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Una CPI anche per i rimborsi dei Ministri? Si continua a discutere di Prima i nostri

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Il PPD ieri a sorpresa ha chiesto una Commissione Parlamentare d’Inchiesta in merito al caso dei rimborsi dei Consiglieri di Stato. Proseguendo in notturna, il Gran Consiglio ha respinto il possibile ricorso contro il decreto di abbandono firmato da John Noseda. Ma il capogruppo pipidino Maurizio Agustoni ha portato l’idea, sostenendo che la Commissione della Gestione non può sentire ex Ministri per indagare in modo più completo.  “I Consiglieri di Stato sono persone fondamentalmente oneste, non c’è reato penale”, ha detto, non escludendo però responsabilità politiche e amministrative.

Gli altri gruppi partitici hanno preso tempo, e alla fine si è votato di dare mandato alla Commissione della Gestione di valutare l’utilità eventuale di una CPI e di studiare la situazione. Dure le parole di molti, ma poi si è deciso di attendere, anche perché i costi di un’altra CPI dopo quella relativa ad Argo 1 potrebbero essere maggiori rispetto a quanto si guadagnerebbe.

Il PLR ha scritto di voler favorire i migliori, invece che i nostri, ovvero potenziando la formazione.

Oggi uno studio del DECS e del DSS ha mostrato che numerosi giovani in assistenza provengono da famiglie che già ne beneficiavano, e che la maggior parte di loro non hanno un diploma di studio oltre le scuole medie.

Il SISA si è detto preoccupato e ha chiesto alla politica di agire. In particolare rivendica: “Un rafforzamento dei servizi scolastici e parascolastici che possano garantire pari opportunità d’istruzione a tutte le allievi e a tutti gli allievi (doposcuola, lezioni di recupero gratuite, docenti di sostegno, borse di studio, ecc.), così come l’abolizione del sistema segregativo dei livelli A e B nella scuola media. Una migliore strategia di prevenzione dell’abbandono scolastico, valutando l’estensione dell’obbligo scolastico fino al conseguimento di un titolo di studio del secondario II (formazione professionale o media superiore);
Una riforma del sistema di aiuti sociali che sopprima quei vincoli che impongono una riqualifica strettamente professionalizzante e che escludono numerosi giovani volenterosi da ogni percorso formativo superiore economicamente e socialmente valorizzante. Un aumento dei posti di apprendistato all’interno dello Stato e del para-Stato, da attribuire prioritariamente ai giovani beneficiari di prestazioni sociali in particolare difficoltà nel proprio inserimento professionale. Una maggiore attenzione alle problematiche dei giovani in assistenza, prendendo in considerazione gli spunti formulati al termine del rapporto (la messa a disposizione di alloggi prossimi ai posti di lavoro e alle scuole superiori per mitigare le conseguenze di frequenti cambi di domicilio; un passaggio meno brusco verso l’universo assistenziale degli adulti in modo da prevenire umiliazione e scoraggiamento; ecc.)”.

Intanto si continua a discutere in merito alla bocciatura della legge di applicazione di Prima i nostri (che passa invece nel pubblico).

“Il diritto superiore è la nostra democrazia diretta. La nostra Costituzione.
Se il popolo dice SI alla preferenza indigena, bisogna elaborare una legge che preveda la preferenza indigena. Punto. Gli svizzeri l’hanno detto il 9 febbraio 2014 e i ticinesi anche il 25 settembre 2016. Bellinzona come Berna. Una delusione”, ha scritto Marco Chiesa dell’UDC.

“Il triciclo PLR-PPD-PS ha smesso di rappresentare il Ticino e ha scelto di rappresentare l’Italia”, ha inveito Lorenzo Quadri della Lega, parlando di mercoledì nero. “Non è vero che “non si può” applicare quanto deciso dal popolo. Oggi abbiamo visto che non si tenta nemmeno. Perché non si vuole. Non solo per la partitocrazia federale, ma anche per la partitocrazia ticinese la volontà popolare non conta. Non conta nemmeno la difesa del mercato del lavoro del nostro Cantone. La democrazia? Può essere calpestata, quando l’esito delle votazioni popolari non è quello gradito all’establishment. A fare stato è, invece, lo scellerato dogma delle frontiere spalancate e la sudditanza ai balivi di Bruxelles. Adesso la situazione è chiara al di là di ogni dubbio: il triciclo PLR-PPD-PS rottama la democrazia e cancella le decisioni del popolo in nome dell’invasione da sud, che deve continuare”.

Henrik Bang del PS ha voluto sottolineare il voto dei Ministri. “Discussione legge prima i nostri, venire a sapere che il Consiglio di Stato all’unanimità ( 2 lega, di cui 1 forse ancora UDC, 1 PLRT, 1 PPD e 1 PS) invita a respingere l’iniziativa parlamentare mi fa sorridere. Domenica il mattino ci informerà anche di questo, cioè che i due ministri leghisti invitano a respingere Prima i nostri?”.

I Giovani UDC si sono detti molto delusi e si sentono traditi. “”Prima i Nostri, un concetto basilare che nemmeno dovrebbe essere messo in discussione a nostro modo di vedere, non è stato apprezzato e non è gradito a tutti quegli imprenditori e politici con la cadrega sicura che preferiscono arricchirsi ed economizzare con l’assunzione di lavoratori da oltre confine piuttosto che assumere residenti in disoccupazione e giovani appena entrati nel mondo del lavoro. Giovani ticinesi che finiti gli studi universitari o l’apprendistato optano per un’esperienza fuori cantone o addirittura all’estero, spesso senza neanche ritornare in Ticino, soprattutto in un periodo come questo dove trovare un lavoro e percepire un salario dignitoso è sempre più un’impresa assai ardua”.

Per contro, il Forum Alternativo attacca l’UDC: “Il senso dell’iniziativa è sempre stato quello di spostare l’attenzione, gettando fumo negli occhi, facendo credere che i responsabili della miseria salariale e del precariato ticinese sono da cercare tra chi lavora ma ha un passaporto diverso. Dividere i lavoratori per far dimenticare altre questioni. Per evitare di parlare dei livelli degli stipendi in Ticino e continuare indisturbati a sabotare i contenuti dei contratti collettivi e le timide proposte di sanzioni verso chi sfrutta le persone. “Prima i nostri” serve per dimenticare che nei settori professionali dove ora operano essenzialmente frontalieri spesso si applicano paghe inaccettabili per i residenti, retribuzioni che rendono impossibile vivere in Ticino. Applicando in questi settori dei salari minimi decenti li si renderebbe disponibili anche ai lavoratori che risiedono in Ticino”, ma visto che a loro avviso i democentristi rappresentano i settori economici non lo dicono e fanno andar bene tutto così.

 

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