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La Commissione dell’ambiente del Consiglio degli Stati ha concluso la deliberazione di dettaglio concernente la legge sul CO2 per il periodo dal 2021 al 2030 e nella votazione sul complesso ha accolto senza voti contrari il disegno. Per quanto riguarda il settore degli edifici, la maggioranza della Commissione si è pronunciata per un disciplinamento con chiare direttive per garantire sicurezza nella pianificazione.

Con 11 voti contro 0 e 1 astensione la Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati ha accolto nella votazione sul complesso la revisione totale della legge sul CO2 (17.071). In tal modo sottopone alla sua Camera un pacchetto di misure incisivo per raggiungere entro il 2050 l’obiettivo delle emissioni a zero netto (cfr. comunicato stampa del 16 agosto 2019, Link).

VALORE LIMITE NEL SETTORE DEGLI EDIFICI DAL 2023

Con 7 voti contro 6, la Commissione ha deciso di applicare dal 2023 ai vecchi edifici, in caso di sostituzione dell’impianto di riscaldamento, un valore limite per il CO2: sarà consentita un’emissione massima di 20 chilogrammi di CO2 all’anno per metro quadrato di superficie di riferimento energetica. Questo valore sarà inasprito ogni cinque anni. Secondo la Commissione, in tal modo i Cantoni saranno in condizione di raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni degli edifici di almeno l’80 per cento entro il 2050. La Commissione ha pertanto optato per una soluzione diversa da quella del Consiglio federale, che propone un disciplinamento sussidiario. Il vantaggio del modello della Commissione è che con la scadenza fissa del 2023 si garantisce sicurezza nella pianificazione. Tutte le tecnologie rilevanti sono già oggi disponibili per contenere l’emissione di CO2 proveniente dagli edifici. Due minoranze respingono la proposta di prevedere dal 2023 l’obbligo, in caso di sostituzione dell’impianto di riscaldamento, di rispettare un valore massimo di emissioni. Da un lato, l’attenzione non dovrebbe essere posta soltanto sull’emissione di CO2, bensì anche sull’efficienza energetica. Dall’altro, la scadenza del 2023 è troppo a breve termine e questa tempistica potrebbe porre problemi nell’attuazione a livello cantonale. Tali minoranze propongono pertanto, come il Consiglio federale, di introdurre valori limite a titolo sussidiario: sarebbe introdotto dal 2028 un valore limite di 12 o 20 chilogrammi di CO2 all’anno per metro quadrato di superficie di riferimento energetica soltanto qualora le emissioni degli edifici non fossero calate a sufficienza; tale provvedimento sarebbe articolato in tappe di cinque chilogrammi ogni cinque anni.

Per il resto la Commissione ritiene che per ridurre le emissioni nel settore degli edifici sia importante facilitare il più possibile i progetti di risanamento e di costruzione. Rileva che talvolta vi è un conflitto tra l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e quello di proteggere il paesaggio e gli insediamenti. La Commissione presenta pertanto un postulato (19.3972) che incarica il Consiglio federale di illustrare in che modo sia possibile semplificare a livello normativo il risanamento energetico degli edifici nella zona edificabile.

Infine la Commissione propone di aumentare la quota della Confederazione per quanto riguarda i contributi globali versati ai Cantoni per finanziare le misure nel settore degli edifici. Per quanto concerne il contributo complementare la Confederazione dovrebbe versare fino al triplo del credito autorizzato dal Cantone.

APPROVATO UN NUOVO STRUMENTO: L’ESAME DELL’IMPATTO SUL CLIMA

Con 6 voti contro 5 e 2 astensioni la Commissione appoggia l’inserimento dell’aspetto relativo al clima nell’esame dell’impatto sull’ambiente (EIA). A suo parere nei nuovi impianti previsti che sottostanno all’EIA occorre limitare le emissioni di gas a effetto serra. La Commissione intende stabilire una neutralità climatica: in linea di principio i nuovi impianti sottoposti all’EIA non possono più causare complessivamente emissioni. In caso contrario vanno adottate misure di compensazione. Secondo la Commissione questo nuovo esame dell’impatto sul clima è necessario per raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’Accordo di Parigi sul clima. Una minoranza non ritiene invece opportuno inserire una simile normativa nella legge sul CO2, poiché a suo parere l’esame dell’impatto sul clima frenerebbe gli investimenti.

VIETATA LA COMMERCIALIZZAZIONE DI LEGNAME OTTENUTO ILLEGALMENTE

La CAPTE-S ha approvato all’unanimità una modifica della legge sulla protezione dell’ambiente (18.095), che prevede il divieto di mettere in commercio legname ottenuto illegalmente; in tal modo la Svizzera aderisce al meccanismo dell’UE. La Commissione si è inoltre allineata al Consiglio nazionale il quale ha introdotto a livello di legge anche un obbligo di dichiarazione del tipo e della provenienza del legno. Infine il Consiglio federale deve essere autorizzato a stabilire requisiti per la messa in commercio di altre materie prime o prodotti oppure vietarne la messa in commercio se la loro coltura, estrazione o produzione rappresenta un carico notevole per l’ambiente o compromette seriamente l’utilizzazione sostenibile delle risorse naturali.

SULLA PROTEZIONE DELLE ACQUE PER LO SFRUTTAMENTO DELL’ENERGIA IDROELETTRICA

Con 7 voti contro 5 e 1 astensione la Commissione propone alla propria Camera di non dare seguito all’iniziativa 18.310 del Cantone del Vallese che chiede di allentare i requisiti ambientali concernenti l’energia idroelettrica. Secondo la CAPTE-S le disposizioni concernenti la tutela della ambiente non sono in contrasto con gli obiettivi di sviluppo della Strategia energetica 2050. Vuole pertanto attenersi al compromesso che ha portato al ritiro dell’iniziativa popolare Per la salvaguardia delle nostre acque. Una minoranza vorrebbe invece adeguare le disposizioni per sostenere l’ampliamento e il mantenimento della produzione di energia idroelettrica.

La Commissione mantiene inoltre le differenze nel disegno concernente la revisione parziale della legge sulla caccia (17.052). In tutti i quattro punti rimanenti intende attenersi alla decisione del Consiglio degli Stati.

Presieduta dal consigliere agli Stati Roland Eberle (V/TG), la Commissione si è riunita a Berna il 2 settembre 2019.