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La Scuola che… non verrà. Bocciata la riforma, Bertoli sotto attacco

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Se a livello svizzero il Ticino si è allineato agli altri Cantoni in merito a due iniziative sugli alimenti equi (votando no, solo quattro cantoni svizzero-francesi hanno detto sì) e al decreto che inscrive nella Costituzione federale le piste ciclabili, molta attenzione era posta sul voto sulla sperimentazione de La Scuola che verrà. Bocciato dal 56,7% dei circa 40% aventi diritto di voto che si sono recati alle urne, non verrà applicato.

Il DECS assicura che comincerà presto a ragionare su un nuovo progetto, un auspicio che si augurano praticamente tutti i partiti.

Il grande sconfitto è Manuele Bertoli: “Ero moderatamente pessimista su questo voto ma, comunque, di fronte al no delle urne c’è grande delusione Sono amareggiato perché ora il progetto si blocca completamente. A votare è la popolazione e non solo le famiglie si vede che c’è una difficoltà a fare passare degli esperimenti nuovi. Io ho fatto il mio mestiere, che è quello di portare avanti delle riforme laddove necessario. Ora il popolo si è espresso e la sua decisione va rispettata. Peccato solo che ora c’è una battuta d’arresto nella scuola”.

Il suo partito, il PS, commenta: “La volontà dei ticinesi riguardo al credito per la sperimentazione del progetto “La scuola che verrà” è chiara: la popolazione ha respinto un progetto sostenuto dall’unanimità dal Consiglio di Stato e votato a larga maggioranza dal Gran Consiglio, obbligando l’insieme dei partiti a ripensare una riforma volta a migliorare la scuola e ad adattarla a un mondo che cambia con una grande velocità”. E precisa come non sarà l’immobilismo ad aiutare la scuola ticinese.

I grandi vincitori sono Lega e UDC. “Il voto odierno dimostra che i cittadini ticinesi hanno capito che approvare la sperimentazione avrebbe significato approvare la riforma tout-court, e che un’approvazione della riforma avrebbe comportato pesanti conseguenze per i giovani, per la società, per il mercato del lavoro del nostro Cantone, e anche per le tasche del contribuente. E questo almeno per i prossimi 40 anni. I cittadini ticinesi hanno deciso di non volere una riforma ideologica socialista, che avrebbe portato ad un livellamento verso il basso delle competenze degli scolari, mettendone a rischio il futuro scolastico e professionale, in un mercato del lavoro reso sempre più proibitivo dalla libera circolazione delle persone. I cittadini ticinesi hanno detto No ad un progetto che si sarebbe trasformato in un gigantesco piano occupazionale per docenti frontalieri, del costo di 35milioni di Fr all’anno”, esultano da via Monte Boglia.

Ancora più duri in casa UDC: “Il popolo ticinese ha bocciato con il chiaro risultato del 56,7% la pericolosa, oltre che sbagliata, sperimentazione di sapore sessantottino che il Dipartimento di Manuele Bertoli aveva elaborato, poco curandosi del parere contrario di parecchi degli attori coinvolti in questo essenziale settore politico dello Stato (docenti, genitori, imprenditori, eccetera). La maggioranza dei votanti ha dunque anche smentito quei parlamentari dei partiti di centro che avevano approvato il messaggio in Gran Consiglio, rendendo loro amaro il piatto di lenticchie (contemporanea sperimentazione altrettanto raffazzonata e vaga di fabbricazione PLR) per il quale avevano venduto il loro consenso nel parlamento cantonale. A rendere ancora più netto il risultato ha probabilmente contribuito anche il tono cattedratico e arrogante assunto durante la campagna di voto dallo stesso ministro e da diversi suoi sostenitori – in pratica quegli stessi che, considerando quella degli insegnanti una casta intoccabile, avevano altrettanto invano contrastato due anni fa l’iniziativa per l’insegnamento della civica. Il messaggio è chiaro: i Ticinesi hanno troppo a cuore la loro scuola per lasciarla alla mercé di pochi “addetti ai lavori” oltretutto spesso condizionati ideologicamente”.

Non risparmiano le frecciatine a Bertoli neppure i liberali: “c’era da aspettarselo. Nonostante il grande lavoro svolto dal PLR per inserire nella sperimentazione un modello di scuola più aderente alla realtà e, soprattutto, meno votata all’ideologia, l’insistenza e la testardaggine dei vertici dipartimentali hanno condotto al prevedibile naufragio dell’intero progetto. Un vero peccato, soprattutto perché nel modello PLR erano contenuti aspetti quali la differenziazione in base alle competenze (e non alla causalità) in alcune materie che avrebbero certamente contribuito a dare alla nostra scuola una spinta verso il futuro considerando adeguatamente i percorsi professionali”.

I Verdi fanno notare come sono amareggiati che “la popolazione abbia deciso di non sostenere un maggiore investimento nella scuola pubblica, bocciando la sperimentazione della Scuola che verrà. L’impressione che la campagna elettorale su questo tema sia stata abilmente trasformata in un referendum sul Consigliere di Stato a capo del dossier, evitando di discutere seriamente di visioni che avrebbero potuto portare benefici alle future generazioni e di conseguenza alla nostra società”.

Il PC vede dietro la sconfitta di oggi una possibile conseguenza elettorale: “Il rischio è ora che il PLR e il PPD mollino il PS (che sul tema non ha brillato per distacco critico) e si buttino quindi furbescamente a destra per riciclare alcune delle proposte di UDC & Co. volte a privatizzare la scuola, a mantenere la selezione precoce e a mettere in concorrenze fra loro gli allievi e le scuole ticinesi.  Questo scenario, che naturalmente non auspichiamo, andava tenuto conto anche da chi nella sinistra estremista ha fatto apertamente campagna contro la riforma, senza capire la fase, i rapporti di forza politici e dunque facendo solo un grosso favore a Morisoli & Co”.

Anche l’MPS ragiona:  “lo sviluppo della campagna, ha mostrato assai bene quanto il PLRT abbia puntato su una sconfitta di Bertoli. Basta vedere con quanto poco entusiasmo i tenori del PLRT (a cominciare dal suo presidente) si siano impegnati nella campagna, scegliendo di mandare avanti figure di secondo o terzo ordine, non tali sicuramente da “orientare” il grosso dell’elettorato liberale. Senza dimenticare che un progetto “targato” PS- PLRT non poteva non suscitare mal di pancia in casa PPD”. E la sconfitta non sorprende, per più fattori.

 

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