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La pandemia da coronavirus ha fatto emergere molti punti deboli nel nostro sistema sanitario, economico e sociale.  Innanzitutto, la retorica del “ci siamo dentro tutti e insieme ce la faremo!” si è rivelata opportunista, in quanto in più occasioni abbiamo visto mettere gli interessi dell’economia davanti a quelli di lavoratrici e lavoratori. Inoltre, nelle misure messe in atto per far fonte all’emergenza è apparsa evidente la distinzione tra cittadini di serie A e B, e per di più alcune categorie di persone sono rimaste palesemente invisibili a qualsiasi forma di intervento. Oltretutto, ancora non si è sentito parlare di salvaguardare dell’ambiente; miopi nell’evidenza, che se la terra è malata i suoi abitanti non possono di certo essere in piena salute.

Nella Giornata internazionale del lavoro anche le Giovani verdi avanzano le seguenti rivendicazioni fondamentali.

Prima di tutto, una buona parte della classe lavoratrice che si è trovata in prima linea nella crisi sanitaria è retta da donne. Donne che, soprattutto in Ticino, sono state escluse dalla stanza dei bottoni, ma che sono ben presenti in settori che offrono paghe da fame e condizioni precarie. Donne, che per il resto dell’anno subiscono discriminazioni, sul posto di lavoro, nei media, nella politica e dalla società stessa. Se davvero vogliamo ripartire verso un sistema diverso, non dimentichiamoci dei diritti delle donne, così come in generale di quelle categorie di lavoratrici e lavoratori che da troppo tempo rivendicano condizioni lavorative dignitose.

Durante la crisi sanitaria abbiamo anche assistito a forme di giustizia fai da te. Alcuni personaggi miliardari si sono infatti impietositi di fronte all’estreme condizioni in cui versavano certe fasce della popolazione e hanno optato per un generoso gesto di redistribuzione dei redditi.

Non è una novità che la percentuale di produzione destinata ai salari sta costantemente diminuendo da decenni, mentre cresce quella dei profitti aziendali e del capitale. Complessivamente, i paesi stanno diventando più ricchi e le aziende più efficienti, ma non stiamo creando nuovi posti di lavoro ne stiamo pagano di più le persone, sono sempre i soliti noti a beneficiarne. I dati pubblicati recentemente dall’Ufficio di statistica confermano la tendenza, soprattutto per il Ticino. È per questo che chiediamo l’istituzione immediatamente di un reddito di base incondizionato, finanziato tra le altre cose da un’imposizione progressiva sui redditi da capitale.   

Infine, è importante ricordarci che non possiamo ripartire a spese dell’ambiente e che è imperativo investire oggi nella creazione di nuovi posti di lavoro occupati da manodopera locale, per permetterci di effettuare la svolta energetica tanto agognata. È un’opportunità che non dobbiamo farci sfuggire, soprattutto perché altrimenti le conseguenze saranno pagate sempre e ancora dalle fasce più fragili. Rivendichiamo un’azione politica immediata per far fronte al debito climatico che ci toccherà supportare negli anni avvenire. Non abbiamo più tempo!