Criminali pericolosi non devono venir rilasciati a causa di un vuoto legislativo. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale che ha approvato il disegno 2 di una revisione più ampia del Codice di procedura penale proposto dal Consiglio federale che verrà discussa solo in un secondo tempo. Il dossier va agli Stati.

Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), la Svizzera non dispone di una base giuridica sufficiente per ordinare la detenzione per motivi di sicurezza. L’autorità indipendente che deve decidere quando un condannato è ritenuto troppo pericoloso per essere rilasciato non sempre riesce a farlo prima della fine della pena.

Tuttavia, il codice di procedura penale non contiene alcuna disposizione esplicita in merito alla detenzione per motivi di sicurezza. A causa di una simile lacuna, i giudici di Strasburgo hanno condannato la Svizzera nel dicembre 2019.

Il Consiglio federale propone pertanto di codificare la giurisprudenza del Tribunale federale per evitare la liberazione anticipata di persone giudicate pericolose. Una soluzione approvata oggi dal Nazionale anche per evitare ulteriori condanne da parte della CEDU. In aula, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha sostenuto questa soluzione appellandosi a motivi di sicurezza pubblica.

La revisione del Codice di procedura penale tiene conto di diverse richieste emerse dalla prassi, tra cui la restrizione dei diritti di partecipazione dell’imputato, l’applicazione rigorosa del principio della doppia istanza, l’interrogatorio cui è sottoposto l’imputato nella procedura del decreto d’accusa in caso di pene detentive da scontare e l’allestimento e la registrazione di profili del DNA per far luce su reati già commessi o futuri.