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Bagarre PPD. Beltraminelli, “non ho paura”. Rossi, “io e il Mendrisiotto”

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Paolo Beltraminelli non ha paura dei due ex presidenti che vogliono entrare in lista per il PPD, nemmeno di Giovanni Jelmini che 8 anni fa gli contese il seggio. E afferma di non aver mai messo voce nei nomi.

“Se non c’è competizione in campagna elettorale in un momento delicato per il partito il rischio è di togliere motivazione ai nostri elettori. Per quanto attiene all’attuale lista, diciamo che si può pensare ad una più competitiva”, ha detto Jelmini.

E Fiorenzo Dadò:  “Non è una lista d’accompagnamento a Beltraminelli. È una lista che la commissione cerca ha scelto e ce ne spiegherà il motivo. Sarà una discussione serena all’interno di questo gremio decisionale e poi si andrà in comitato. Io penso che la direttiva per il Mendrisiotto presterà una particolare attenzione. Io non interferisco, la commissione cerca ha la sua autonomia, verrà in direzione e spiegherà le sue scelte”.

La questione Mendrisiotto, ovvero che la regione non sarebbe rappresentata, non è piaciuta a Michele Rossi. “Come si può mettere in dubbio il mio amore profondo per una regione, il Mendrisiotto, nella quale sono cresciuto e nella quale ho vissuto per decenni e nella quale continuo a coltivare quei legami famigliari che ti accompagnano per tutta la vita? Chi lo fa accampa pretesti e si comporta proprio nel modo in cui io non intendo fare politica. Né ora né in futuro. Fuori o dentro i muri del Palazzo governativo”.

Elia Frapolli ha motivato il suo sì. “Ci ho riflettuto, non ci ho dormito, ci ho pensato su ancora un po’… Ho immaginato cosa potrei portare, ho fantasticato sul Ticino del futuro, ho preso coscienza di tutte le responsabilità che comporta, ho elencato tutti i problemi che potrei incontrare, mi è passato per la testa di non essere all’altezza… Ma poi ho detto si. Io ci sono, mi metto a disposizione per far parte della lista del PPD per il Consiglio di Stato. Perché così funzionano le elezioni democratiche: c’è chi si propone e chi esprime la propria preferenza con il voto. Il sistema ha bisogno di entrambi e allora – con tutta la dovuta umiltà – eccomi qua, a disposizione per una nuova avventura. Grazie di cuore a tutti coloro che mi hanno spronato a intraprendere questa via e grazie anche a coloro che me l’hanno caldamente sconsigliato perché so che entrambi lo dicono per il mio bene”.

Lorenzo Quadri lo ha attaccato. “Magari l’attenzione andava attirata su un’altra candidatura (ammesso che alla fine verrà confermata dalla direttiva del partito) (dunque non su Zumthor, ndr): quella del direttore di Ticino Turismo Elia Frapolli. Che fa nascere spontanee un paio di domandine.Chi si occuperà del turismo ticinese (già messo non benissimo) nel mentre che il direttore dell’ATT sarà in campagna elettorale, per se stesso e per il partito? Nei grazie al PPD, Ticino Turismo avrà un direttore a metà tempo e in tutt’altre faccende affaccendato? E nel (verosimile) caso in cui Frapolli non dovesse riuscire a scalzare il Beltraministro dalla cadrega, immagina di tornare all’ovile “come se niente fudesse”? Si ricorda che i dirigenti statali (magistrati) che in passato si sono candidati hanno rassegnato le dimissioni. Il comandante delle guardie di confine Mauro Antonini ha invece ritirato la candidatura (per l’ex partitone) qualche settimana dopo averla annunciata”.

Intanto in Gran Consiglio Tiziano Galeazzi non molla sui ristorni. Il rapporto che chiedeva di bocciare la sua mozione è stato bocciato, ma non essendoci un rapporto di minoranza, non è successo nulla. Ora rilancia la mozione, che chiedeva di bloccare i ristorni dal 2016 e che il Ticino si faccia promotore presso Berna per avere un risarcimento dei milioni non incassati per la mancata entrata in vigore dell’accordo fiscale con l’Italia, all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, il quale la dovrebbe rimettere alla Commissione della Gestione. Qui potrebbero essere redatti dei nuovi rapporti. Se così non venisse fatto, ovvero se l’UP non lo rimandasse in Gestione, Galeazzi inoltrerebbe una nuova mozione, chiedendo il sostegno di chi ha votato a suo favore, ovvero Lega, parte dei PPD e Lega.

Ieri in aula si parlava di trattamento previdenziale dei membri del Consiglio di Stato. “Il Governo attuale non percepisce alcun contributo sostitutivo AVS. La questione dei furti e delle domande di restituzione è minestra riscaldata che questo Parlamento si è già dovuto sorbire nei primi anni Duemila per voce di qualcun altro della sinistra. Allora il Parlamento chiuse in modo chiaro la vicenda, senza purtroppo porre le basi legali necessarie affinché questo discorso stucchevole non venisse ripreso da lei. Le do atto unicamente che gli atti legislativi non sono a posto. Se invece ci vuole chiamare ladroni, lo faccia in altra sede così potrò denunciarla come si merita”, ha detto Claudio Zali, scagliandosi contro Matteo Pronzini, il quale aveva affermato: “Per quel che riguarda il prezzo degli anni di riscatto si tratta di uno scandalo gravissimo, con i rimborsi che in confronto sono delle bazzecole”. E Zali: “Io non so come funziona dove lavora lei, sempre che lavori. Ma io non mi faccio dare del ladrone da lei”.

I Verdi hanno emesso una nota contro l’iniziativa per l’autoderminazione, che isolerebbe la Svizzera, ma non solo. Il comitato cantonale dei Verdi del Ticino si è espresso all’unanimità contro l’iniziativa popolare “Diritto svizzero anziché giudici stranieri”. Secondo i Verdi ticinesi quest’ iniziativa dal titolo ingannevole va invece ribattezzata “iniziativa anti-diritti umani”. Essa ha infatti come scopo principale la revoca della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che garantisce la protezione dei nostri diritti fondamentali. Questo testo di legge indebolirebbe la democrazia, la sicurezza e lo Stato di diritto in Svizzera”, si legge.
Ed anzi, “è particolarmente allarmante che l’UDC con la sua iniziativa non attacchi apertamente i diritti umani, che rappresentano regolarmente un ostacolo al suo programma politico. Consapevole che un attacco dichiarato contro questi diritti non sarebbe gradito alla popolazione preferisce seguire una strada apparentemente innocua, ponendo in primo piano il primato della Costituzione svizzera sulla legislazione internazionale. Gli inizianti sperano così di ottenere una decisione popolare contro i diritti fondamentali evitando un dibattito pubblico sulla loro importanza”.

I deputati delle valli e delle regioni periferiche, con un atto firmato come primo firmatario da Omar Terraneo e poi da Franco Celio, Walter Gianora, Marcello Censi, Sabrina Gendotti, Gina Lamantia, Bruno Storni, Germano Mattei, Michele Guerra, Andrea Zanini, Franco Denti, Giovanna Viscardi, Francesco Maggi, Matteo Quadranti, Giorgio Pellanda, Graziano Crugnola, sono preoccupati sulle valutazioni del M7548 attualmente al vaglio della Commissione Gestione e Finanze sul credito da 100 mio per la futura realizzazione delle Officine FFS a Castione ed il relativo Tecnopolo (che non é assolutamente in discussione o osteggiato). “Con il presente atto parlamentare chiediamo perciò il Consiglio di Stato di effettuare un esame dettagliato di detti costi, tenendo conto altresì che la questione non riveste solo un aspetto finanziario, ma soprattutto di politica di sviluppo territoriale, e di politica socio-economica generale”.

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