A proposito della stampa, si suol dire che con l’avvento di InterNet e dei “media” sociali è in corso un cambiamento di paradigma: la notizia che ieri veniva pubblicata sul quotidiano cartaceo (necessariamente il giorno dopo l’accaduto) si brucia oggi in poche ore sul quotidiano elettronico; la funzione stessa del quotidiano sarà sempre di più legata alla costruzione di un approfondimento e di una contestualizzazione che sino a qualche tempo fa erano propri del periodico, il settimanale soprattutto; e via a cascata, in un’accelerazione-contrazione dei tempi e dei criteri di analisi.

Ciò, in una società prossima all’ideale, condurrebbe alla piena e virtuosa conurbazione dell’informazione: qui le case (giornali “web”), qui i palazzi (quotidiani tradizionali), qui i servizi (periodici), qui le attività produttive e distributive (radio e tv). Ma… come la si mette se nessuno, al di fuori delle nicchie di specialisti che parlano agli specialisti, tratta in termini divulgativi ed informativi “erga omnes” un tema prioritario per sua… natura? Un tema di quelli su cui si gioca il destino della generazione corrente e delle generazioni future? La si mette che chi sia interessato all’argomento deve anche industriarsi per scavare, per raccogliere qua e là le informazioni, per annodarle, per riscontrarne la congruità – ma come, in difetto di un’accessibile letteratura in materia? – e, infine, per capire quale sia la direzione del vento.

In operazione dai connotati quasi gnoseologici, e detta così sembra un settimo grado sulla scala Richter, si produce il Dottor Alexander von Wyttenbach nel recente “pamphlet” dal titolo “Non dire la verità significa mentire”, edito dalla Flamingo Edizioni di Bellinzona.

Un libricino di soltanto 61 pagine dense di informazioni importantissime sul clima che restano però fuori dal circuito mediatico principale, forse perché verità scomode per qualcuno?

Trattasi di informazioni che sicuramente vanno contro il pensiero dominante; pochi ci dicono che il nostro pianeta si stava scaldando già prima dell’ avvento della rivoluzione industriale, e che questa non ha fatto altro che accelerare tale fenomeno ma non esistono studi che ci indicano quanto ha inciso (ad esempio in percentuale) sul normale riscaldamento che era già in corso.

Nessuno ci dice e pochi sanno del grande inquinamento della marina mercantile, sono 53 mila navi che hanno trasportato nel 2017 petrolio, gas liquido, materie prime di vario tipo ma anche 1,3 miliardi di container carichi di prodotti di scarso valore aggiunto (paccottiglia), essa inquina da sola come 10 milioni di automobili. Un ruolo importante ce l’ha anche il trasporto aereo di merci anche “assurde” come le rose dal Kenya in occasione del San Valentino

E il tentativo di demonizzare a prescindere la Cina che in verità sta invece facendo passi da giganti in fatto di tutela ambientale? stanno sviluppando il fotovoltaico, l’eolico e il nucleare. Grazie alla sua grande estensione può costruire impianti fotovoltaici di dimensioni gigantesche.

Altri aspetti da tenere in considerazione sono il costo dei trasporti molto basso che permette lo spostamento di derrate alimentari da una parte all’altra del mondo in poco tempo danneggiando l’agricoltura locale con prodotti meno controllati e di bassa qualità.

Il libero scambio ha impedito la creazione di misure di protezionismo che aiuterebbero anche l’ambiente con meno camion, navi e aerei costretti a farci arrivare prodotti alimentari fuori stagione (le famose fragole di Santo Domingo o dell’Australia che troviamo sui nostri scaffali già in dicembre).

Il volumetto di chiude con un piccolo comodo riassunto dei principali temi trattati. Lo si legge in un’oretta ed è scritto in un linguaggio assolutamente non tecnico. È un bel regalo da fare a se stessi o da fare agli altri.