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Nel mese più acuto di marzo, con la pandemia Covid19, abbiamo appreso che sono stati rafforzati sia il settore medico che quello infermieristico. Questo con l’assunzione temporanea di praticanti, alunni o persone disoccupate specializzate in questo settore fondamentale per combattere la pandemia.

Sicuramente un sentito grazie va a tutto il personale all’opera e quindi regolarmente assunto, sia esso residente o estero. Cosi come a coloro che si sono messi a disposizione per questa “chiamata alle armi” in un delicatissimo periodo storico che ha sconvolto non solo la popolazione ma anche l’economia e la politica. Questa pandemia porta e porterà a delle riflessioni non indifferenti nel futuro di tutti i settori lavorativi e comportamentali per l’intera società.

Sebbene e fortunatamente la curva dell’infezione sembra sia sotto controllo oggi, cogliamo l’occasione però per porre qualche domanda in questa fase e in quella futura, vista la convivenza che dovremo ancora avere con Covid19 e con altre simili patologie potenziali in futuro:

Chiediamo così al Consiglio di Stato:

Dall’annuncio fatto pubblicamente dall’EOC per l’assunzione di personale extra, (non nell’attuale organico) quante persone si sarebbero annunciate? (Quanti residenti e quanti stranieri)

Queste persone neo assunte in emergenza sono tutt’ora operative nei vari ospedali o altre strutture sanitarie ticinesi?

Che tipo di contratto lavorativo è stato stipulato e per quanto tempo?

Ritiene il Consiglio di Stato che queste persone che si sono spontaneamente offerte e messe a disposizione, specie i residenti in Ticino, possano essere prese in considerazione per essere integrate definitivamente e gradualmente nei rispettivi organici ospedalieri o simili?

Non reputa il Consiglio di Stato di incentivare di più, in futuro, la formazione e l’assunzione di personale paramedico e infermieristico in Ticino, affinché si assumano maggiormente ticinesi e residenti a km zero?

Il Consiglio di Stato ha intenzione di rivedere tutto questo settore affinché non dipenda più così tanto da personale proveniente dall’estero? (Il rischio è che in futuro gli Stati esteri precettino i loro concittadini e li obblighino, per questioni sanitarie gravi, a restare in Patria. Per ora non è successo ma la possibilità rimane in futuro per qualsiasi calamità che oggi non possiamo prevedere.

Per il Gruppo UDC in Parlamento

Tiziano Galeazzi