La democrazia in Svizzera è ancora in buona salute? La costantemente bassa partecipazione alle urne e il sentimento di sfiducia che si percepisce nei confronti della politica, impongono una riflessione. Inversamente al tasso di partecipazione alle urne, crescono, in maniera importante, i costi delle campagne elettorali, che muovono ormai anche diversi milioni di franchi (ma sempre i soliti interessi) a ogni tornata. Spese spesso sottaciute, come ha evidenziato un recente approfondimento del CdT in cui numerosi candidati dell’area borghese ha preferito non rivelare l’importo speso per cercare di garantirsi una seggio a Berna.

Il forte legame di una parte del mondo politico con il mondo economico discredita la nostra democrazia rappresentativa. Case farmaceutiche, assicurazioni malattia, industria bellica e altri lobbisti oltre a ricompensare i politici con posti nei consigli di amministrazioni e altri benefici di varia natura, hanno ampio accesso a Palazzo Federale. Una situazione che deve indignare perché mette seriamente in discussione il principio dell’indipendenza della politica. Chi fa gli interessi di chi a Palazzo federale? 

A sottolinearlo non è soltanto chi si batte per una politica più trasparente e vicina ai cittadini, ma anche il GRECO (Groupe d’Etats contre la corruption), l’organo del Consiglio d’Europa responsabile di combattere la corruzione. Nonostante le critiche al sistema di finanziamento dei partiti e dei candidati, soltanto tre cantoni hanno adottato una legge sulla trasparenza del finanziamento ai partiti e ai candidati che prevede l’obbligo di dichiarare le donazioni. Difficile credere che queste leggi vengano effettivamente rispettate quando in Ticino le scorse elezioni cantonali un solo partito ha annunciato di aver ricevuto donazioni.

A livello nazionale i Verdi e la sinistra hanno presentato diverse iniziative e atti parlamentari volti a rivendicare una maggiore trasparenza nel finanziamento delle campagne elettorali dei partiti e dei candidati, così come regole più restrittive riguardo l’accesso dei lobbisti al palazzo delle decisioni. Purtroppo da anni queste proposte vengono o rispedite al mittente, oppure annacquate al punto di renderle sostanzialmente inutili.

A Berna servono pertanto nuove maggioranze, persone che intendono battersi per un finanziamento trasparente della politica. Perché lobby e gruppi di interessi privati non abbiano più modo di influenzare il dibattito pubblico e le decisioni politiche. Per farlo occorre mandare a casa l’attuale maggioranza, poiché questa ha già dimostrato di non avere alcuna intenzione di segare il ramo dorato sulla quale è seduta. Una cosa è certa: serve una politica più trasparente, al servizio dei cittadini e della collettività e non serva di interessi particolari. Ora si cambia!

Greta Gysin, candidata al Consiglio Nazionale lista 12 Verdi e Sinistra Alternativa e al Consiglio degli Stati.

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