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Un’idea controproducente, un affronto agli imprenditori in difficoltà. Questi alcuni dei giudizi sentiti oggi al Consiglio degli Stati in merito alla mozione del Nazionale che chiedeva il divieto per le aziende, a beneficio del lavoro ridotto, di versare dividendi per il 2020 e il 2021, mozione che i “senatori” hanno silurato a larga maggioranza (31 voti a 10 e un astenuto) come chiedeva il ministro dell’economia Guy Parmelin.

La mozione auspicava il divieto del pagamento dei dividendi per le imprese a partire da una certa dimensione. Un disciplinamento analogo avrebbe dovuto essere applicato alle società che hanno già stabilito o pagato dividendi nell’anno in corso.

In aula, Marina Carobbio (PS/TI) ha sostenuto che non è possibile che lo Stato, mediante le indennità di lavoro ridotto, paghi il salario dei lavoratori al posto dei datori di lavoro, e che poi questi ultimi versino ancora dividendi. Ricordo, ha dichiarato la “senatrice” ticinese, che la Confederazione ha versato a fondo perso 6 miliardi nel Fondo per l’assicurazione disoccupazione. Poiché si parla molto di solidarietà, è giusto che anche i datori di lavoro diano il loro contributo.

Nel mirino della sinistra sono in particolare la grandi aziende, ha spiegato la Ticinese, e non certo i piccoli imprenditori che non verrebbero toccati da questa regolamentazione, qualora dovesse essere accolta.

Il collega di partito di Carobbio, Paul Rechsteiner (SG), ha ricordato che il versamento di dividendi per decine di milioni da parte di alcune aziende in tempi difficili come questi ha suscitato nella popolazione una certa incomprensione di cui bisognerebbe tener conto.

Gli avversarsi della mozione non hanno lesinato critiche, anche aspre, alle argomentazioni dei favorevoli, cui hanno rimproverato, come nel caso di Ruedi Noser (PLR/ZH), una scarsa dimestichezza con i meccanismi dell’economia.

Per il “senatore” zurighese, titolare di un’impresa, la mozione ha una connotazione eccessivamente ideologica, è del tutto arbitraria e non ha nulla a che vedere né col lavoro ridotto né con la cassa di disoccupazione. Come indicato da Pirmin Bischof (PPD/SO) e da altri oratori, la richiesta di lavoro ridotto da parte di un imprenditore permette a quest’ultimo di mantenere posti di lavoro pagati in parte dalla cassa di disoccupazione.

L’alternativa, viste le difficoltà economiche attuali e la recessione incombente, è il licenziamento puro e semplice delle maestranze. Il lavoro ridotto va a vantaggio soprattutto dei lavoratori. Diversi esponenti della destra hanno poi fatto notare che la cassa disoccupazione è alimentata con contributi sia dei salariati che dei datori di lavoro.

La regolamentazione proposta dalla mozione è inoltre facilmente aggirabile, ha sottolineato Thomas Minder (Indipendente/SH), poiché basterebbe posporre il versamento di un eventuale dividendo dopo il 2022, al termine della regolamentazione d’eccezione. Tenuto conto tuttavia di come si sta mettendo la situazione a livello economico, è del tutto inverosimile che le aziende verseranno dividendi nei prossimi anni, ha aggiunto Minder. In questo momento, ha spiegato, un imprenditore ha solo una cosa in testa: salvare la propria azienda.

Se accolta, ha rincarato Thierry Burkart (PLR/AG), la mozione danneggerebbe anche cantoni e comuni che detengono partecipazioni in aziende, con ammanchi nelle casse di certo non benvenuti alla luce degli anni di magra che ci attendono. Il mancato versamento di dividendi rischia anche di penalizzare le casse pensioni, che investono in azioni, e in ultima analisi i pensionati.

Nel suo intervento, il consigliere federale Guy Parmelin ha spezzato una lancia nei confronti degli imprenditori i quali, facendo ricorso al lavoro ridotto, non fanno che preservare i rispettivi organici in vista di una ripartenza. “Andrebbero ringraziati per questo”, ha aggiunto il ministro dell’economia, invitando a respingere una mozione che crea insicurezza e danneggia l’attrattiva e la concorrenzialità della piazza economica elvetica.