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Borradori arrabbiato per la fuga di notizie. Il Governo sostiene la riforma, il comitato contrario: “è un cavallo di Troia”

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Marco Borradori è arrabbiato per le fughe di notizie che riguardano l’aeroporto: non gli è per nulla piaciuto che la richiesta di LASA al Municipio di posterogazione dei crediti sia stata oggetto di un’interpellanza, e ha intenzione di svolgere denuncia contro ignoti. Per ora ha detto poco per rispondere a Buri, Ducry e Fumasoli ma si è svolto un incontro con Zali. Il direttore del DT vorrebbe un segnale dalla città, ovvero un voto positivo sul credito da 20 milioni.

Con lui concorda il suo capogruppo in Consiglio Comunale, Boris Bignasca. “I grandi assenti in tutte le dichiarazioni sono stati proprio i dipendenti di LASA e delle società che ruotano attorno all’aeroporto. Collaboratori il cui posto di lavoro dipende direttamente dal futuro dello scalo cittadino. Stiamo parlando di oltre 80 persone e famiglie senza dimenticare l’importante tessuto economico che ruota attorno all’aeroporto e che genera un’importante cifra d’affari e diversi posti di lavoro. Complessivamente sono ca. 200 i posti di lavoro direttamente collegati alle attività aeroportuali. La città detiene il 86% del capitale di LASA ed è quindi chiamata a dare il primo segnale con la massima serietà. Non è pensabile pretendere che il socio di minoranza, il Cantone, decida al posto di chi ha il compito di farlo, come invece sventolato sui media da alcuni gruppi politici. Il Cantone farà sicuramente la sua parte ma non si può pretendere che prenda l’iniziativa se prima non arrivano segnali concreti da Lugano”. La Lega è pronta a dare il via libera ai 20 milioni.

Il Governo intanto ha fatto sapere di sostenere la riforma fiscale, che “considera questo pacchetto di misure come un miglioramento concreto del quadro normativo, a sostegno di diverse componenti della società ticinese: dalle discussioni politiche è infatti scaturito un ‘patto sociale’ a favore delle famiglie, dei cittadini-contribuenti e delle aziende”. Per quanto concerne il legame con le misure sociali (se non passa la riforma fiscale, non entrano in vigore nemmeno quelle): “le misure fiscali sono parte integrante della Riforma cantonale fiscale e sociale, approvata all’unanimità dal Governo e da oltre il 70% dei membri del Gran Consiglio. In considerazione della chiara volontà espressa dal Parlamento, le sue parti sono interconnesse. Se una di esse dovesse venire a mancare anche le altre non potranno essere messe in vigore”.

Il PS ha attaccato Bixio Caprara in merito al comunicato del PLR sul ricorso di UNIA. “Cosa vorrebbe Bixio Caprara, che in nome della ricerca di consenso non si possa esercitare un diritto fondamentale della nostra democrazia diretta, ovvero il diritto di referendum? Tentativo andato a vuoto il suo poiché siamo uniti contro gli sgravi fiscali che faranno mancare almeno 52 milioni a Cantone e Comuni. In più, se è vero che le leggi non si fanno in tribunale ma in seno al Legislativo, è anche vero che le decisioni del Parlamento devono rispettare la legge: altrimenti finisce come la proposta di sconto del 70% votata dalla maggioranza del Gran Consiglio con l’autodenuncia esente da pena. Una decisione che abbiamo contestato e il Tribunale federale ci ha dato ragione”.

Per il comitato contrario alla riforma, di cui fanno parte UNA, i sindacati, MPS, PC, PS, GISO e i Verdi, unire le due riforme è anticostituzionale, e non si è per nulla confrontati con una fuga di aziende. “La riforma arriva dopo massicci tagli al settore, vedi assegno integrativo e della prima infanzia. Ora si arriva con poche briciole per sviluppare una politica sociale. È fuori luogo. Le aziende e il Cantone non pagheranno un centesimo in più”, ha detto Pino Sergi del MPS, mentre Igor Righini, presidente del PS, ha parlato di “cavallo di Troia”.

 

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