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Al PS le misure di Vitta non piacciono

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Alla luce dei problemi del mercato del lavoro in Ticino, il PS ritiene che le misure presentate ieri dal Consigliere di Stato Christian Vitta siano ampiamente insufficienti. Per la tutela del lavoro e dei salari è urgente adottare il potenziale massimo del controprogetto contro il dumping e introdurre un salario minimo realmente dignitoso.

La situazione e il mercato del lavoro in Ticino richiedono l’introduzione di provvedimenti efficaci volti a migliorare la sorveglianza e lottare attivamente contro il dumping salariale e gli abusi, la concorrenza sleale e le sacche d’illegalità che deteriorano gravemente il tessuto lavorativo ed economico del Cantone.

Il Partito Socialista ritiene perciò che il pacchetto di 8 misure per il lavoro presentato ieri dal Consigliere di Stato Christian Vitta e dalla Divisione dell’economia del DFE sia ampiamente insufficiente. Per migliorare la situazione del lavoro e contrastare i problemi occorrono delle misure incisive e concrete, non dei provvedimenti di cosmesi come quelli presentati.
Tra le 8 misure spicca l’assenza del potenziamento della sorveglianza e del controllo del mercato del lavoro. Non c’è traccia dell’assunzione di nuovi ispettori del lavoro, adottando le risorse massime stabilite dal controprogetto contro il dumping salariale. Un potenziale di 18 ispettori, 5 unità amministrative e 1 coordinatore che il Partito Socialista aveva richiesto di adottare da subito, soprattutto alla luce dello scandalo permessi, e le ramificazioni del malaffare col mondo del lavoro, emerso lo scorso mese di febbraio. Oggi questa necessità è stata ridotta a un generico obiettivo da perseguire. Una decisione in aperto contrasto con quanto annunciato da Christian Vitta lo scorso 7 marzo dalle pagine del ‘Corriere del Ticino’: l’assunzione di 20 nuove unità per potenziare i controlli.

Manca anche un provvedimento riguardo ai salari, il nocciolo della questione del lavoro in Ticino. L’introduzione di un minimo salariale realmente dignitoso resta ancora materia generica per il DFE, benché sia una misura di politica sociale essenziale per la tutela del lavoro e dei salari accolta più di due anni va dai Ticinesi con l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino!”. Per quanto riguardo la disoccupazione, più di misure relative alla comunicazione e alla sperimentazione digitale, è necessario applicare l’articolo 10 della L-Rilocc nella sua totalità senza che questa misura sia oggetto di risparmi. Criticabile è anche la portata reale del primo pacchetto, introdotto nel settembre 2015. Le migliorie prospettate nell’ambito del collocamento, ad esempio, hanno coinvolto 1’400 aziende, portando a soli 13 posti segnalati per un risultato di 4 collocamenti: una percentuale per azienda che non giunge nemmeno allo 0.3%!

In assenza di misure concrete e incisive che possano generare dei risultati reali – cui vanno sommate la regolamentazione delle agenzie interinali, la creazione di un fondo per il lavoro e l’istituzione di un Ente cantonale per lavori di pubblica utilità – dei provvedimenti quali la sperimentazione di un simulatore per i colloqui di lavoro o degli spot promozionali risultano puramente cosmetici, inadeguati per affrontare e risolvere i problemi attuali del mercato del lavoro ticinese.

 

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