Un bilancio positivo dopo 10 anni con le nuove norme

NEL LUGLIO DEL 2009 ENTRAVANO IN VIGORE A LIVELLO COMUNALE LE REGOLE PROPOSTE DA UN’INIZIATIVA CANTONALE DEL GUASTAFESTE PER AGEVOLARE IL LANCIO DI INIZIATIVE E REFERENDUM, CHE DA ALLORA SONO AUMENTATI DEL 26% RISPETTO AL DECENNIO PRECEDENTE.

Dieci anni fa in Ticino erano entrate in vigore delle regole meno restrittive per il lancio di referendum e di iniziative popolari nei Comuni. L’occasione è dunque propizia per un bilancio sugli effetti pratici di quella piccola rivoluzione nel settore dei diritti popolari, con un interessante confronto rispetto alla situazione registrata nei dieci anni precedenti. Ma prima di esporre queste cifre è necessaria una breve introduzione.

Nel marzo del 2007 i ticinesi bocciarono di strettissima misura (50,9 %) un’iniziativa popolare costituzionale lanciata dal movimento del Guastafeste (in collaborazione con la Lega dei ticinesi, l’UDC e altri piccoli partiti e movimenti locali) e denominata “Più potere al popolo con diritti popolari agevolati” con la quale si proponeva di ridurre il numero di firme necessarie per la riuscita di iniziative e referendum a livello cantonale, aumentando nel contempo il tempo a disposizione per la loro raccolta. Da un confronto con gli altri Cantoni era infatti emerso che il nostro era il Cantone in cui vigevano le regole più restrittive, e l’iniziativa si proponeva semplicemente di portare il Ticino nella media nazionale. Ma il popolo decise diversamente. Per inciso va ricordato che nel febbraio scorso – questa volta su proposta del Gran Consiglio – il popolo aveva approvato un aumento del tempo a disposizione per la raccolta delle firme a livello cantonale, portandolo da 45 a 60 giorni per i referendum e da due mesi a 100 giorni per le iniziative. Una parziale rivincita per il Guastafeste, a distanza di dieci anni.

L’iniziativa più importante lanciata dal Guastafeste

Ma torniamo al 2007, nel settembre di quell’anno digerita la delusione per l’esito della precedente votazione, decisi di lanciare un’iniziativa legislativa (in collaborazione con Alberto Siccardi, Bellinzona Vivibile e alcuni cittadini) mirante ad agevolare l’esercizio dei diritti popolari a livello comunale. Da un confronto con quanto avveniva oltre Gottardo era infatti emerso che anche per quanto riguardava le iniziative e i referendum lanciati nei Comuni il Ticino era il Cantone con le regole di gran lunga più restrittive, e nell’intento di riequilibrare la situazione proposi una serie di modifiche della Legge organica comunale . Il Gran Consiglio le approvò, pur con qualche piccola correzione concordata con gli iniziativisti, e questo compromesso permise di evitare una votazione popolare.

La conseguente mancanza di un dibattito pubblico attorno a questo argomento spiega perché, delle sei iniziative popolari lanciate a livello cantonale dal Guastafeste, questa è di gran lunga la meno nota, anche se è quella che ha avuto i maggiori effetti sulla vita dei cittadini e sulla loro possibilità di partecipare attivamente alla gestione della cosa pubblica.

Le nuove regole in vigore dal 2009

Le nuove regole entrarono dunque in vigore in sordina nel luglio del 2009, cosa era cambiato rispetto alla situazione precedente? Innanzi tutto per la riuscita di iniziative e referendum non occorrevano più le firme del 20% dei cittadini con diritto di voto , ma “solo” del 15%, ritenuto un massimo di 3’000 firme (invece di 3’500). E poi il tempo a disposizione per la raccolta delle firme era stato aumentato da due a tre mesi per le iniziative e da 30 a 45 giorni per i referendum. A dire la verità non tutti erano d’accordo con queste “agevolazioni”: v’era chi temeva un uso abusivo e “allegro” dei diritti popolari che avrebbe potuto paralizzare l’attività politica nei Comuni. Del resto l’obiettivo che si proponevano gli iniziativisti non era certo quello di frenare l’esercizio della democrazia diretta, ma semmai di agevolarlo, in modo da accrescere la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica.

A distanza di dieci anni si può ben dire che l’obiettivo è stato raggiunto senza causare gli sconquassi paventati dai pessimisti, come dimostrano le cifre esposte qui di seguito (frutto di statistiche allestite dal sottoscritto in collaborazione con i Comuni, e dunque con un margine di errori minimo).

Referendum e iniziative : un aumento del 26%

Dal 2000 (compreso) al giugno del 2009, cioè sull’arco di quasi dieci anni, in 38 Comuni furono lanciati complessivamente 48 referendum (di cui ben 34 accolti dal popolo) e 18 iniziative ( di cui ben 13 approvate dal popolo). Nel decennio successivo, con le nuove regole, il numero dei referendum è salito a 63 e quello delle iniziative a 20, con un aumento complessivo del 26%.

Va detto che un certo numero di queste raccolte di firme non sarebbero riuscite con le vecchie regole. Il caso più clamoroso è quello del referendum lanciato nel dicembre del 2013 nel Comune di Gambarogno contro un contributo di 300’000 franchi a favore della realizzazione del Palacinema di Locarno : occorrevano almeno 502 firme valide e ne furono presentate proprio 502 ; poi, in votazione popolare, i referendisti la spuntarono agevolmente. Il ricorso ai diritti popolari è stato utilizzato in 40 Comuni (meno della metà di quelli dotati di un Consiglio comunale ) , ossia all’incirca come nel decennio precedente. Già da queste cifre balza all’occhio che vi è stato sì un salutare maggior ricorso alla democrazia diretta, ma senza gli eccessi e gli abusi paventati da taluni.

Democrazia diretta : Bellinzona in testa

Dalle statistiche emerge pure che il Comune nel quale è stato lanciato il maggior numero di referendum e iniziative è quello di Bellinzona (ben 9, di cui però uno solo dopo la maxi-aggregazione entrata in vigore nel 2016), seguito da Chiasso e Serravalle (5), Lugano e Gambarogno (4), Locarno, Massagno, Melide e Arogno (3). A quota 2 seguono poi altri dodici Comuni ( Mendrisio, Losone, Airolo, Balerna, Cugnasco-Gerra, Ascona, Brissago, Monteceneri, Caslano, Vacallo, Novaggio e Ronco s/Ascona).

Interessante pure l’evoluzione registrata di anno in anno. Nella seconda metà del 2009 furono lanciati in tutto 3 referendum e/o iniziative, cui ne seguirono 12 nel 2010, 10 nel 2011, 9 nel 2012, 12 nel 2013, 3 nel 2014, 12 nel 2015, 8 nel 2016, 5 nel 2017, 5 nel 2018 e 4 (finora) nel 2019. Negli ultimi tre anni , passato l’iniziale entusiasmo dovuto forse all’introduzione di regole meno restrittive, si è dunque registrato un vistoso calo nell’uso di questi strumenti democratici.

Diritti popolari utili e provvidenziali

Come già era successo prima del 2009, anche nell’ultimo decennio molti referendum sono stati accolti dal popolo, a dimostrazione della loro utilità e del fatto che non sempre le decisioni dei rappresentanti dei cittadini che siedono nei vari Consigli comunali rispecchiano la volontà popolare (e questa annotazione vale anche per il Gran Consiglio, dove a volte gli ordini di scuderia dei partiti hanno la prevalenza sulle idee dei singoli deputati, determinando decisioni che alla prova dei fatti vengono sovente sconfessate dal popolo : ne avremo forse un’altra dimostrazione quando nella sessione del prossimo 16 settembre il Gran Consiglio sarà chiamato a votare sull’iniziativa lanciata dal Guastafeste nel 2016 e che chiede allo Stato di rimborsare i costi dell’avvocato di fiducia alle vittime di aggressioni che si difendono ferendo o uccidendo i loro aggressori e che dopo un costoso processo vengono assolti per legittima difesa).

In particolare su 63 referendum (di cui 5 falliti per insufficiente numero di firme e uno giudicato irricevibile), ben 34 sono stati vincenti, 18 sono stati bocciati e due devono ancora essere messi in votazione; per i rimanenti 3 mancano informazioni. Per quanto riguarda le 20 iniziative (di cui 2 giudicate irricevibili), 6 sono state accolte dal popolo o dal Consiglio comunale, 5 sono state bocciate dal popolo, 2 devono ancora essere messe in votazione , due sono state ritirate per lasciar spazio al controprogetto approvato dal Consiglio comunale e una è stata ritirata perché quanto chiedeva era stato nel frattempo realizzato dal Comune; per le rimanenti 2 mancano informazioni.

La proposta dell’UDC

Da ultimo va ricordato che nelle scorse settimane il gruppo UDC ha presentato in Gran Consiglio un’iniziativa parlamentare ( primo firmatario Piero Marchesi) con la quale si propone di equiparare i tempi di raccolta delle firme a livello comunale con quelli approvati dal popolo alcuni mesi fa per la raccolta delle firme a livello cantonale, portando dunque da 45 a 60 giorni il tempo per i referendum e da 3 mesi a 100 giorni quello per le iniziative.

Considerate le buone esperienze registrate nell’ultimo decennio e la tendenza a creare Comuni sempre più grandi, questa ulteriore agevolazione appare sensata e non dovrebbe suscitare eccessivi timori.

C’è chi vorrebbe restringere i diritti popolari…

Però so per esperienza che a molti politici la democrazia diretta dà fastidio, perché va a diminuire il loro potere e quello dei loro partiti, e a volte manda all’aria megalomani progetti e spese inutili che ad alcuni facevano gola (tanto per fare due esempi : ricordate i 600 milioni di franchi che oltre 20 anni fa il Cantone voleva spendere per costruire due forni a griglia per incenerire i rifiuti, e che il popolo per fortuna bocciò grazie a un referendum lanciato principalmente dalla Lega dei ticinesi? Ricordate il milione di franchi che il Comune di Losone una ventina di anni fa voleva regalare al ricchissimo Patriziato locale per aiutarlo a tappare i buchi finanziari milionari da esso fatti nella realizzazione di un campo da golf, e che il popolo bocciò grazie a un referendum lanciato dal Guastafeste in collaborazione con la sinistra, i verdi e una parte della lega dei ticinesi?).

Certamente questi politici non ammetteranno mai pubblicamente la loro “allergia” ai diritti popolari, ma cercheranno di mascherarla con argomentazioni apparentemente plausibili , ad esempio sostenendo che il “ripetuto ed ingiustificato uso degli strumenti dell’iniziativa e del referendum intralcia il buon funzionamento di un Comune e mette seriamente in pericolo il fine stesso della politica, ossia agire per il bene della propria comunità”; oppure diranno che “la credibilità delle democrazia rappresentativa è messa in discussione se si screditano continuamente le risoluzioni che il Consiglio comunale, eletto dai propri cittadini, ha deciso a maggioranza”. O magari ancora sosterranno che “se oltre all’utilizzo improprio di questi strumenti di democrazia diretta si adiscono pure le vie legali, fino all’ultima istanza del Tribunale federale, ecco che ci si chiede se non sia il caso di rendere più difficile l’utilizzo di questi strumenti democratici, ad esempio alzando il numero di firme necessarie, e fare in modo che i mezzi d’impugnazione non impediscano di bloccare per così tanto tempo le decisioni del Consiglio comunale”.

Ah, avevo dimenticato di dire che le frasi “virgolettate” riportate qui sopra sono state riprese da una lettera pubblicata sul defunto Giornale del Popolo del 14 febbraio 2014 e firmata da Sabrina Gendotti, deputata in Gran Consiglio per il partito popolar-DEMOCRATICO e allora consigliera comunale di Massagno (dove poi divenne municipale nel 2016). In quella lettera Gendotti ammetteva che le sue riflessioni erano scaturite dai continui ritardi causati da una serie di ricorsi e da un referendum ad opera di alcuni cittadini che si opponevano a un progetto (del costo di una settantina di milioni di franchi) da lei ritenuto “valido”. Progetto che in sede di votazione popolare venne poi approvato dai cittadini di Massagno.

Per fortuna che c’è il Guastafeste!

Insomma, per taluni i diritti popolari vanno bene fin quando vengono usati poco e in modo “giustificato” ( ma chi può decidere se un referendum è giustificato, se non il popolo ?), altrimenti il loro uso andrebbe “frenato” restringendo ancor più le regole che in Ticino sono già fra le più restrittive a livello nazionale. Brrrrrr…povera Svizzera !

Per fortuna – lasciatemelo dire – che in questo Cantone c’è il Guastafeste, il quale da una quindicina di anni ha fatto della lotta a favore dei diritti popolari uno dei suoi fiori all’occhiello, denunciando per primo (nel 2005) la antidemocratica severità delle regole in vigore in Ticino rispetto agli altri Cantoni e le maggiori difficoltà nella raccolta delle firme a seguito dell’introduzione del voto per corrispondenza ; ma anche contribuendo con due iniziative, decine di articoli e ricorsi (una dozzina) ad agevolare i diritti popolari a livello cantonale e comunale (in barba a chi avrebbe semmai voluto restringerli), e pubblicando sul suo sito www.ilguastafeste.ch un manuale (snobbato dagli organi di informazione) che spiega come lanciare iniziative cantonali e come difendersi dai Municipi che pongono inutili, stupidi e antidemocratici ostacoli alla raccolta delle firme.

Giorgio Ghiringhelli