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Nel fine settimana il PLR ha presentato i suoi candidati per il Gran Consiglio, parlando di “cittadine e cittadini che hanno risposto presente alle rinnovate sfide della politica cantonale, pronti a dare il loro contributo in modo attivo per il paese. Liberaliradicali attivi nei comuni, in associazioni culturali, sportive e sociali. Una lista di personalità molto variegate e diversificate, rappresentante del partito interclassista che ci caratterizza. Ma soprattutto uomini e donne veri, che amano profondamente questo nostro Ticino e che sono pronti a lavorare duramente per migliorarlo”.

Bixio Caprara ha lanciato qualche frecciatina. Alla Lega e all’MPS, “state attenti a chi fa denunce che si squagliano come neve al sole. Biasimo in modo molto esplicito il comportamento di due colleghi leghisti che prima, in Commissione della gestione, hanno firmato il rapporto di maggioranza. Per poi votare il contrario dieci giorni dopo in Gran Consiglio. Sono questi i politici che assumono le proprie responsabilità per il paese?”, ai socialisti, “alcune loro iniziative sono passate grazie a noi”.

Il PC ha annunciato che correrà solo ma lo farà sia per il Consiglio di Stato che per il Parlamento, dopo che sia MPS che PS hanno detto no (e non manca un accenno polemico). “Per quanto riguarda il Consiglio di Stato possiamo anticipare che sicuramente il nostro deputato uscente Massimiliano Ay sarà nuovamente a disposizione per traghettare la lista e sarà accompagnato da altri quattro candidati che risponderanno a due caratteristiche: non solo saranno giovani con meno di 30 anni d’età, ma tutti – e sottolineiamo tutti – avranno un’esperienza politica e istituzionale alle spalle, proprio perché secondo i comunisti la candidatura al governo è una cosa seria e non si può improvvisare solo con gli slogan”.

Manuele Bertoli vuole portare la scolarizzazione obbligatoria a 18 anni, per aiutare chi non ha un titolo di studio: in Ticino ne è in possesso l’88% della popolazione, il restante 12% fatica quattro volte a trovare lavoro. “Non penso solo a farli stare sui banchi ma non permettere loro di rimanere a casa, annoiati sul divano o persi nei socialmedia, solo perché qualcosa non ha funzionato nel percorso postobbligatorio, di studio o di apprendistato”.

A sorpresa, hanno detto sì all’idea il presidente dell’UDC Piero Marchesi, che giudica la proposta interessante, e il capogruppo de La Destra Sergio Morisoli, che però chiede che il DECS non decida da solo come avvenuto in occasione de La Scuola che verrà.

Matteo Pronzini ha lanciato una mozione e un’interrogazione, entrambe sul tema del mondo della moda. Con la prima chiede “di incaricare l’Osservatorio dello sviluppo territoriale di svolgere un simile studio, tenendo conto anche degli sviluppi più recenti e delle possibili implicazioni degli standard BEPS contro l’erosione della base fiscale e il trasferimento degli utili, sapendo che né i marchi né il design potranno esseri inclusi nei patent box. Occorrerà prendere in conto anche i costi esterni causati da queste imprese per valutare il reale apporto al territorio”, con la seconda vuole garanzie per i futuri diplomati a Chiasso. “La Moda è uno dei settori definiti “promettenti” su cui le autorità hanno deciso di puntare per lo sviluppo economico futuro del cantone. Se questo castello di carte costruito attorno all’ottimizzazione fiscale inizia a crollare, la risposta della politica non può essere quella di far lievitare artificialmente il numero di imprese e di posti di lavoro del settore rispolverando una definizione utilizzata in uno studio dell’IRE del 2013 [1] per fare un’analisi econometrica. Come minimo dalla politica e dal mondo accademico ci si aspetta un’analisi seria in base agli ultimi sviluppi e se del caso un riorientamento della politica economica cantonale”.

In serata in Consiglio Comunale Lugano ha detto sì alla nuova tassa sui rifiuti (tassa base più tassa sul sacco), pur con la Lega contraria.

Ed è un leghista, Nicholas Marioli, a chiedere con un’iniziativa che, sul modello di Argovia e Grigioni, “venga modificata la Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale (LCCit) e che sia inserito il criterio di rimborso delle prestazioni assistenziali percepite negli ultimi dieci anni per l’ottenimento della cittadinanza cantonale”.