resterebbe esclusa dalla prima possibilità. Il tutto, con l’urgenza dettata dall’avvicinarsi della fine del mese, con relativa responsabilità di pagamento dei salari. Negli ultimi giorni, il sindacato ha potuto constatare decine di infrazioni anche molto gravi alle direttive del cantone, in materia di sanità pubblica come di diritto del lavoro, ma anche gesti virtuosi di aziende che hanno preso coscienza della situazione chiudendo spontaneamente le loro attività produttive. Diverse urgenze sono però sempre senza risposta, e sono per il sindacato le priorità assolute sulle quali le autorità dovranno dare risposta prima della ripresa di lunedì prossimo. Per questa ragione, il sindacato chiede:

Che sia fissato un tetto massimo di persone per i commerci di alimentari che saranno chiamati a continuare la loro attività nelle prossime settimane, partendo dalla cifra di 50 (dipendenti compresi) stabilita per ristoranti e alberghi nei giorni passati (numero ovviamente da adattare al ribasso per superfici o filiali più piccole, con metratura da definire);

Che sia accolta la richiesta di chiusura totale delle attività dell’edilizia, avanzata dai partner sociali firmatari del CCL di settore, e che questo fermo sia decretato per tutte le attività lavorative svolte sul cantiere (coinvolgendo quindi anche i settori dell’artigianato);

Che siano definite in modo più preciso e imperativo le nozioni di “attività economiche non essenziali” e “minimo indispensabile” di cui sopra, e che siano poi verificate ed applicate a tutti i settori professionali. Compreso nel comparto industriale, che anche a fronte della richiesta di riduzione dell’attività lavorativa al minimo indispensabile per i prossimi giorni, non esita a richiedere nuovamente di poter continuare normalmente la sua attività.

Queste tre misure devono essere decretate immediatamente per poi poter sfruttare i prossimi giorni di ponte per studiare tutte le misure annesse che dovranno essere previste vista l’eccezionalità della situazione. Dal necessario controllo dell’applicazione delle misure di cui sopra, ad uno sforzo supplementare di precisione relativamente alle disposizioni sanitarie. Dalla conferma delle misure urgenti a sostegno del reddito di lavoratori e aziende, alla definizione precisa delle modalità di accesso a tali fondi. Perché solo così si potranno veramente sfruttare i quattro giorni di ponte verso i quali ci dirigiamo, per ripartire poi da lunedì prossimo con una situazione chiara e lineare, senza ulteriore messa in pericolo dalla salute della popolazione e dei lavoratori, e senza ulteriore concorrenza selvaggia tra le imprese che rovinerebbero in modo durabile il tessuto economico del cantone. Una nota conclusiva infine, relativamente all’apertura dei commerci alimentari decisa per domani 19 marzo, Festa del papà. Come detto e ripetuto dal sindacato UNIA negli ultimi 3 anni, questa apertura permessa dalla nuova legge sugli orari dei negozi è vergognosa e inaccettabile. Senza questa legge, l’apertura di domani sarebbe stata evitata. Senza alimentare polemiche che non hanno luogo di essere oggi, questo richiamo meritava di essere fatto, in solidarietà con quella parte di personale della vendita che sarà di nuovo chiamato a lavorare anche domani, in un periodo dove turni spesso prolungati ed enorme pressione psicologica rendono il lavoro particolarmente difficile.

Sindacato Unia Regione Ticino e Moesa
Dipartimento della comunicazione

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