È diventata prassi comune identificare nella parola ‘confine’ una sorta di barriera insuperabile, di muro invalicabile; eppure, se si indaga l’etimologia della parola, ecco che si riscopre il suo significato originale: il confine è letteralmente il “luogo dove si finisce insieme”, un punto d’incontro. Non è pertanto un territorio al di là del quale dobbiamo avere paura di perdere la nostra identità o sul quale poter costruire una retorica populista basata sulla angoscia verso ciò che non consociamo, bensì è una terra che, se raggiunta insieme, non potrà che rafforzarci e arricchirci. Una parola, in aggiunta, che determina il moto di un viaggiatore che va oltre i concetti prestabiliti, che oltrepassa i limiti guardando negli occhi, senza paura, quello che c’è oltre.

Il prossimo 17 novembre saremo nuovamente chiamati a prendere parte all’elezione di ballottaggio per il Consiglio degli Stati; a contendersi i due seggi sono rimasti tre candidati e una candidata. 

Guardando più in là dei ‘confini’ partitici, tra questi, a mio avviso, solo una persona si è già messa in viaggio, attraverso la costruzione di ponti — e non di barriere, al fine di superare con coraggio, tenacia e determinazioni certe chiusure che ancora ci opprimono. La sua elezione infatti, a esattamente 50 anni dal raggiungimento del suffragio femminile, permetterebbe di abbattere, in parte, le pareti di cristallo imposte dal genere, divenendo di fatto la prima donna ticinese a occupare la carica di Consigliera agli Stati. Una candidata, inoltre, che ha sempre posto come priorità l’abbattimento di quei muri eretti sull’odio e l’intolleranza, promuovendo una politica basata sulla reciproca libertà espressiva. In tal senso, con la sua elezione, l’onda verde, rossa e viola si tramuterebbe in uno splendido arcobaleno capace d’inaugurare il libero accesso all’amore e al rispetto del prossimo. Una signora che non si è mai lasciata mettere il guinzaglio da certe lobby, le quali fanno marciare sul posto molti altri rappresentanti. Si è sempre battuta contro una sanità inaccessibile, all’esportazione di armi e al diktat dei combustibili fossili. Una persona che ancora quando la protezione dell’ambiente non era un tema all’ordine del giorno, con coraggio e lungimiranza, si batteva per la tutela del nostro pianeta, conscia del fatto che è un dovere lasciarci un mondo migliore in cui poter vivere.

Il 17 novembre, quindi, io mi metto in cammino sulla strada del cambiamento, attraverso il ponte dell’umanità, con Marina, verso i confini. Vieni anche tu?

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