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 Deve essere agevolato il rimborso dei prestiti garantiti in primavera dalla Confederazione per le imprese danneggiate dalla chiusura ordinata dal Governo durante la pandemia. Lo ha stabilito oggi il Consiglio nazionale affrontando la Legge sulle fideiussioni solidali Covid-19, che traspone nel diritto ordinario l’ordinanza di necessità adottata dall’Esecutivo.

Una maggioranza di sinistra e del centro ha seguito il punto di vista della sua commissione preparatoria e – con 105 voti a 78 e 3 astensioni – ha portato il termine di ammortamento a 8 anni invece dei 5 previsti dal Consiglio federale. Con questo cambiamento dovremo modificare 135’000 contratti, ha ammonito invano il ministro delle finanze Ueli Maurer. “Questa non è certezza del diritto”.

Il plenum si è discostato dal progetto del Governo anche per quanto riguarda il sensibile tema dei dividendi. Con 124 voti a favore e 62 contrari ha seguito anche in questo caso la commissione, spingendosi oltre, e vietando la decisione stessa di distribuirli (e non solo la loro distribuzione), in particolare allo scopo di evitare un aumento del rischio d’insolvenza dell’impresa.

Una proposta della Verde Franziska Ryser (SG), che chiedeva che non venisse deciso e versato nemmeno nessun bonus ai membri del consiglio d’amministrazione e della direzione generale, è stata invece respinta con 124 voti a 62.

Il Nazionale ha anche deciso di modificare il tasso d’interesse rispetto alla visione del Consiglio federale. Di strettissima misura, con 90 voti a 89 e 4 astensioni, ha voluto mantenere i prestiti allo 0% di interesse fino al 31 marzo 2028. Una minoranza voleva seguire il Governo, ritenendo che i tassi siano poco suscettibili di cambiare nei prossimi anni e temendo che, in caso di evoluzione del mercato, le banche eserciteranno una maggiore pressione sulle imprese per accelerare il rimborso dei crediti.

Dei 40 miliardi di franchi messi a disposizione tramite fideiussioni dalla Confederazione sono stati finora sollecitati 16,4 miliardi di franchi, è stato rilevato da Leo Müller (PPD/LU) a nome della commissione preparatoria nel corso dibattito di entrata in materia, che peraltro non era contestata.

I capigruppo non hanno perso l’occasione di lodare l’intervento della Confederazione a sostegno delle aziende. Thomas Matter (UDC/ZH) ha parlato di “risposta decisiva alle PMI che avevano bisogno di liquidità”. Per Fabio Regazzi (PPD/TI) questo sistema ha funzionato; circa un quinto delle aziende in Svizzera è stato aiutato, salvando posti di lavoro. Daniela Schneeberger (PLR/BL) ha da parte sua posto l’accento sulla necessità che non ci sia un nuovo lockdown.

Secondo Cédric Wermut (PS/AG), però, il Consiglio federale e il Parlamento dovranno andare oltre se vogliono combattere la crisi. Sulla stessa lunghezza d’onda Regula Rytz (Verdi/BE), che ha ricordato come i prestiti potessero essere richiesti fino al 31 luglio soltanto. “Il Consiglio federale non ha previsto una seconda ondata”, ha aggiunto, dicendosi scontenta della situazione attuale. “Il programma dovrebbe essere prolungato, ma non esiste più.”

Il ministro delle finanze Ueli Maurer ha risposto alle critiche ricordando, per esempio, che l’indennità per il lavoro ridotto prosegue. “Questa soluzione la portiamo avanti e l’estendiamo agli indipendenti. Poi non abbiamo usato tutti i crediti stanziati. Una parte la useremo per i test”. Valutiamo solo i casi di rigore, come previsto dalla legge Covid-19, ha aggiunto, ricordando che il Consiglio federale prenderà ancora altre decisioni e sottolineando le difficoltà di intervenire senza sapere quanto durerà questa situazione e quanto i Cantoni sono in grado di intervenire.

Nel voto d’insieme il progetto è stato adottato con 182 preferenze e 3 astensioni.

Il dossier va agli Stati.