Il Dryocosmus kuriphilus – meglio noto come Cinipide del castagno – è un imenottero originario della Cina che sfrutta i castagni per deporre le proprie uova. Le piante colpite da questo parassita sono riconoscibili a cause delle galle, ovvero dei rigonfiamenti tondeggianti sui rami e sulle foglie, al cui interno le uova trascorrono l’inverno per poi sviluppare lo stadio larvale in primavera. L’infestazione causata dal Cinipide impedisce il normale sviluppo delle foglie e riduce la produzione di castagne, compromettendo lo sviluppo della pianta e causando danni incalcolabili alle selve castanili.

In Ticino i primi avvistamenti del Cinipide risalgono al 2009, a Mendrisio. Nel giro di pochi anni, questa piccola vespa è però riuscita a propagarsi a macchia d’olio, tanto che, nel 2015, la produzione di castagne e lo stato di salute delle selve castanili ticinesi hanno toccato i minimi storici. L’egemonia del Cinipide è stata poi circoscritta dalla diffusione di un organismo antagonista, il Torymus sinensis. Tuttavia questa misura di lotta biologica, ideata in Giappone e successivamente adottata da Italia e Francia, non è mai stata autorizzata né dalle autorità cantonali né dall’Ufficio Federale dell’Ambiente (UFAM). Temendo conseguenze sulla biodiversità indigena, l’UFAM ha respinto l’introduzione mirata del Torymus che, ciò nonostante, ha trovato “spontaneamente” un modo di propagarsi anche nei nostri boschi, riequilibrando la presenza ed i conseguenti effetti nefasti del Cinipide.

Nelle scorse settimane, dalla vicina penisola sono giunte segnalazioni poco rassicuranti sulla recente ricomparsa del Cinipide in Toscana (/http://www.giornaledibarga.it/2019/05/castagni-e-problemi-e-tornato-il-cinipide-ma-la-minaccia-vera-forse-e-il-marciume-delle-castagne-319894/) e Valle d’Aosta (http://aostanews24.it/agricoltura-e-allarme-la-ricomparsa-della-vespa-del-castagno). Anche alle nostre latitudini, un articolo pubblicato lunedì 27 maggio 2019 sulle pagine del quotidiano “La Regione” (riportava la notizia (corredata da documentazione fotografica) della recrudescenza del fenomeno di infestazione legato al Cinipide del castagno in Valle di Muggio. Notizia poi confermata martedì 4 giugno 2019 da Roland David, Capo della Sezione forestale cantonale al portale Tio.ch (https://www.tio.ch/ticino/attualita/1372977/e-tornato-il-cinipide-e-sta-massacrando-i-castagneti). La piaga del Cinipide non è quindi stata debellata: gli inverni più miti e le temperature mediamente più alte potrebbero verosimilmente aver influito sulla dinamica tra preda e parassitoide causando un’asincronia tra i cicli vitali dei due insetti e creando le condizioni per una nuova proliferazione del Cinipide galligeno del castagno.

Considerato che:

– da quanto si legge nella “Guida per la gestione del cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuruphilus)” pubblicata dall’UFAM del 2015, la presenza del Torymus in Ticino è divenuta l’occasione per lanciare “un progetto di ricerca (che) sta studiando l’interazione tra castagni, cinipidi galligeni del castagno e la specie Torymus. Il progetto fornirà informazioni sulla velocità di diffusione della specie Torymus sinensis e dimostrerà se la lotta al cinipide galligeno del castagno mediante detta specie funziona davvero. Inoltre, verranno studiate le ripercussioni negative sulla biodiversità”;

– la recente revisione della Legge federale sulle foreste del 4 ottobre 1991 (LFo), in vigore dal 1. gennaio 2017, prevede sia le misure da adottare contro gli organismi nocivi (art. 27a) sia la possibilità di beneficiare di indennità per interventi di protezione e riparazione al di fuori della foresta di protezione (art. 37a) e per interventi volti ad eradicare gli organismi nocivi (art. 37b), fornendo così la base legale necessaria per l’intervento di lotta biologica;

– il Consiglio di Stato, rispondendo ad un’Interrogazione del 19 giugno 2013 sull’argomento (Lorenzo Orsi e cofirmatari), faceva notare l’impossibilità di utilizzare insetticidi contro il Cinipide, riconoscendo come “unica possibilità di lotta dimostratasi efficace” il rilascio nell’ambiente del suo naturale organismo antagonista (cfr. risposta CdS nr. 4476 mm 60 del 03.09.2013 / 135.13);

chiediamo pertanto al Consiglio di Stato ticinese:

  • Quali sono i motivi per l’apparente recrudescenza dell’impatto del Cinipide galligeno del castagno, dopo alcuni anni che il fenomeno pareva ormai sotto controllo?
  • Quali sono gli esiti dello studio condotto in comune accordo con l’UFAM per valutare l’impatto e l’estensione del fenomeno dell’insediamento del Torymus nel nostro Cantone e quali le ripercussioni sulla biodiversità dei boschi ticinesi? (Sono stati rilevati eventuali effetti negativi del parassitoide Torymus sinensis su organismi autoctoni?)
  • Quali invece i dati raccolti dal monitoraggio del fenomeno della diffusione del Cinipide galligeno del castagno dal 2015 ad oggi e quale l’evoluzione della presenza di questo parassita sul suolo cantonale?
  • In che modo le autorità cantonali (Sezione forestale, Servizio fitosanitario, ecc.) hanno intenzione di fronteggiare la recrudescenza della diffusione del Cinipide galligeno del castagno? Esiste una strategia di intervento concertata (lanci pianificati, ecc.)? Se sì, quali misure sono previste?
  • Il Servizio fitosanitario cantonale prevede il lancio di una campagna informativa / preventiva contro l’eventuale propagarsi dell’infestazione dovuta alle larve del Cinipide galligeno del castagno?
  • Gli studi effettuati e l’osservazione regolare di questo fenomeno infestante hanno potuto chiarire come il Cinipide galligeno del castagno sia giunto sino a noi e quale sia stato il primo focolaio di infezione?
  • Sono stati segnalati alla Sezione forestale cantonale anche casi di “marciume delle castagne” (Gnomoniopsis pascoe)?
  • Quali sono le misure preventive messe in atto dal Cantone per evitare invasioni da parte di altri insetti nocivi?

Vogliate gradire l’espressione della mia alta stima.

Andrea Stephani (I Verdi)

Cristina Gardenghi (I Verdi)