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La clausola ghigliottina… della RSI e dei bilaterali. Lanciata l’iniziativa UDC, le opinioni di Chiesa, Cattaneo e Modenini

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Lorenzo Quadri attacca ancora la RSI. Ieri è circolata la notizia secondo cui l’azienda di Comano ha inserito nei rinnovi contrattuali a inizio anno coi fornitori una clausola che dice che in caso di passaggio di No Billag alle urne potrà disdirli senza pagare danno. E il leghista si è infuriato. È come dire che o vi impegnate a fondo facendo campagna attiva perché venga bocciata l’iniziativa oppure noi vi rescindiamo il contratto. In realtà il messaggio è questo, una mossa di campagna elettorale di un’azienda pagata coi nostri soldi, che dovrebbe fare servizio pubblico. I fornitori sono in grado di decidere senza che si mettano in atto questi atti ricattatori.  Il fatto che la RSI si serva anche di mezzi di pressione di tipo ricattatorio nei confronti loro altro non fa che screditarla ulteriormente e quindi alla fine le si ritorcerà contro. Queste esagerazioni si trasformeranno in un boomerang, chi in casa RSI conduce la campagna, coi soldi del canone tra l’altro, dovrebbe pensare meglio a certe mosse che potrebbe rivelarsi controproducenti”.

Alain Bühler ha parlato di ricatto: “devo dare atto alla RSI, la mossa delle clausole di rescissione è tanto furba quanto diabolica. Così tengono in scacco gli imprenditori… ricatto da manuale. E diventa sempre più Davide contro Golia”.

L’UDC e l’ASNI hanno lanciato la raccolta firme per disdire la libera circolazione delle persone. “È ora che si affrontino i problemi alla radice. La sinistra e i sindacati continuano a richiedere insignificanti e inutili cerottini da applicare su una copiosa emorragia. In verità loro non hanno alcun interesse a favorire i lavoratori residenti, minacciati dall’effetto di sostituzione, perché sono al soldo in particolare dei lavoratori frontalieri che pagano le loro quote sindacali. I sindacati sono i vincitori della libera circolazione e i loro padroni in Ticino sono i lavoratori esteri. E continuano dunque a proporre gattopardeschi palliativi, spesso solo utili ad allargare la loro presenza e la loro influenza, senza mai prendere la parte dei residenti. Prova ne è che non vi è alcun interesse per la vera cura alle derive a cui stiamo assistendo ossia la disdetta dell’accordo sulla libera circolazione, il ripristino dei contingenti, dei tetti massimi e della preferenza indigena così come in atto fino al 2007 “, ha detto Marco Chiesa. “Un’immigrazione ragionevole, al servizio degli interessi del nostro Paese, che garantisca opportunità professionali ai residenti a mezzo della preferenza indigena, e che non comporti gli enormi disagi che oggi conoscono le regioni di frontiera, è la soluzione per cui mi batto. E lo faccio senza alcuna sudditanza nei confronti di Bruxelles”.

Per il liberale Rocco Cattaneo è “un’iniziativa pericolosa ma anche un importante atto di democrazia. Spetterà al popolo valutare se vale la pena di sacrificare i bilaterali sull’altare della libera circolazione delle persone, dato che a mio avviso cadranno tutti con la clausola ghigliottina. Erano un buon compromesso, che il Consiglio Federale ha salvato con la soluzione sul 9 febbraio, per rimanere sovrani ma anche nel mercato UE. Se passasse il sì, avremo due strade: o entrare nell’UE o isolarci”.

Sostanzialmente d’accordo sulla clausola ghigliottina Stefano Modenini di AITI: “L’iniziativa è un autogol. Il problema è che non voteremo solo sulla libera circolazione, ma sul mantenimento o meno degli accordi bilaterali. Possiamo considerare l’iniziativa come un autogol perché gli accordi bilaterali riguardano diversi temi, come per esempio il commercio, il trasporto aereo, quello ferroviario, ecc. Questi accordi regolano quindi dei temi molto importanti per la Svizzera. Se cade la libera circolazione, cadono anche tutti gli altri accordi e si aprirà uno scenario di problematiche non indifferente da risolvere. Il cittadino deve essere consapevole che con il suo voto deciderà la politica europea della Svizzera dei prossimi anni”.

Massimiliano Ay del PC si ispira a quanto in atto a Ginevra e per una miglior equità politica chiede: “in occasione delle varie elezioni e di ciascuna votazione popolare, i comuni mettano a disposizione di tutti i partiti, così come dei comitati o delle associazioni coinvolte da una specifica votazione, appositi spazi per l’affissione gratuita dei rispettivi manifesti di propaganda “oggi a disposizione unicamente delle organizzazione più ricche”. Il Consiglio di Stato avrà il compito di stabilire il formato, il numero minimo di postazioni per ciascun comune e si adopererà affinché vi sia una equità di trattamento fra i gruppi maggiori e minori”.

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