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Oggi per la politica svizzera ricorre un anniversario importante: infatti, 25 anni fa il popolo decideva con una votazione di non aderire allo Spazio Economico Europeo, una scelta che sicuramente ha inciso profondamente sulle vicende degli anni successivi. L’UDC a Palazzo Federale ha voluto ricordare la data con una celebrazione composta dall’inno svizzero intonato prima dei lavori parlamentari e con degli striscioni con scritto “grazie Svizzera”.

Il pipidino Fabio Regazzi si è indispettito, non per i contenuti ma per la manifestazione in sé. “Lo show improvvisato questa mattina dal Gruppo UDC nell’aula del Consiglio nazionale è stato inadeguato, oltre che contrario alle leggi sul Parlamento. Se questa prassi dovesse essere adottata anche in futuro, possiamo ben immaginare cosa succederebbe. La culla della democrazia, il nostro Parlamento non deve trasformarsi in una sorta di teatro per mettere in scena piazzate dal gusto discutibile e dalla chiara valenza propagandistica, come capita spesso di vedere in Paesi nemmeno troppo lontani”, ha postato.

Intanto il Nuovo movimento europeo svizzero (Numes) ha colto l’occasione per far sapere di ritenere necessaria un’adesione all’UE: crede che il metodo “bilaterali fai da te” non funzioni e che di fatto la Svizzera sia un membro passivo dell’Unione Europea.

Lorenzo Quadri ha dichiarato che se “fosse andata diversamente 25 anni fa oggi saremmo messi molto peggio, ma grazie anche a contributo determinante della Lega (alla sua prima grande campagna nazionale) così non è stato. L’indice di gradimento degli accordi bilaterali sia crollato. Sembra un segnale importante di disaffezione contro la libera circolazione delle persone. La via bilaterale può essere vista favorevolmente ma non con la libera circolazione incontrollata. Per quel che mi riguarda sia l’adesione all’UE che il mantenimento della via bilaterale attuale sono fuori discussione”. E crede che se l’UDC riuscisse a raccogliere le firme per votare per disdire la libera circolazione, avrebbe buone chance di vincere.

“Penso che il popolo ritenga importante avere questa via bilaterale con l’UE ma che abbia bisogno anche di maggiori misure a tutela del mercato del lavoro. Per garantire la via bilaterale bisogna rafforzare queste misure. Piccoli passi vengono fatti ma non sono sufficienti”, ha detto invece la socialista Marina Carobbio, sottolineando come la destra metta gli stranieri contro i residenti mentre loro insistono sulle aziende che non rispettano le leggi.

A proposito di PS, oggi è stato diramato un nuovo comunicato sul caso Argo 1: non si è ancora risposto alle domande base: “Le domande e le zone d’ombra vanno affrontate senza più indugi, contrastando qualsiasi tentativo volto a distrarre l’attenzione dai quesiti posti. “Perché il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha dato mandato all’agenzia di sicurezza ‘Argo 1’ benché al momento dell’incarico non esistesse ancora?”, “Perché è stata scelta ‘Argo 1’ benché non disponesse delle indispensabili referenze?”, “Perché è stato affidato l’incarico a ‘Argo 1’ benché non disponesse del personale necessario?”, “Per quali ragioni i responsabili del DSS hanno firmato un contratto retroattivo per il mandato affidato ad ‘Argo 1’?”, “Per quale ragione l’incarico è stato affidato in assenza della risoluzione del Consiglio di Stato?”, “Quali sono i motivi che spiegano la reiterata violazione della Legge sulle commesse pubbliche nello scandalo ‘Argo 1’?”, “Per quali ragioni sono stati effettuati i pagamenti per un importo complessivo di 3.4 milioni di franchi in assenza dei documenti necessari?”. Domande cui vanno sommate altre questioni e che esigono anch’esse delle risposte: il sospetto che ‘Argo 1’ fosse a conoscenza dei controlli, il ragionevole interrogativo riguardo al fatto che in seno al DSS ci fosse coscienza del problema, il fatto che sia in atto un’inchiesta penale per delitto fiscale e riciclaggio, il fatto che le ore supplementari dei dipendenti di ‘Argo 1’ siano state pagate in contanti (8’000 ore per un importo di 190’000 franchi) e non siano state dichiarate; i fatti relativi al Direttore della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, la sua richiesta di “non voler impiegare” l’ex-dipendente di ‘Argo 1’ “presso la PCI di Camorino” e gli incontri relativi ai fatti di Bormio”.

Fra pochi giorni si discuterà in Parlamento del Preventivo, e la Destra ha intenzione di proporre degli emendamenti. Il primo è il seguente: “Oggi iniziamo con la proposta di abbassare le aliquote dell’imposta sul reddito dall’attuale 15+% all’11%, rendendo il Ticino uno dei Cantoni più attrattivi di Svizzera. Non solo lasceremmo più risorse nelle tasche delle e dei cittadini, ma a titolo d’esempio potremmo ragionevolmente ambire a trasformare residenze secondarie di facoltosi connazionali extracantonali in residenze primarie. Pproponiamo che tale riduzione di aliquote avvenga a passetti di 0.5% ogni anno, andando pienamente a regime nel 2015. Ciò permetterebbe al Cantone di adattare il proprio piano finanziario e soprattutto di fare marketing territoriale nazionale ed internazionale alla luce di 8 anni in cui le imposte continuerebbero a diminuire. Una volta a regime, la proposta andrebbe a beneficio di single con redditi imponibili a partire da CHF 50’600 annui e coppie a partire da CHF 76’700 annui, dando pertanto ossigeno non solo a chi fa impresa ma a tutto il ceto medio-basso che oggi è particolarmente colpito dal rincaro fiscale e dai costi parafiscali, per esempio delle casse malati. Appiattendo la progressione fiscale, metteremmo fine alla discriminazione fiscale dei single così come a quella dei coniugi con doppio reddito, oggi tassati più dei concubini con doppio reddito”.

Per quanto concerne NoBillag, Maurizio Canetta ha detto chiaramente che la SSR non potrebbe reggere a un sì.