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Il mercato dei capitali di terzi in Svizzera deve essere rafforzato con una riforma fiscale. Il Consiglio federale intende inoltre colmare una lacuna riguardante la funzione di garanzia dell’imposta preventiva. Nella sua seduta del 3 aprile 2020, l’Esecutivo ha avviato la procedura di consultazione concernente la modifica della legge federale sull’imposta preventiva.

Il Consiglio federale propone di esentare le persone giuridiche con sede in Svizzera e gli investitori domiciliati all’estero dall’imposta preventiva sugli investimenti fruttiferi di interessi. In questo modo i gruppi societari potranno emettere le loro obbligazioni dalla Svizzera senza incontrare gli ostacoli rappresentati dall’imposta preventiva. Tecnicamente questa modifica avviene con il passaggio parziale al cosiddetto principio dell’agente pagatore. In futuro la nuova imposta preventiva verrebbe quindi di regola riscossa da una banca. Quale misura di accompagnamento si intende inoltre abolire la tassa di negoziazione sui prestiti obbligazionari svizzeri.

Il passaggio al principio dell’agente pagatore permette di colmare una lacuna riguardante la funzione di garanzia per le persone fisiche domiciliate in Svizzera e di assoggettare all’imposta preventiva i redditi da investimenti esteri fruttiferi di interessi.

Conseguenze della riforma

La modifica proposta per l’imposta preventiva determina una riduzione una tantum delle entrate, stimata a 750 milioni di franchi. Queste minori entrate non incidono tuttavia sul preventivo, poiché sono coperte da accantonamenti costituiti a tale scopo.

Considerato l’attuale livello degli interessi, si prevedono inoltre a livello statico minori entrate ricorrenti stimate a 165 milioni di franchi (il 90 % ricadrebbe sulla Confederazione e il 10 % sui Cantoni). Le maggiori entrate statiche, stimate a 35 milioni di franchi, risultano dal fatto che verrà colmata la lacuna riguardante la funzione di garanzia dell’imposta. L’abolizione della tassa di negoziazione sui prestiti obbligazionari svizzeri comporta per la Confederazione minori entrate di circa 50 milioni di franchi. Per l’insieme delle componenti degli effetti statici sul gettito sussistono tuttavia incertezze a causa della scarsità dei dati disponibili e dell’imprevedibile andamento dei tassi di interesse.

Grazie alla riforma, le emissioni di prestiti obbligazionari finora effettuate all’estero potranno avvenire dalla Svizzera. Vi è inoltre la possibilità che le attività di finanziamento interne ai gruppi si svolgano sempre più spesso nel nostro Paese. Ciò rafforza il mercato dei capitali di terzi in Svizzera. Da un punto di vista dinamico, la riforma determina quindi maggiori entrate per Confederazione, Cantoni e Comuni, poiché a medio e lungo termine innesca impulsi che favoriscono la creazione di valore e di posti di lavoro nel settore finanziario. Vi sono segnali evidenti dell’ottimo rapporto costi-benefici che la riforma avrebbe a lungo termine. Anche per la Confederazione, sulla quale ricadono quasi tutte le minori entrate stimate a livello statico, la riforma dovrebbe autofinanziarsi dopo circa cinque anni.

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