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La trasmissione radiofonica “Le Chiese in diretta”, un settimanale ecumenico di informazione religiosa prodotta da una redazione mista, cattolica e protestante, ha intervistato senza contradditorio una professoressa romana che ha fatto l’apologia dell’islam – Adesso, in nome del pluralismo delle opinioni, ugual spazio venga dato all’ex-musulmano italo-egiziano Magdi Cristiano Allam, famoso critico dell’islam.

Qualche mese fa, a Meyren (Ginevra) un municipale si è presentato nell’aula parlamentare con una grande croce al collo, in segno di protesta contro la presenza in aula di una consigliera comunale che indossava il velo islamico . La libertà di religione vale per tutti…: vero, Tribunale federale?

Come dice Magdi Cristiano Allam nell’intervista intitolata “Vade retro islam” e pubblicata l’8 luglio scorso sul sito www.ilguastafeste.ch, “il cristiano è tenuto ad amare i musulmani come persone ma senza legittimare l’islam come religione”.

E invece è proprio quanto stanno facendo le Chiese cristiane che, dopo aver combattuto l’islam per secoli, ora si stanno sottomettendo ad esso sforzandosi di mettere sullo stesso piano islam e cristianesimo, mettendo il becco nella politica di immigrazione degli Stati europei e promuovendo l’islamizzazione demografica dell’Europa. Il tutto mentre in certi Paesi islamici, nell’indifferenza generale, è in atto negli ultimi anni un vero e proprio genocidio di cristiani ! E poi nelle alte sfere di queste Chiese si chiedono perché le loro chiese son sempre più deserte e perché in Italia sempre meno cattolici finanziano la Chiesa cattolica pagando l’imposta di culto denominata “8 per mille”.

Spiega ancora Magdi Allam nella citata intervista : “ Il relativismo religioso, avviato nel 1965 con la Dichiarazione “Nostra Aetate” sottoscritta da Paolo VI, sintetizzato dalla litania delle «tre grandi religioni monoteistiche, rivelate, abramitiche, del Libro», ha raggiunto l’apice con la legittimazione dell’islam, del Corano e di Maometto da parte di Papa Francesco. Da ex musulmano che ha abbandonato l’islam proprio per la sua incompatibilità con la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, ho espresso sin dal 2013 la mia dissociazione dalla Chiesa cattolica di Papa Francesco proprio per la sua legittimazione dell’islam.”

“L’islam in Europa”: una scandalosa puntata di “Le Chiese in diretta”

Un fulgido esempio di questa legittimazione dell’islam incredibilmente autolesionista e anticristiana è la trasmissione radiofonica “Le Chiese in diretta”, un settimanale ecumenico di informazione religiosa prodotta da una redazione mista, cattolica e protestante, che va in onda alla domenica mattina. In particolare ci riferiamo alla trasmissione, condotta da Luisa Nitti, andata in onda il 28 luglio scorso e dedicata al tema “Islam in Europa”.

Diciamolo subito : tutta la puntata è stata un’apologia dell’islam, presentata fin dall’inizio come una delle religioni “meno comprese e ancora vittima di pesanti stereotipi” per cui “ servono strumenti culturali nuovi, per decodificare e comprendere il mondo islamico europeo, oltre i pregiudizi che legano l’islam al fondamentalismo e al terrorismo”. Povero islam incompreso!

ASCOLTATE : https://www.rsi.ch/play/radio/chiese-in-diretta/audio/islam-in-europa?id=11954885

Apologia dell’islam senza un contradditorio

Tutto lo spazio della trasmissione è stato dato a Maria Chiara Giorda, professoressa associata di Storia delle religioni all’Università di Roma 3 e autrice di un recente saggio sui fondamentalismi religiosi, la quale, rispondendo a domande preconfezionate, ha colto l’occasione per fare una sfacciata propaganda a favore dell’islam, senza alcun contradditorio, senza alcun appunto redazionale : una cosa veramente SCANDALOSA , e v’è da chiedersi come la RSI possa permettere che spazi informativi di un servizio pubblico pagato da tutti gli abitanti del Ticino vengano dati in appalto a chi li usa in modo così poco deontologico e smaccatamente di parte, per fare propaganda islamica con il pretesto di fare informazione religiosa, e ciò nel Cantone che con quasi il 70% dei voti si era espresso a favore del divieto di costruire minareti e del divieto antiburqa!

Lavoro in vista per il mediatore della RSI…?

La direttiva 2.2 relativa alla Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti stabilisce che:

Il pluralismo dei punti di vista contribuisce alla difesa della libertà dellinformazione. Garantire il pluralismo è necessario soprattutto quando si verificano situazioni di monopolio. Sia detto per inciso, in Ticino vi sono molti altri esempi di giornalisti che non rispettano il pluralismo delle opinioni quando vi è di mezzo l’islam, e il quotidiano La Regione – che con bella regolarità censura da anni tutte le battaglie del Guastafeste contro l’islamizzazione della Svizzera – ne è l’esempio più illustre.

Intervistate Magdi Cristiano Allam in nome del pluralismo delle opinioni

Sul sito della RSI la redazione di “Le Chiese in diretta” precisa che l’ospite di turno “è cercato quando ha qualcosa da aggiungere e offre chiavi di lettura a quanto accade sul territorio e nel mondo”.

Ah sì? E allora per fare da contrappeso alla “chiave di lettura” dell’islam in Europa fatta dalla professoressa islamofila e garantire il pluralismo delle opinioni , la redazione è caldamente invitata a dare ugual spazio a un critico dell’islam di fama internazionale che pure abita nei dintorni di Roma e che è l’autore di 17 libri sul tema : il giornalista italo-egiziano Magdi Cristiano Allam, che dopo essere stato musulmano per 56 anni si è convertito al cristianesimo nel 2008, ricevendo il battesimo direttamente dalle mani di Papa Benedetto XVI .

Perché le Chiese cristiane , anziché dar spazio al musulmano che a rischio della propria vita si è convertito al cristianesimo e che il vero volto dell’islam lo conosce meglio di quella professoressa che ne ha studiato la storia, lo boicottano ? Forse perché ai loro occhi ha il torto di criticare l’islam e di non essere d’accordo con la politica islamofila di Papa Francesco?

Cristiani, fate lo sciopero della tassa di culto

In base alla legge cantonale concernente l’imposta di culto, sono assoggettate a questa imposta tutte le persone iscritte all’inizio dell’anno civile nel catalogo tributario della Parrocchia, rispettivamente della Comunità evangelica regionale (art. 5) . Ma chi non lo desidera non è tenuto a pagare questa imposta. L’articolo 8 della legge specifica che “Le persone fisiche e giuridiche possono dichiarare, il primo anno entro un mese dall’intimazione della decisione d’iscrizione nel catalogo tributario, a valere per l’anno stesso, ed in seguito in ogni tempo, a valere per l’anno civile successivo, l’esenzione dall’imposta, rispettivamente l’assoggettamento, giusta l’art. 5, attraverso istanza scritta da inoltrare al Consiglio Parrocchiale, rispettivamente al Consiglio di Chiesa.

Giorgio Ghiringhelli

Fino a quando nel nome del pluralismo delle opinioni la “voce” radiofonica delle Chiese cristiane ticinesi non darà spazio pure a Magdi Cristiano Allam, invito tutti i cristiani ticinesi a non più versare alcuna tassa di culto alle loro rispettive Chiese, le quali usano questi soldi per fare propaganda (anche nei loro bollettini informativi) all’islam e all’immigrazione islamica. Non si possono avere i piedi in due scarpe : o si è cristiani o si è musulmani.

In base alla legge cantonale concernente l’imposta di culto, sono assoggettate a questa imposta tutte le persone iscritte all’inizio dell’anno civile nel catalogo tributario della Parrocchia, rispettivamente della Comunità evangelica regionale (art. 5) . Ma chi non lo desidera non è tenuto a pagare questa imposta. L’articolo 8 della legge specifica che “Le persone fisiche e giuridiche possono dichiarare, il primo anno entro un mese dall’intimazione della decisione d’iscrizione nel catalogo tributario, a valere per l’anno stesso, ed in seguito in ogni tempo, a valere per l’anno civile successivo, l’esenzione dall’imposta, rispettivamente l’assoggettamento, giusta l’art. 5, attraverso istanza scritta da inoltrare al Consiglio Parrocchiale, rispettivamente al Consiglio di Chiesa.