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Manuele Bertoli, in un’intervista nei giorni scorsi sul Corriere del Ticino, ha ammesso di aver già deciso cosa fare alle prossime elezioni cantonali: si ricandiderà, e sarà il suo ultimo mandato. Sebbene ritenga il dibattito interno a un partito democratico, in merito alla spaccatura del PS sul referendum sul pacchetto fiscale e sociale, ha detto che “peccato unicamente per qualche isolata nota stonata, con giudizi e toni eccessivi che mi posso aspettare dagli avversari politici, ma non dai membri del mio partito”. La GISO in particolare era stata molto dura nei suoi confronti, e la direzione si era schierata per il referendum, mentre lui e altri deputati volevano libertà di voto per difendere il pacchetto. Ma lui si ricandida, anche se teme “una campagna elettorale fatta di tanta comunicazione vuota e di pochi contenuti veri. Lo temo perché, dal mio personale osservatorio, mi pare che questo sia un trend in fase di peggioramento di questi ultimi anni, purtroppo a volte corroborato anche dal voto popolare, che troppo spesso premia il tanto rumore piuttosto che il lavoro effettivamente svolto”. E difende l’operato del Governo sul caso Argo 1, ritenendo che si è agito sempre secondo le informazioni possedute man mano.

Sara Beretta Piccoli del PPD in un’interrogazione al Consiglio di Stato si è chinata sul tema del Riale Predabuglio (Comune di Capriasca), parlando di “scandalosa inosservanza delle leggi in merito alla protezione della Natura”. In pratica, una zona che era meritevole di protezione è stata più volte oggetto di inquinamento, ritenuto anche volontario, e pone delle domande per verificare i fatti di cui è a conoscenza.

Tempo di statistiche per il Consiglio Comunale di Lugano: chi è il deputato più presente? Sono in tre, Benedetta Bianchetti (PPD), Andrea Censi (Lega) e Demis Fumasoli (PC), sempre presenti sia in aula che nelle Commissioni di cui fanno parte (casualmente, la stessa, quella dell’Edilizia). Palma del migliore anche al liberale Peter Rossi, che tra sedute e Commissioni ha fatto registrare più presenze, mentre Jacques Ducry ha partecipato a sole 5 sedute su 9 (non fa parte delle Commissioni non essendo membro di un gruppo), ma si giustifica spiegando che “durante le sedute in questione (20-21 marzo e 3-4 luglio) ero degente in Svizzera interna a causa di due interventi chirurgici alla schiena e rispettivamente alle anche”.

Il Partito Comunista, come l’unica organizzazione in Svizzera, aderisce ad aver all’appello congiunto di una sessantina di partiti comunisti e di sinistra da tutto il mondo in solidarietà al popolo palestinese, nel quale “si condanna fermamente l’inaccettabile decisione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, attraverso la quale gli Stati Uniti riconoscono Gerusalemme quale capitale d’Israele” e si domandano delle azioni a favore dei palestinesi, come “liberare le migliaia di prigionieri politici dalle carceri israeliane; abbattere il muro della vergogna; imporre il ritiro dell’esercito israeliano da tutti i territori occupati dal 1967, comprese le alture del Golan (Siria) e le fattorie di Shebaa (Libano); porre fine a tutti i blocchi contro il popolo palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza; fare campagna per il ritorno dei rifugiati palestinesi ai loro focolari, sulla base delle pertinenti risoluzioni ONU; continuare la lotta per il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente, sovrano e vitale entro i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale”.