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CST: CANONE RADIO-TV, OK RIMBORSO FORFETTARIO IVA

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L’idea del Consiglio federale di restituire 50 franchi alle famiglie quale compensazione per l’Iva prelevata illegalmente sul canone radio-tivù dal 2010 al 2015 piace al Consiglio degli Stati. All’unanimità la Camera dei cantoni ha sostenuto il progetto governativo, definendolo una soluzione pragmatica e poco burocratica. I “senatori” chiedono però una soluzione a livello di legge anche per le imprese.

L’accredito per ogni economia domestica verrà effettuato su una fattura dell’organo di riscossione Serafe. I primi pagamenti dovrebbero essere effettuati nel 2021, ha spiegato Stefan Engler (PPD/GR) a nome della commissione. Il rimborso forfettario permette di evitare oneri amministrativi sproporzionati e sgrava anche i contribuenti, che non dovranno presentare una domanda individuale.

Nel suo messaggio, il governo ha stimato in 3,7 milioni il numero degli aventi diritto. Calcolando un tasso d’interesse del 5% e di una riserva di 3 milioni di franchi, il Consiglio federale prevede di restituire un importo massimo di 185 milioni.

Il rimborso dell’Iva si basa su due decisioni di principio del Tribunale federale, stando alle quali sul canone di ricezione non può essere prelevata questa tassa e i proventi devono quindi essere restituiti per il periodo 2010-2015.

ANCHE PER LE IMPRESE

Rispetto al progetto governativo, la Camera dei cantoni vuole però far beneficiare dell’indennizzo forfettario non solo le economie domestiche, ma anche le imprese. I “senatori” hanno pertanto chiesto di completare il pertinente disegno di legge del Consiglio federale con un capoverso che fissi esplicitamente tale principio.

Secondo il nuovo capoverso, permane valido il diritto al rimborso forfettario delle imprese che hanno pagato il canone per la ricezione professionale o commerciale e non hanno fatto valere la deduzione dell’imposta precedente, ha spiegato Engler.

Per la consigliera federale Simonetta Sommaruga, invece, un indennizzo forfettario per le imprese sarebbe inappropriato. La maggior parte delle società ha già potuto dedurre l’imposta precedente e non ha subito perdite economiche. Le altre potranno comunque ancora far valere singolarmente le proprie pretese nei confronti dell’Ufficio federale delle comunicazioni.

Alla fine, la ministra delle comunicazioni non si è tuttavia opposta alla richiesta dei “senatori”. Il dossier passa ora al Nazionale.

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