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Oggi è stata un’altra lunga giornata di Gran Consiglio ma non si è ancora arrivati al piatto forte della questione rimborsi. Si è discusso di crediti per opere viarie, in particolare per la sostituzione di alcune rotonde con dei semafori per snellire il traffico nel Malcantone e nel Piano di Magadino.

A proposito di rimborsi, il Governo ha fatto sapere alla Gestione di aver trovato una nota firmata dall’ex cancelliere Gianella in merito al forfait che da 5’000 franchi annui diventava 6’000, sebbene successivo alla lettera inviata dallo stesso Gianella all’Ufficio stipendi, in cui comunicava l’aumento. La Gestione pare abbia richiesto ulteriori informazioni.

Il Movimento per il Socialismo ha voluto manifestare la sua opinione, ovvero che finirà tutto insabbiato, regalando proprio sacchetti di sabbia ai deputati prima della loro entrata in aula.

Il Gran Consiglio ha anche dato via libera a un aiuto per Asia Bibi, che si tradurrà in una lettera scritta al Consiglio Federale (che a sua volta ha già detto di essersi interessato alla vicenda).

Ieri è stato dato il via libera alla legge sulla polizia, che non piace per nulla al Forum Alternativo: “Gobbi manda in soffitta un caposaldo del nostro diritto – la presunzione d’innocenza – per fare spazio alla sorveglianza preventiva. Pratiche che fino a ieri erano adottate dalla polizia in modo illegale, perché contrarie al diritto del nostro paese, da oggi avranno una copertura”, si legge. Non possiamo accettare l’instaurazione di una società del sospetto reciproco, sotto il controllo costante di una polcantonale divenuta polizia politica. La P-26, che tanto piace a Gobbi, si realizza in parte nella polizia del Canton Ticino. Ma il ministro leghista non si illuda: le forze di sinistra e democratiche di questo cantone non staranno a guardare. Non è escluso infatti il ricorso a tutte le misure legali possibili per impedire questo scempio e tutelare così le libertà di tutte e di tutti. Gli estremi per un ricorso al Tribunale Federale ci sono tutti. Non dimentichiamo però che Gobbi non è il solo colpevole. Il Gran Consiglio si vergogni di avere accettato una legge maldefinita che può prestarsi ad abusi e soprusi e che restringe gli spazi di agibilità democratica”.

A Berna, l’UDC nazionale, assieme al PS, ha affossato la revisione della legge sul CO2. Se l’asse rosso-verde voleva salvaguardare l’ambiente, per l’UDC l’importante era non cambiare. Non sono contenti in merito i ticinesi Fabio Regazzi e Rocco Cattaneo. “L’alleanza «contronatura» fra i poli del Parlamento ha portato in più di un’occasione a risultati clamorosi”, ha detto il pipidino, mentre il liberale si augura che tutti cambi agli Stati.

Discussioni e botta e risposta anche per la bocciatura dell’iniziativa di Chiesa di chiedere che un Consigliere Federale abbia una sola nazionalità. “Oggi il Consiglio nazionale ha deciso che i Consiglieri federali potranno essere binazionali. Non dovranno rinunciare al doppio passaporto. La mia iniziativa parlamentare é stata sostenuta in maniera convinta dall’UDC”, commenta amareggiato. “Per gli altri partiti che la Svizzera abbia un Consigliere federale col passaporto europeo non è un problema”.

Al che Marco Romano: “Consiglieri Federali e cittadinanza: la solita occasione per l’UDC per aizzare le folle e sparare nel mucchio, siamo tutti cattivi e irresponsabili, ma basta! Il Parlamento non elegge cittadini con due/tre cittadinanze e la persona che si trova ad esser candidata sa che per essere eletta deve rinunciare – non serve modificare la Costituzione con una votazione che costa centinaia di migliaia di franchi – tutti i cittadini svizzeri possono essere eletti in Governo, l’Assemblea federale valuta e sceglie: come non elegge criminali e mentecatti, tanto è sensibile sulla questione della cittadinanza! UDC e Lega per favore uscite dall’angolo, il Paese ha bisogno di unione e non continue polemiche e barricate!…negli ultimi 120 anni non vi è mai stato un caso…”.

Ha controrisposto Alain Bühler, “Romano la smetta di fare il Calimero, soprattutto con post sbrigativi e superficiali. Innanzitutto, non è mai successo in 120 anni perché fino al 1992 chi acquisiva la cittadinanza elvetica era chiamato a rinunciare a quella precedente. Inoltre, oggi non vi è nessun obbligo a rinunciare alla cittadinanza straniera in caso di elezione in Governo e le sensibilità del Parlamento sul tema non sono certo una garanzia di non elezione di un Consigliere federale con due cittadinanze in futuro. Ricordiamoci poi che gli svizzeri sono chiamati a votare almeno 4 volte l’anno, si tratterebbe semplicemente di inserire il “tema” in una delle date stabilite dal Consiglio federale, senza chissà quale spesa. Per contro, legiferare in modo che in futuro non ci siano membri del Governo della Confederazione elvetica con due passaporti è solo una garanzia a tutela della nostra sovranità. Esercitare i poteri esecutivi in rappresentanza del Popolo svizzero dovrebbe essere quindi un compito che richieda l’esclusività e non la possibilità di tenere in tasca un passaporto europeo. A meno che in un eventuale futuro non volessimo vedere ex Consiglieri federali candidarsi alla Presidenza del Consiglio in Italia, tanto per fare un esempio”.

I socialisti Raoul Ghisletta, Marco Jermini e Sergej Roic hanno inoltrato ricorso al Consiglio di Stato contro il ROD e in particolare contro l’articolo 15a, quello che prevede una sorta di preferenza indigena: “I motivi del ricorso sono i seguenti: il Consiglio comunale di Lugano si arroga una competenza che non gli compete e legifera in contrasto con la legislazione svizzera e internazionale; la revisione del ROD di Lugano approvata il 12 novembre 2018 già introduce una modifica dell’art. 5 ROD, che nelle assunzioni dà la possibilità al Municipio di preferire le persone domiciliate in ogni circostanza ragionevole: se nell’art. 5 ROD vediamo un interesse legato alla comunità territoriale amministrata dall’ente pubblico, questo non è il caso per la discriminazione introdotta dal nuovo art. 15a ROD nei confronti delle persone domiciliate a Lugano con permessi F o N; il nuovo art. 15a ROD obbliga il Municipio di Lugano, nella procedura di assunzione dei propri dipendenti, ad agire in modo discriminatorio e contrario alla legislazione superiore, esponendosi pertanto all’illegalità e a ricorsi che rallenteranno il buon funzionamento del Comune; l’immagine nazionale e internazionale della Città di Lugano viene offuscata dall’adozione del nuovo art. 15a ROD. L’approvazione dell’art. 15a ROD da parte della maggioranza del Consiglio comunale di Lugano è avvenuta per futili motivi di propaganda populista e xenofoba, rispettivamente per pusillanimità nel non contrastare tale propaganda. Speriamo che il nostro ricorso possa sanare questo errore politico, perché, come dice il detto popolare, il “troppo storpia”.

Lorenzo Quadri li ha subito attaccati: “I compagni spalancatori di frontiere si scandalizzano perché il ROD rispetta la costituzione cantonale e federale (preferenza indigena votata dal popolo). Ecco come il PS promuove l’occupazione dei ticinesi. Ormai questa gauche-caviar sa solo riempirsi la bocca con le solite trite e sciocche accuse di “xenofobia”.

Il PS luganese ha anche inviato una mozione al Consiglio di Stato per chiedere un’analisi dettagliata sui posti di apprendistato disponibili e su quelli richiesti.

La pipidina Sara Beretta Piccoli invece interroga, insieme ad altri 8 deputati, riguardo la tempistica di realizzazione per la nuova legge cantonale sui pompieri