La pandemia Covid-19 costa miliardi alla Svizzera. Ma persino oggi che lo Stato deve far fronte a un debito enorme, che le entrate fiscali stanno crollando e che incombe una crisi economica di dimensioni storiche, la sinistra si comporta come se il denaro crescesse sugli alberi. Questa politica irresponsabile del PS, dei Verdi e dei deputati di sinistra eletti negli altri partiti, spinge la Svizzera verso la rovina. L’UDC, al contrario, si assume le proprie responsabilità – anche per le generazioni future – e chiede un rapido ritorno alla politica finanziaria di destra che ha dato prova della sua efficacia in passato.

La situazione delle finanze federali è drammatica. Le conseguenze della crisi Covid-19 non hanno precedenti nella storia recente e si ripercuoteranno per anni in parecchi settori. Il costo delle misure prese dal Consiglio federale per attenuare gli effetti della pandemia Covid-19 ammontava il 20 maggio a oltre 72 miliardi di franchi, ossia più della totalità delle spese della Confederazione nel 2019.

Ma, invece di ridurre le spese nei settori non critici per far fronte a questo indebitamento da record, un Parlamento federale slittato fortemente a sinistra dopo le “elezioni climatiche” del 2019 continua a scialacquare il denaro che i contribuenti hanno duramente guadagnato. “Durante la sessione straordinaria di maggio e la sessione estiva di giugno, il PS, i Verdi e i deputati di sinistra eletti negli altri partiti hanno aumentato i crediti proposti dal Consiglio federale per distribuire ancora più denaro alle loro clientele politiche” – ha dichiarato Thomas Aeschi, presidente del gruppo parlamentare UDC, di fronte ai media. Per esempio, centinaia di milioni di franchi dei contribuenti servono a sovvenzionare degli asili nido, la cultura, i media e a finanziare dei regali destinati senza condizioni all’estero.

“È fuori questione toccare il freno all’indebitamento che è un’autentica storia di successo”

Mancando totalmente di disciplina finanziaria, il PS e i Verdi non esiteranno ad aumentare le imposte. Già oggi, 45 centesimi di ogni franco guadagnato passano allo Stato sotto forma di imposte, tasse e prelievi diversi. Ciò non impedisce ai socialisti e ai Verdi di voler spendere il denaro per una “osservazione dell’economia in funzione dei generi” o per la “creazione di un budget in funzione dei generi”, dunque sperperare il denaro per risolvere dei problemi che esistono unicamente nella loro generazione, mentre che alla popolazione rimangono sempre meno soldi per sopravvivere.

“Se vogliamo uscire velocemente da questa crisi senza trasmettere un enorme debito alle prossime generazioni, dobbiamo rapidamente tornare alla politica finanziaria rigorosa attuata in passato dalle forze di destra”, ha dichiarato la consigliera nazionale Céline Amaudruz. Entrato in vigore nel 2003, il freno all’indebitamento illustra una storia di successo assolutamente unica in politica finanziaria. Esso non solo ha permesso di stabilizzare il debito federale, ma anche di ridurlo di circa 27 miliardi di franchi. Sotto l’egida del ministro delle finanze UDC, Ueli Maurer, la situazione finanziaria è ancora notevolmente migliorata durante gli scorsi cinque anni. “È unicamente grazie a questa politica finanziaria previdente voluta dalla destra che la Svizzera può oggi spendere dei miliardi di franchi per il suo programma di aiuti Covid-19”, ha concluso la consigliera nazionale ginevrina.

Il Consiglio federale deve immediatamente mettere in atto un programma di riforma e di riduzione delle spese

Tuttavia, i socialisti e i Verdi moltiplicano i tentativi di attenuare, o addirittura sopprimere il freno all’indebitamento. “Al PS e ai Verdi piacerebbe semplicemente dimenticare i debiti e continuare a spendere a piene mani il denaro pubblico”, ha rilevato il consigliere nazionale lucernese Franz Grüter, che ha aggiunto: “È fuori questione toccare il freno all’indebitamento.”

L’UDC si oppone con determinazione a qualsiasi aumento di imposte e tasse – soprattutto nella crisi attuale – e chiede al Consiglio federale di preparare un vasto programma di riforma e una moratoria dei compiti e delle spese. “Nei prossimi anni, bisognerà ridurre le spese annuali di almeno 3-5 miliardi di franchi”, ha preteso il consigliere nazionale bernese Lars Guggisberg. Il Consiglio federale è inoltre invitato a proporre entro due anni una riforma mirante a ridurre la forte quota di uscite vincolate.

Anche l’amministrazione federale deve dare un sensibile contributo alla realizzazione di questo obiettivo, tanto più che le spese federali sono più che raddoppiate dal 1990. “Bisogna anche arrestare i regali eccessivamente generosi distribuiti all’estero. Del denaro dei contribuenti devono beneficiare coloro cui appartiene, ossia la popolazione che lavora duramente”, ha aggiunto Lars Guggisberg.