A seguito di numerosi tentativi di sensibilizzare la popolazione sulla prossimità del cataclisma ambientale, l’ultimatum è stato lanciato: abbiamo 11 anni per salvare il pianeta e mitigare la catastrofe che deriverebbe dall’eccedere la soglia di + 1.5°C. Agire urgentemente è ora più che mai necessario e a doverlo fare non sono solo i singoli individui, ma anche, e soprattutto, i governi del mondo intero. Quest’ultimi devono assumersi la responsabilità che nessuno vuole accollarsi: riconoscere la sconfitta di un sistema creduto infallibile e ripensarlo completamente. In questo scenario, la Svizzera non può e non deve rimanere spettatrice. Dobbiamo istituire una nuova politica, in cui il clima e la natura siano protagonisti e non più comparse. Dopo la recente bocciatura della revisione della legge sul CO2 e al fallimento della riduzione delle emissioni del 20 percento (rispetto al 1990) entro il 2020 — come fissato dal Protocollo di Kyoto — urge mettere in atto soluzioni coraggiose per raggiungere nuovi obiettivi. Tra questi quello di diminuire le emissioni allo zero netto entro il 2030. Come? Innanzitutto con un decurtamento delle emissioni non necessarie, specialmente nei settori che più ne producono (trasporti, abitazioni, industria, agricoltura e rifiuti). In secondo luogo, implementando soluzioni capaci di ridurre l’impatto delle varie attività umane; ad esempio già un consumo settimanale di massimo 300 g di carne permetterebbe di limitare la propria impronta ecologica del 18% rispetto alla media svizzera. In ultimo, compensando le emissioni inevitabili con metodi di stoccaggio del CO2, ad esempio con il rimboschimento o con innovazioni tecnologiche come la Carbon Capture and Storage. Complessivamente, la valorizzazione del territorio e delle risorse locali, così come un’attenzione maggiore al vero benessere della popolazione piuttosto che alla sfrenata crescita economica, sono alla base di un sistema meno ingordo e più parsimonioso in termini di sperpero di risorse. Ridurre le emissioni allo zero netto entro il 2030 è un obiettivo indispensabile per garantire un’alternativa alla catastrofe preannunciata. Rimane però una questione da risolvere: se negli anni i principali dilemmi hanno trovato risposte esaustive e nessuna controazione, mi chiedo, vogliamo davvero salvarci?

 Giulia Petralli, comitato Giovani Verdi