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Nel lontano 14 giugno 2015 il popolo ticinese ha approvato l’iniziativa popolare per introdurre un salario minimo in canton Ticino. Dopo un lunghissimo iter istituzionale, fatto di ritardi ingiustificati, dal primo di gennaio del 2021 il salario minimo sarà realtà. Anzi, ad onor del vero sarà realtà per tutti i lavoratori e le lavoratrici soltanto a partire dal primo di dicembre del 2021, perché le aziende avranno un anno di tempo per adeguare i salari inferiori a questa soglia. In altre parole, tutte le salariate e i salariati vedranno finalmente la volontà popolare rispettata dopo sei anni e mezzo dalla sua espressione.

In un Cantone però in cui ci sono centinaia di aziende che, incuranti di qualsiasi appello e raccomandazione alla responsabilità sociale, ancora oggi pagano un salario inferiore ai 19 franchi l’ora, non ci si può certo attendere che l’applicazione possa avvenire senza interventi da parte dello Stato.

A seguito di questa premessa chiedo al Consiglio di Stato:

  1. Il Consiglio di Stato intende informare adeguatamente le imprese? In generale quale strategia è prevista?
  2. Il Consiglio di Stato concorda sul fatto che bisognerebbe invitare le imprese ad applicare il prima possibile durante l’anno 2021 il salario minimo e non attendere l’ultimo mese?
  3. Il Consiglio di Stato è d’accordo di rendere attente le imprese che vi saranno severi controlli sull’applicazione di questa fondamentale legge, che si prefigge di arginare il fenomeno dei working poor?
  4. Sono previsti controlli a tappeto per essere certi che l’applicazione, al primo dicembre 2021, sia effettivamente rispettata? Se sì quali e quanti?

Fabrizio Sirica