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Iniziativa parlamentare – Doppia nazionalità dei Consiglieri Federale

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Origine dell’iniziativa
Le riflessioni attorno alla doppia nazionalità dei Consiglieri federali, almeno per ciò che mi riguarda, sono nate spontaneamente durante le candidature al Consiglio federale di Ignazio Cassis e di Pierre Maudet, entrambi cittadini svizzeri e nel contempo cittadini di una altro Paese, l’uno italiano e l’altro francese. I due candidati all’Esecutivo hanno valutato la loro doppia cittadinanza in maniera diversa: uno, Cassis, ha rinunciato al passaporto italiano prima della sua elezione, l’altro, Maudet, ha affermato che avrebbe atteso di esser eletto per prendere una decisione sul da farsi. Cassis in particolare aveva affermato: “non è che lasciando il passaporto italiano perdo la mia italianità, resto un cittadino svizzero di lingua e cultura italiana, ancorato a questo bacino culturale, e continuerò a rappresentare questa italianità. Ho fatto questa scelta perché non ero a posto con la coscienza. Se c’è una parte della popolazione che avverte la doppia cittadinanza come mancanza di lealtà, allora deve essere immediatamente chiaro a tutti che c’è lealtà verso un solo Stato, per me è un aspetto simbolico importante. Fino al livello politico di parlamentare nazionale non vedevo conflitti, ma a livello di Consiglio federale ho riscontrato un’incoerenza che mi ha portato a questa scelta.”

La sovranità
Al di là delle riflessioni del Consigliere federale Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, è evidente a tutti che il ruolo di Consigliere federale, membro dell’Esecutivo svizzero al quale compete a rotazione anche la carica di Presidente della Confederazione, sia intimamente legato alla sovranità del nostro Paese.

La statistica
Il tema portato da questa iniziativa si sta facendo strada nella politica e tra la popolazione anche a seguito del consistente aumento della proporzione di cittadini svizzeri in possesso di un’altra cittadinanza. Nel 2016, la popolazione residente permanente in Svizzera di 15 anni o più con la doppia cittadinanza ha raggiunto quota 916’257. 4’376’535 sono invece i cittadini svizzeri che avevano la sola cittadinanza svizzera. Dopo il cambiamento legislativo di inizio anni ’90, la percentuale di svizzeri con doppia cittadinanza è passata dal 10% delle classi d’età più avanzate al 25% tra i più giovani. Il quesito qui posto non è dunque un mero quesito di forma ma anche di sostanza, che si ripresenterà a cadenza regolare anche nel prossimo futuro.

Rispettare due Costituzioni – livello formale e di cuore
Ma cosa significa possedere la cittadinanza di due Paesi? Cosa significa avere due o più passaporti? A livello formale niente di più e niente di meno che l’assunzione di diritti e di doveri nei confronti di uno o più Paesi. L’articolo 53 della Costituzione italiana, ad esempio, impone a tutti i cittadini italiani il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. Questo dettame é accompagnato dal sacro dovere di difendere la patria. L’Italia nella sua retorica non è un’eccezione, tutti i Paesi enunciano nella propria Costituzione diritti e doveri, ed alcuni come la Francia ad esempio prevede a chiare lettere che “Une personne qui a acquis la qualité de Français peut être déchue de la nationalité française si elle s’est soustraite à ses obligations de défense, ou si elle s’est livrée à des actes contraires aux intérêts fondamentaux de la France.”. Insomma la Nazione deve essere rispettata e chi contravviene a questo obbligo diventa un reietto. A livello di cuore descrivere una doppia cittadinanza è ben più complicato. Alcuni pensano che la Patria possa essere una sola, come una Madre. Altri che sia possibile avere più radici. Da questa dialettica non è possibile uscirne se non con un voto a maggioranza. La mia ambizione è quella di accantonare momentaneamente la parte emotiva e romantica per non archiviare in cantina i concetti formali prima suggeriti. E allora, se attribuiamo ancora del valore alle Costituzioni dei Paesi è evidente che la doppia cittadinanza possa essere fonte di un conflitto di interessi, difficile, talvolta impossibile da risolvere. In questo contesto non solo si manifesta la questione della scelta di campo, tra un Paese ed un altro, ma anche quella della completa fiducia che il cittadino rappresentato deve poter riporre nella più alta carica dello Stato. Nel caso specifico in un Consigliere federale binazionale che d’altronde il cittadino svizzero non ha votato se non per il tramite dell’Assemblea federale. I cittadini dunque non devono avere il minimo dubbio, fosse anche solo a livello di immagine verso l’esterno, quali interessi l’eletto salvaguarderà e promuoverà, se necessario anche con fermezza e con durezza. La cronaca politica degli ultimi anni ha offerto numerosissimi esempi di conflittualità di interessi tra la Svizzera e altri Stati. Gli esempi tra l’Italia e la Svizzera si sprecano. La retorica dell’amicizia fra i Paesi va bene in certe occasioni pubbliche; fa parte del gioco. Ma sappiamo bene che è, appunto, retorica. La sostanza politica è un’altra cosa. Il Consigliere federale deve dunque essere come la moglie di Cesare quindi non solo essere ma anche apparire al di sopra di ogni sospetto.

I privilegi della doppia nazionalità
Al di là di questi aspetti è utile ricordare che un Consigliere federale non è il manager di una grande azienda multinazionale con sede in Svizzera. Il suo compito attiene alla sovranità nazionale, agli interessi più delicati del nostro Paese. A lui è dunque anche chiesto di condividere la sorte di quei 4, 4 milioni di cittadini svizzeri che non sommano doppi diritti grazie a doppie nazionalità. La cittadinanza concede infatti generalmente il diritto di voto, di essere eletti, come ben sapete, ma anche di beneficiare dei servizi dello Stato che mette a disposizione dei propri cittadini, di essere nominati a cariche riservate a cittadini di quello Stato, a partecipare a concorsi riservati a cittadini di quel Paese, ad aver i diritti dei cittadini comunitari in caso di passaporto europeo. Inoltre il diritto alla tutela diplomatica, a firmare referendum, il diritto di circolazione e soggiorno senza visto, il diritto a pagare tasse meno care rispetto a uno straniero e acquistare terreni e case senza limitazioni. In concreto, nel caso di un conflitto tra il nostro Paese e l’Unione europea, un Consigliere federale svizzero ed europeo non dovrebbe sopportare le ritorsioni che dovrebbe sopportare lo svizzero con la sola cittadinanza del nostro Paese.

Una questione morale?
Termino con una considerazione. Mi sono posto la domanda se rinunciando alla seconda cittadinanza un CF sarebbe migliore e garantirebbe migliori decisioni? Rispondo di no, ma sarebbe un CF che ha dimostrato di saper fare una scelta di campo. I CF non sono dei robot e conoscono certamente la difficoltà di essere chiamati ad essere fedeli alla Costituzione di due Paesi. Noi non possiamo eleggere chi deve servire due padroni, pena il paragone all’irriverente arlecchino. Se questa bigamia poi tocca il capo del dipartimento degli affari esteri e a quello dell’esercito, l’inopportunità appare il tutta la sua evidenza.

Conclusione

In estrema sintesi ritengo che l’esercizio del potere al più alto livello del Paese richieda quell’esclusività che due cittadinanze non permettono. Per questi motivi vi invito a sostenere questa iniziativa che porta chiarezza per il futuro, sbarazza il campo dai privilegi e dai doveri che nascono dalla doppia nazionalità di un Consigliere federale, e rafforzano, anche ad occhi esterni da Palazzo, il legame di fedeltà alla nostra Patria.

Perché no
• Il ruolo del CF è intimamente legato alla sovranità nazionale;
• Il ruolo del CF è inconciliabile con i doveri di fedeltà integrati nelle Costituzioni di diversi Paesi.
• La doppia nazionalità offre dei privilegi di cittadinanza che non sono accordati ai 4,4 milioni di cittadini svizzeri con il solo passaporto rossocrociato
• Il CF con die cittadinanze può votare e essere eletto in die Paesi diversi. Manuel Valls, già primo ministro francese e ora candidato al sindacato di Barcellona, è l’esempio più recente. Sembra un giocatore di calcio che prima milita per il Paris St-Germain e poi passa al Barcellona;
• Anche il solo sospetto di un conflitto di interessi o di opportunità quando si tratta di questa carica deve essere evitato

Marco Chiesa, UDC

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