La scorsa settimana i Verdi Svizzeri hanno presentato il loro “Piano per il Clima, per una Svizzera dall’impatto climatico positivo”. Cogliamo l’occasione per illustrare la posizione delle Giovani Verdi su questo tema in modo critico e costruttivo.

Prevedere entro il 2030 la diminuzione delle emissioni interne e importate del 50% raggiungendo lo zero netto solo nel 2040 è a nostro avviso troppo tardi. L’accordo sul Clima di Parigi cita i principi di equità e di responsabilità comune ma differenziata. In quanto paese altamente sviluppato, la Svizzera deve mostrarsi pioniere nella lotta al surriscaldamento climatico fissando dunque al 2030 il raggiungimento dello zero netto in loco senza compensazioni all’estero.

L’acquisto di automobili a combustione interna, così come l’installazione di sistemi di riscaldamento a olio combustibile, saranno vietati solamente dal 2030. La maggior parte delle emissioni di gas serra prodotte nella Confederazione sono imputabili alla mobilità e alle abitazioni: è dunque fondamentale ridurre i consumi in questi settori anticipando l’eliminazione progressiva dei carburanti fossili e favorendo una rapida conversione alle energie rinnovabili entro il 2025. Per i trasporti ciò si tradurrebbe in particolare in misure più incisive nella limitazione del traffico stradale, trasferendo il traffico merci su rotaia, potenziando il trasporto pubblico e al contempo favorendo sia la pedonalizzazione nei centri urbani che lo sviluppo di soluzioni di mobilità lenta e condivisa.

Per raggiungere la ‘neutralità climatica’ i Verdi propongono di compensare parte delle emissioni con mezzi tecnici, alcuni dei quali sono ancora in fase sperimentale o non sono ora fruibili nella misura necessaria. Questo comporta il rischio che simili soluzioni tecnologiche vengano utilizzate come scusa per giustificare l’ulteriore immissione nell’atmosfera di gas ad effetto serra, invece di promuovere una loro concreta riduzione. L’utilizzo di tecnologie di cattura e stoccaggio deve rimanere marginale rispetto all’impegno nell’agire in maniera prioritaria sul fronte della riduzione dei consumi.

I Verdi non si esprimono sul tema del finanziamento solidale della ricostruzione ecologica: negli ultimi decenni alcune aziende, industrie e privati si sono ulteriormente arricchite grazie allo sfruttamento dell’ambiente e della gente. Per questo motivo abbiamo bisogno di una risposta solidale alla crisi climatica, con una chiara ridistribuzione della ricchezza: ad esempio attraverso l’aumento delle imposte su patrimoni miliardari e sulle plusvalenze.

Per raggiungere risultati concreti il prima possibile, dobbiamo abbreviare la tempistica con risoluzioni più coraggiose. Il Piano per il Clima dei Verdi non si spinge abbastanza lontano, anche se rimane il più ambizioso finora presentato da un partito politico per adempiere agli obbiettivi dell’Accordo di Parigi. Con la loro strategia ‘Cool Down 2040’ i Verdi liberali ignorano completamente le emissioni importate (emissioni grigie) mentre i Socialisti con il loro ‘Piano Marshall’ si prefiggono di raggiungere lo zero netto solo entro il 2050.

Dobbiamo basare le strategie climatiche sulla necessità appurata dalla scienza e non secondo tempistiche politiche, non c’è più tempo per tergiversare. Le soluzioni tecniche per affrontare ora la crisi climatica ci sono, c’è dunque bisogno di un cambiamento sistematico di paradigma attraverso uno sforzo collettivo. Per un azione efficace e coordinata proponiamo l’istituzione di un ‘Consiglio per il Clima’ o ‘Task Force Climatica’ i cui membri verrebbero estratti a sorte tra la popolazione. Si tratterebbe di un organo pari all’Assemblea Federale con il compito esclusivo di occuparsi della crisi climatica tramite il sostegno e l’appoggio della scienza, indirizzando la Svizzera sul giusto percorso per attenuare la crisi climatica.