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Il salario minimo scontenta Bertoli, PS, MPS e PC, i Verdi pensano al referendum

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Il tema del giorno è sena dubbio il salario minimo.

Il DFE ha presentato il messaggio dove spiega come vorrà applicare Salviamo il lavoro in Ticino: il minimo orario lordo, differenziale secondo 77 categorie di lavori, va tra i 18,25 franchi orari e i 19,25 franchi orari, più diversi accorgimenti per il controllo.

Manuele Bertoli da subito si è detto non d’accordo, non presenziando alla conferenza stampa assieme a Vitta: al suo posto, Zali.

Secondo il socialista, i calcoli del Governo sono sbagliati. Il DFE sostiene di aver scelto una cifra che sarà calcolata all’interno di una forchetta compresa tra le prestazioni LAPS e le prestazioni complementari AVS (PC-AVS/AI).  Per Bertoli, “la distanza tra quanto proposto e quanto da me auspicato era troppa per poter condividere la nuova legge così come presentata. Il salario minimo è una necessità, ma deve essere dignitoso e permettere ad una famiglia di vivere con qualcosa in più di quanto non eroghi il sistema sociale. Il calcolo è errato, tiene conto solo del lavoratore singolo e non della sua famiglia”. Semmai, auspica, se non si può arrivare a 21 franchi orari, si abbassino i costi.

Il suo partito, il PS, ha ribadito lo stesso concetto, chiarendo che “l’introduzione di un minimo salariale legale è una misura di politica sociale utile nella misura in cui permette alle persone che lavorano, anche quelle con figli a carico, di vivere dignitosamente. La forchetta definita dalla maggioranza del Governo implica invece che chi riceve questi salari sia comunque costretto a chiedere l’aiuto dello Stato. Non quindi ammissibile che lo Stato introduca un salario minimo, riconoscendogli lo statuto della legalità, che implica un suo intervento. Le prestazioni sociali sono previste per aiutare chi è in difficoltà, non per sovvenzionare le aziende che elargiscono dei salari insufficienti!”. A Neuchâtel si parlava di 20 franchi all’ora, e i costi sono comunque inferiori al Ticino.

I Verdi, promotori dell’iniziativa, pensano al referendum. “Al primo colpo il Governo non fa centro. Le cifre pubblicate oggi dal Consiglio di Stato disattendono totalmente lo scopo del salario minimo sociale, ovvero quello di poter permettere ai cittadini e alle cittadine risiedenti su territorio ticinese di poter vivere senza ricorrere agli aiuti sociali. Questo significa che il governo non ha proposto una soluzione concreta per arginare il problema della povertà ticinese che ricordiamo essere il cantone con il più alto tasso di povertà della Svizzera”. E anche loro contestano i calcoli, “le basi di calcolo prese per definire le cifre sono inoltre arbitrarie e non corrispondono a quanto stabilito dalla sentenza del tribunale federale”. Non escluso, dunque, il ritorno alle urne.

Deluso anche l’MPS. “Isalario minimo proposto (che si situa tra 3’372 e 3’462 franchi mensili e che corrisponde ad un salario, calcola come consuetudine su 13 mensilità, oscillante tra i 3’112 franchi e i 3’195 franchi) è di quasi il 30% inferiore al salario mediano (su 13 mensilità) . Ora questa legalizzazione della miseria segna un ulteriore passo con la fissazione di un salario minimo legale legittimato proprio da questo suo carattere di universalità. Oltre alle ricadute salariali alle quali abbiamo accennato, val la pena ricordare le negative ricadute sociali. Pensiamo, ad esempio, quale effetto potrà avere sui salari dei disoccupati alla ricerca di un nuovo posto di lavoro la proposta di salari così bassi, ma legittimi perché legali. Sorprende poi che tale proposta venga considerata un “compromesso” tra le posizioni padronali e quelle sindacali. Speriamo che le organizzazioni sindacali, almeno quelle ancora degne di tal nome, abbiano una reazione forte rispetto a questa scellerata e inaccettabile proposta”.

Il comunista Massimiliano Ay ha commentato: “Decisamente non ci siamo: il salario minimo orario proposto dal governo è a dir poco scandaloso. E dopo l’imbarazzante (per usare un eufemismo) situazione di Argo1, il Consiglio di Stato sembra stia facendo di tutto per far perdere ulteriore credibilità alle istituzioni. Questo genere di minimino salariale avrà come unica conseguenza una tendenza al ribasso degli stipendi, un vero e proprio “Dumping di Stato”. Ora, va bene che la destra non faccia gli interessi dei lavoratori, ma qui è sparito persino quel po’ di buon senso che ci si poteva attendere fosse rimasto!”.

L’aeroporto di Lugano ha un nuovo direttore, scelto dal CdA della LASA: si tratta di Maurizio Merlo, ex CEO di Darwin.

 

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