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Bertoli, “Quadri, basta bugie su la Scuola che verrà”, l’altro replica

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Botta e risposta tra Manuele Bertoli e Lorenzo Quadri su La scuola che verrà. Il Mattino aveva detto che la riforma non è condivisa dai docenti, il socialista ha replicato, il leghista ha a sua volta risposto.

Scrive il Ministro: “perché Lorenzo Quadri debba riempire ogni domenica il suo giornale di frottole è una cosa che mi sfugge, visto che è persona intelligente e quindi certamente capace di trovare argomenti veri per sostenere quel che dice. Ma io ho per le mani tre prese di posizione di qualche tempo fa che dicono il contrario, una del collegio dei direttori, una della conferenza dei genitori e una del forum delle associazioni magistrali. Qualcuno deve averlo male informato, perché sono sicuro che non si abbasserebbe a inventare fandonie solo per sostenere la sua tesi. “E poi per finire, piantiamola di prendere per il naso i ticinesi con la paranoia dell’ideologia rossa, che travierebbe i nostri figli nei decenni a venire. Il progetto di piano di studio della scuola dell’obbligo redatto dal DECS, che ben poco ha a che fare con “La scuola che verrà”, è serio e ragionato, è stato costruito da numerosi gruppi di lavoro comprendenti esperti, quadri scolastici e insegnanti ed è simile agli analoghi piani di studio svizzero tedeschi e romandi. Tutti sbagliati e traviati? Ma dai”.

E Quadri ha voluto mettere i puntini sulle i, raccontando ancora la sua versione: ” A me risulta che l’86% di docenti non abbia risposto al sondaggio sulla “scuola rossa”, evidentemente in segno di dissenso – esordisce Quadri – L’89% di quelli che hanno risposto alle 103 domande (hanno detto di essere contrari alla sperimentazione nella loro sede. Alla consultazione scritta hanno partecipato 10 sedi di scuola media su 35. Davanti a queste cifre, è un po’ avventuroso parlare di riforma sostenuta dai docenti. Consenso, per me, è un’altra cosa. Ma probabilmente, in quanto membro del comitato referendario, ho la mente contorta. Che la riforma-Bertoli sia improntata all’egualitarismo ideologico di sinistra, non è l’ennesima fantasia del solito leghista populista e razzista e dalla mente notoriamente contorta. Ribadisco anche che i partiti cosiddetti borghesi – a cominciare dal PLR che ha retto il DECS per oltre un secolo ed ora si trova ridotto al ruolo di ancella – si sono fatti infinocchiare. Questo è un merito del capodipartimento. Il PLR ha proposto un modello alternativo destinato ad essere asfaltato, ciò che non farà che rafforzare la “scuola rossa” proposta da Bertoli e dai vertici del DECS”.

Il liberale Rocco Cattaneo ha ribadito il suo sostegno alla riforma fiscale che si voterà fra meno di una settimana. “Il tempismo è a mio avviso perfetto. Questo per tre motivi. Il primo: le finanze cantonali dopo alcuni anni difficoltosi stanno volgendo al bello, il 2017 ha chiuso con un risultato positivo ben oltre le aspettative. Il secondo: a livello federale quest’anno le camere stanno lavorando a ritmo sostenuto sul Progetto fiscale 17 che prevede pure dei vantaggi fiscali per le aziende e per le famiglie, in perfetta sintonia con quella cantonale. Il terzo motivo: la nostra economia dopo alcuni anni difficoltosi dà ora segnali di una sostenuta inversione di tendenza e proprio qui gli effetti voluti dalla riforma proposta darebbero ancora più slancio, più ottimismo alle famiglie e alle aziende. Anche dal punto di vista sociale questa riforma è stimolante perché prevede sia un sostegno finanziario diretto alle famiglie, sia la promozione di una politica aziendale a loro favore. Trovo quest’ultimo aspetto molto stimolante, perché non sarà più solo lo Stato ad affrontare le questioni di conciliabilità tra lavoro/formazione e famiglia, ma saranno anche le aziende stesse ad occuparsene attraverso misure specifiche volte a mettere in atto condizioni favorevoli in questo ambito. La responsabilità sociale d’impresa, argomento sempre più discusso pure a livello federale e internazionale, rappresenterà così un aspetto fondamentale per affrontare queste sfide sociali. La riforma fiscale e sociale presentata dal nostro Governo offre dunque molti vantaggi”.

Il suo collega pipidino Fabio Regazzi si scaglia ancora una volta contro il consorzio Condotte Cossi, il cui capo è in carcere da qualche tempo. Gli operai, residenti in Ticino, si parla di una trentina, sono stati licenziati e assunti da un altro consorzio poco prima dell’arresto, ma non hanno ancora ricevuto gli stipendi di dicembre e le tredicesime. “Non posso certo dire di essere sorpreso di questa notizia. È da oltre un anno che lancio avvertimenti, a suon di atti parlamentari e interviste, per segnalare delle situazioni gravi e preoccupanti che riguardano questa azienda e le sue associate. Ora i nodi stanno venendo la pettine e spero che la politica e lo Stato dimostrino in futuro maggiore attenzione e cautela quando si tratta di attribuire appalti per importanti opere pubbliche, anche per evitare di ritrovarsi alla fine in situazioni in cui tutti (contribuenti, aziende serie e operai) escono perdenti”.

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