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Ieri serata dedicata ai preventivi in diversi comuni. In particolare, a Lugano si è ritoccato verso il basso il moltiplicatore, dall’80% al 78%. Era stato il PPD a proporlo, come compensazione per l’entrata in vigore della tassa sul sacco che porterà 5 milioni nelle casse del comune. Ma il problema sottolineato da Michele Foletti è che ancora non vi è un regolamento per il balzello: Ghisletta gli ha fatto notare che a quel punto si sarebbe potuto non inserire la cifra nel preventivo, al che il leghista ha replicato che c’è un voto positivo del Legislativo sul tema. La Lega ha deciso di astenersi, il PS ha seguito il Municipale leghista, il PPD, il PLR e l’UDC hanno votato sì, garantendo la vittoria. Per Foletti è comunque una scelta presa di pancia, “nessun ci dà la garanzia che possiamo applicare il regolamento nel corso del 2018. Invece di arrivare a pareggio di bilancio facciamo un bel passo indietro. Dovremo rifare tutti i calcoli per poter arrivare al pareggio almeno nel 2019”.

Marco Borradori ha detto che la stabilità del moltiplicatore è a rischio, la socialista Cristina Zanini ha parlato di una decisione assunta senza essere oggettivi, calcolando anche gli sgravi cantonali in arrivo. Lei avrebbe puntato piuttosto su un potenziamento dei mezzi pubblici in alcune fasce.

A Locarno e a Bellinzona tutto bene, con l’ok ai preventivi. A Mendrisio il tema caldo è stato il Centro Giovani, che è salvo.

A Bellinzona questa mattina invece si è tornati a parlare di neve, con tre Municipali (Branda, Bersani e Paglia) che hanno ammesso che qualcosa non ha funzionato nello sgombero, pur assolvendo e ringraziando gli operati per le 4’300 ore di lavoro. Facendo due conti, il tutto è costato attorno ai 250mila franchi, e non è andato a dovere. Per le prossime nevicate, si creerà un gruppo di coordinamento. I tre si sono scusati con la popolazione.

Alta tensione fra Svizzera e UE. A quanto pare, nonostante il miliardo e 300 mila franchi per il fondo di coesione, la Svizzera non otterrà né maggiori margini di negoziato sull’accordo quadro istituzionale, quello che vorrebbe una ripresa più sistematica del diritto europeo, e neppure l’equivalenza delle Borse svizzere a quelle europee, che l’UE vorrebbe concedere per un solo anno. Ignazio Cassis non ci sta e ha detto che in caso di scelta non soddisfacente sul tema la Svizzera potrebbe tornare indietro riguardo al miliardo. E non è contento neppure del fatto che il nostro paese si trova nei paradisi grigi.